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Stellantis rilancia sulla Cina mentre Mirafiori agonizza. Eppure Torino può ancora produrre

Stellantis rilancia sulla Cina: lo fa quando il governo minaccia di rivolgersi ad altri produttori, così come abbiamo chiesto per mesi e trasformato in impegno con un ordine del giorno alla Camera.

Ma la Cina è vicina e sarà lo stesso Tavares a portarcela. Ovviamente, si tratta di speculazioni.

Si parla, per Mirafiori, di 150 mila vetture elettriche a marchio Leapmotor, acquisito al 20% nel 2023, affiancate alla produzione della Cinquecento elettrica dal 2026. Sono le T3, delle utilitarie simili alla Panda. E si parla di far nascere Leapmotor International, controllata al 51% da Stellantis e al 49% da Leapmotor, con diritti esclusivi per le esportazioni e le vendite dei prodotti Leapmotor fuori dalla Cina.

In realtà, la “pista cinese” a Mirafiori viene evocata da almeno due mesi. In termini di alternativa.

Ovvio, perché la Cina è diventata leader globale nel settore dei veicoli elettrici. Tavares lo ammise al momento dell’acquisto delle quote: “l’offensiva cinese è visibile ovunque”, con veicoli elettrici a basso costo in Europa e nel mondo, ma “con questo accordo possiamo trarne vantaggio invece di esserne vittime”. Il 2026 però non è così vicino. È più lontano di quanto sembra, se si pensa ai due anni che ci separano da quel momento. Saranno altri due anni di cassa integrazione?

Insomma, noi non ci fidiamo. E perché mai?

Si è appena concluso il Tavolo su Torino. Di queste voci, di fatti concreti nemmeno l’ombra. Eppure “Stellantis valuta positivamente l’incontro a Torino, ribadendo il sostegno a iniziative chiave a Mirafiori nell’ambito del piano Dare Forward 2030, con l’obiettivo di trasformare il sito in un polo innovativo per la mobilità sostenibile entro il 2038”.

Peccato che Mirafiori agonizza da vent’anni, ed è appesa a un filo da dieci.

Anche se Montezemolo ha il coraggio di parlare di “silenzio” dei sindacati (chissà quali agenzie legge), da tempo immemore tante voci si sono levate per dire che servono nuovi modelli, assunzioni e la fine della cassa, per non arrivare all’eutanasia dello stabilimento. Che senza il rilancio di Mirafiori l’indotto sarà travolto.

Ancora oggi il Segretario generale e il Segretario nazionale della Fiom, Michele De Palma e Samuele Lodi, chiedono che le parole di Tavares su Pomigliano e Mirafiori si trasformino in atti concreti, ovvero “un accordo per investimenti in ricerca, progettazione e produzione con le missioni produttive per tutti gli stabilimenti in tempi chiari”, tramite un incontro con la Presidente del Consiglio e un confronto con le organizzazioni sindacali.

In assenza di tutto ciò, abbiamo detto sommessamente che, se l’azienda “nazionale” è avviata al disimpegno (e le produzioni algerine, marocchine, serbe, polacche lo dimostrano), serve un altro costruttore. Lo hanno detto per primi proprio i sindacati, che hanno chiarito di non nutrire nessun pregiudizio verso i produttori cinesi, purché rispettino le regole europee e italiane.

È uno sgarbo nei confronti di chi ha fatto tanto per il nostro Paese?

Secondo uno studio di Federcontribuenti, dal 1975 al 2012 Fiat ha ricevuto dallo Stato italiano 220 miliardi di euro per cassa integrazione, sviluppo industriale, sussidi, implementazione degli stabilimenti.

Su ciò che è successo dopo, con le varie fusioni, i numeri sono meno certi, ma sappiamo per esempio nel 2020 a Fca sono stati concessi 6,3 miliardi di linea di credito con garanzia Sace. Un prestito restituito sì, ma senza che i livelli di produzione tornassero mai a quelli precedenti la pandemia. Sappiamo anche che Stellantis produce in Francia un milione di auto e 15 modelli e quasi tutta la componentistica, mentre in Italia sono 400 mila auto e 7 modelli.

Ecco perché non ci fidiamo. In un Paese in cui una famiglia di imprenditori riverita e foraggiata non ha mostrato alcuna responsabilità sociale verso stabilimenti, intere città, la comunità nazionale tutta, l’autarchia deve finire.

Martedì 20 si è aperto a Torino il confronto tra le istituzioni locali, i sindacati, le associazioni di categoria e la casa automobilistica. Non è successo nulla ahinoi. Ma intanto è bene che questo tavolo e luogo di confronto si sia aperto come chiedevamo da mesi insieme ai
sindacati.

Certamente le auto a Mirafiori si possono ancora progettare e produrre dentro la transizione ecologica. Aspettiamo chiunque lo creda alla Marcia clima lavoro di sabato 24 febbraio, attorno al perimetro della fabbrica.