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Netanyahu rifiuta la proposta di Hamas: “La guerra finirà con la loro distruzione”. E ordina l’avanzata su Rafah. Blinken: “Non infiammare tensioni”

La guerra a Gaza finirà con “la distruzione totale di Hamas“. Così il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha risposto al piano per una tregua avanzato dal gruppo palestinese, che prevedeva tre fasi di cessate il fuoco da 45 giorni ciascuna, per poi arrivare alla definitiva conclusione del conflitto. “Siamo quasi vicini alla vittoria – ha detto Netanyahu – Se ci arrendiamo ad Hamas non solo non arriveremo al rilascio degli ostaggi, ma ad un secondo massacro. Il giorno dopo la guerra, sarà il giorno dopo Hamas“. Parole che si traducono immediatamente in un atto concreto: il premier israeliano infatti ha dato ordine all’esercito di avanzare verso Rafah, nel sud della Striscia, ad un passo dall’Egitto. Netanyahu ha sostenuto che “solo la pressione militare agisce per la liberazione degli ostaggi. I nostri soldati non sono caduti invano”. E ha ribadito che l’obiettivo è la “vittoria totale di Israele“. Un alto funzionario di Hamas, Sami Abu Zuhri, ha dichiarato che le affermazioni di Netanyahu dimostrano “una forma di spacconaggine politica, che indica la sua intenzione di portare avanti il conflitto”. Hamas è “pronto ad affrontare tutte le opzioni”, ha aggiunto Abu Zuhri, come riporta il Guardian. Il segretario di Stato Usa Antony Blinken afferma di aver messo in guardia il premier israeliano da azioni che “infiammano le tensioni”. Blinken ha incontrato Netanyahu prima della conferenza stampa e ha lo invitato a considerare i civili “prima di tutto” in qualsiasi operazione a Rafah.

Martedì era arrivato l’annuncio del premier del Qatar che aveva parlato di “una risposta positiva” da parte di Hamas rispetto a una possibile intesa con Israele. Ma fonti di Tel Aviv avevano già sottolineato che molte delle richieste della controproposta di Hamas “sono inaccettabili per Israele sotto ogni punto di vista”. L’ipotesi quindi era una nuova fase di negoziati per ammorbidire le pretese dei palestinesi. La conferenza stampa di Netanyahu invece chiude, almeno per il momento, ad ogni trattativa per trovare un nuovo accordo. Per il premier israeliano non c’è alternativa alla distruzione di Hamas e alla completa demilitarizzazione di Gaza: “Molti della Comunità internazionale ci hanno detto che non riusciremo, che è è stato un errore entrare nella Striscia, che non elimineremo Hamas senza uccidere migliaia di persone. Tutto quello che ci hanno detto che era impossibile – ha sostenuto Netanyahu – abbiamo invece mostrato che è possibile”. “Solo la vittoria totale – ha aggiunto – garantirà la sicurezza di Israele. Nel dopo Hamas ci sarà la smilitarizzazione della Striscia e il controllo civile non sarà affidato a chi istiga. Israele si riserva il diritto di entrare quando le necessità lo richiedono”.

Blinken a Tel Aviv – Non ha avuto successo la visita del segretario di Stato Usa Antony Blinken, arrivato in Israele per cercare di trovare una soluzione. Blinken ha incontrato Netanyahu (un incontro “lungo e approfondito” lo ha definito il premier) e altri vertici israeliani. “A Blinken ho detto che dobbiamo smilitarizzare completamente Gaza”, ha riferito Netanyahu. Non solo, il premier israeliano ha chiesto anche la sostituzione dell’Unrwa, l’Agenzia Onu per i rifugiati palestinesi. Inoltre, Blinken non ha potuto nemmeno incontrare privatamente il capo di stato maggiore israeliano, generale Herzi Halevy. L’incontro compariva nel programma della visita diffuso martedì da parte americana, ma è saltato. La ragione, sostiene Israel ha-Yom, è dovuta all’opposizione espressa dall’ufficio del premier Netanyahu. Una fonte politica, citata dal giornale, ha rilevato che nei rapporti diplomatici non è normale che un ministro straniero incontri un responsabile militare dell’altro Paese senza la presenza di un dirigente politico. “Israele non è una repubblica delle banane”, ha aggiunto la fonte. Blinken ha poi incontrato il ministro della difesa Yoav Gallant: “La risposta di Hamas è stata formulata in modo tale che Israele la respinga”, ha detto Gallant al segretario di Stato Usa, secondo quanto riferito dalla televisione pubbica Kan. E ha aggiunto: ”La loro posizione avrà come conseguenza la prosecuzione della guerra, le nostre forze raggiungeranno presto altre località a Gaza”.

Le proposte di Hamas – Quattro mesi e mezzo di cessate il fuoco. Tre fasi, da 45 giorni ciascuna, per un totale di 135 giorni senza combattimenti con l’obiettivo di trovare un accordo per la definitiva conclusione della guerra. Questo il piano di Hamas per l’intesa con Israele. Secondo quanto riferisce la Reuters che ha visionato la bozza della risposta di Hamas alla proposta inviata la settimana scorsa da Qatar ed Egitto, la prima fase prevede la liberazione di donne, anziani, malati e maschi sotto i 19 anni in cambio di donne e minori palestinesi detenuti. La seconda fase, invece, lo scambio degli altri uomini con altri detenuti e il ritiro dei soldati israeliani da Gaza. La terza, infine, la restituzione dei corpi. Hamas chiede anche aiuti e l’avvio della ricostruzione della Striscia. Hamas, aggiunge sempre la Reuters, dichiara anche di volere in tutto il rilascio di 1.500 detenuti palestinesi dalle carceri israeliane, un terzo dei quali tra coloro condannati all’ergastolo. Entro la fine della terza fase, inoltre, Hamas si aspetta che le parti abbiano raggiunto un accordo sulla fine della guerra. Nelle richieste avanzate da Hamas c’è anche quella di impedire l’ingresso degli ebrei alla Spianata delle moschee (il Monte del Tempio per l’ebraismo). Lo ha riferito la tv Kan secondo cui Hamas ha anche domandato la costruzione di decine di migliaia di prefabbricati nella Striscia, l’autorizzazione del ritorno degli sfollati palestinesi nel nord di Gaza e l’ingresso di 500 camion di aiuti al giorno oltre a combustibile e energia elettrica.

Netanyahu: “Vittoria totale questione di mesi” – Per tutto il giorno televisioni e quotidiani israeliani si sono sbilanciati sulle possibile risposte di Tel Aviv al piando di Hamas, ipotizzando tra le opzioni anche un nuovo negoziato o un cessate il fuoco transitorio. Invece da parte di Netanyahu è arrivata una chiusura totale. Anzi, il premier ha ordinato all’esercito di avanzare ancora, nella convinzione che “la maggiore pressione militare aumenterà la possibilità della loro liberazione”. Netanyahu ha promesso una “vittoria schiacciante” su Hamas. “Siamo sulla strada di una vittoria completa. La vittoria è a portata di mano”, ha affermato in conferenza stampa, prevedendo che la vittoria sarà “questione di mesi” e non di anni. Gli obiettivi della guerra, ha ribadito, sono “distruggere Hamas, riportare a casa gli ostaggi e assicurare che Hamas non sia più una minaccia per Israele”. Netanyahu ha lodato i risultati “senza precedenti” ottenuti dall’esercito a Gaza, annunciando che, dopo Khan Yunis, le Idf sono pronte a combattere anche a Rafah. “Continueremo fino alla fine, non c’è altra soluzione diversa da una vittoria completa” e sarà “una vittoria per tutto il mondo libero”. Quanto al futuro di Gaza, “il giorno dopo è il giorno senza Hamas”, ha dichiarato Netanyahu, sottolineando appunto di volere che la Striscia sia demilitarizzata.