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Attanasio, dall’omicidio allo stop al processo: ecco come l’uccisione di un ambasciatore si è trasformata nell’ultimo mistero italiano

Sono trascorsi tre anni dal triplice omicidio dell’ambasciatore italiano in Repubblica Democratica del Congo, Luca Attanasio, del carabiniere Vittorio Iacovacci e dell’autista del Programma alimentare mondiale (Pam) Mustapha Milambo. Tre anni e già c’è il rischio di essere di fronte all’ennesimo mistero irrisolto della Repubblica italiana. Eppure, parte delle istituzioni e dell’opinione pubblica non sembrano così interessate dall’uccisione di un ambasciatore in uno Stato estero nel pieno esercizio delle sue funzioni istituzionali.

Si tratta di un anniversario amaro per i familiari delle vittime e per chi ha sostenuto la ricerca di verità e giustizia. È di pochi giorni fa la decisione di non luogo a procedere della Gup del tribunale di Roma nei confronti di uno dei funzionari del Pam imputati, Rocco Leone, mentre l’altro, Mansour Rwagaza, risulta ancora irreperibile. Motivo: “Difetto di giurisdizione”. Ai due è stata riconosciuta l’immunità prevista per i dipendenti delle organizzazioni Onu. Ad oggi, nessuno risponderà in Italia di quanto è accaduto, a meno che il ricorso già annunciato dalla Procura della Repubblica non ottenga esito positivo. Ecco come, in soli tre anni, l’omicidio all’estero di due servitori dello Stato rischia di essere archiviato definitivamente senza che venga riconosciuta alcuna responsabilità.

19-21 FEBBRAIO 2021, IL VIAGGIO– Attanasio e Iacovacci si trovavano nel Nord Kivu da pochi giorni. Il loro viaggio era stato organizzato dal Pam con un volo UNHASS dalla capitale Kinshasa a Goma, capoluogo del Nord Kivu. Con loro viaggiavano il vicepresidente del Pam in Rdc, l’italiano Rocco Leone, e il console Alfredo Russo. Da lì, il giorno seguente, i quattro, con altri dipendenti del Pam, erano partiti con due veicoli alla volta di Bukavu, capoluogo del Sud Kivu. Il 21 febbraio incontrano la comunità italiana che risiede a Goma al ristorante Mediterraneo, dove Attanasio parla pubblicamente del programma del giorno dopo e del viaggio a Rutshuru.

IL SEQUESTRO E L’UCCISIONE – La mattina del 22, attorno alle 9, il medesimo convoglio di due auto non blindate parte da Goma e imbocca la Route Nationale 2 in direzione nord. Attorno alle 10.15, il convoglio viene fermato da uomini armati: siamo all’altezza del villaggio di Kibumba, nella località chiamata Trois Antennes. L’autista della prima vettura, Milambo, viene freddato immediatamente. Gli altri sei presenti sono costretti a scendere dalle auto e a seguire gli assalitori che li portano proprio verso le tre antenne, fra l’erba alta e il terreno sconnesso. A questo punto, secondo la ricostruzione ufficiale dei fatti, un gruppo di ranger del parco – sentiti gli spari – interviene e nasce un conflitto a fuoco. Attanasio e Iacovacci vengono colpiti dai proiettili, probabilmente si tratta di un’esecuzione. Il Carabiniere morirà poco dopo, mentre Attanasio, già gravissimo, spirerà appena giunto all’ospedale Monusco, la missione Onu in Rd Congo, di Goma. Illesi tutti gli altri membri del convoglio.

I DOCUMENTI – Tra le prime scoperte dei pm di Roma titolari delle indagini emerge che nelle ore precedenti la partenza, la presenza su quel convoglio dell’ambasciatore e del carabiniere scelto non erano state segnalate nel documento di viaggio ufficiale. File necessario per muoversi in questa zona particolarmente a rischio. Questa omissione ha permesso che il convoglio potesse partire senza scorta e autoblindo. Di questa mancanza erano stati accusati i due funzionari del Pam Rocco Leone e Mustapha Milambo.

26 FEBBRAIO 2021, “LO HANNO TRADITO” – In un’intervista, nel giorno dei funerali di Stato per il diplomatico e il carabiniere Vittorio Iacovacci, Zakia Seddiki, moglie del diplomatico ucciso, ripercorre le ore precedenti alla partenza del marito per la missione con il World Food Programme. Poi, spiegando che saranno le indagini a fare chiarezza, solleva il sospetto che qualcuno intorno a lui possa aver fornito informazioni sui suoi movimenti.

5 MARZO 2021, UN ALTRO OMICIDIO – Una settimana dopo, sulla stessa strada, solo un po’ più a nord, viene ucciso il magistrato militare di Rutshuru. Era di ritorno da Goma e, secondo alcune fonti, era andato a riferire agli inquirenti del capoluogo informazioni utili sull’agguato della settimana precedente, pur non essendo lui il titolare dell’indagine. Ma anche su questo fatto è calato il silenzio.

MAGGIO 2021, I PRIMI ARRESTI – Una prima svolta arriva nel maggio 2021, quando le autorità congolesi annunciano l’arresto di due uomini sospettati di essere parte del commando. Da due, gli arrestati diventano sei. In breve tempo vengono trasferiti da Goma a Kinshasa. Manca all’appello “Aspirant”, quello che è considerato la mente dell’agguato e che alcune fonti davano in fuga in Uganda. Da quello che si è appreso, nessuno lo ha mai cercato.

FEBBRAIO 2022, CHIUSURA INDAGINI IN ITALIA – A inizio febbraio, pochi giorni dopo l’annuncio degli arresti in Congo e a pochi giorni dal primo anniversario della tragedia, la Procura di Roma chiudeva le indagini italiane e inviava due avvisi di garanzia a Rocco Leone e Mansour Rwagaza, accusati di omesse cautele e omicidio colposo.

APRILE 2022, IL NUOVO AMBASCIATORE – Dopo 14 mesi di vuoto, il ministero degli Esteri italiano invia Alberto Petrangeli a Kinshasa come nuovo ambasciatore italiano.

LUGLIO 2022, I ROS A KINSHASA – Due le rogatorie che nel frattempo erano state inviate alle autorità congolesi per avere accesso ai materiali d’indagine e per poter inviare i Ros sul posto. Dopo mesi di impasse, da Kinshasa era giunto l’ok e nel luglio 2022 i Ros sono potuti tornare in Congo, ma anche questa volta, come avvenuto nei giorni successivi agli omicidi, si sono potuti recare solo nella capitale: i luoghi dell’agguato non sono mai stati visionati, mai viste le auto coinvolte nell’agguato, mai sentiti i testimoni diretti presenti sulla Route Nationale 2 quella mattina. In compenso, il viaggio a Kinshasa ha permesso loro di acquisire la documentazione delle indagini congolesi e soprattutto di interrogare i cinque sospettati, in carcere da gennaio.

OTTOBRE 2022, PROCESSO IN CONGO – A Kinshasa parte il processo, nell’ottobre 2022, che si conclude qualche mese dopo, nell’aprile 2023, con la condanna a morte dei sei imputati (di cui uno in contumacia): pena commutata poi in ergastolo su richiesta della famiglia Attanasio e dello Stato italiano, che erano parte civile nel processo.

25 MAGGIO 2023, LE UDIENZE A ROMA – Iniziano le udienze preliminari a Roma. Nonostante gli appelli dei familiari e della società civile, a differenza di quanto fatto nel processo in Congo, lo Stato non si costituirà mai parte civile.

13 FEBBRAIO 2024, NON LUOGO A PROCEDERE – Di rinvio in rinvio e con le mai cessate pressioni da parte del Pam, il gup di Roma ha stabilito che Rocco Leone (la posizione di Rwagaza era nel frattempo stata stralciata perché risultava irreperibile) non è processabile perché coperto da immunità funzionale. La procura ha fatto ricorso, ma il fatto che lo Stato italiano non si sia costituito parte civile e che i funzionari della Farnesina chiamati a testimoniare abbiano sostanzialmente avallato la posizione del Pam non fa ben sperare.

Twitter: @simamafrica e @GianniRosini