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Se tu fossi a capo di Israele, che risposta militare daresti ad Hamas?

Questa domanda ci viene posta dai sostenitori del governo israeliano continuamente.

Il 23 ottobre, a Quarta Repubblica, programma condotto da Nicola Porro, mi è stata ripetutamente posta questa domanda e io ho risposto. Ma hanno fatto finta di non sentire. Il giorno dopo Libero titolava: Hamas, Paolo Mieli inchioda Jacopo Fo: “Tu cos’avresti fatto?”. Lui balbetta.

Io invece avevo risposto molto chiaramente. spiegando che di fronte agli orribili massacri perpetrati da Hamas la risposta militare del governo israeliano è militarmente sbagliata perché non va a colpire i responsabili e i mandanti del massacro del 7 ottobre (più di 1200 persone assassinate, per lo più civili, secondo gli ultimi dati ufficiali israeliani; tra queste più di 30 bambini e il rapimento di più di 240 cittadini israeliani).

I pacifisti a questa domanda rispondono generalmente e giustamente che il governo israeliano potrebbe recidere le radici del terrorismo palestinese: smettere di occupare i Territori palestinesi, smettere di autorizzare nuove colonie israeliane su questi territori, impedire le incursioni omicide dei coloni contro i palestinesi e aprire una trattative seria, riconoscendo ai palestinesi tutti i diritti finora negati, compreso un indennizzo per i circa 800mila palestinesi che sono stati cacciati ed espropriati delle loro case e delle loro terre.

Ma da questo orecchio i sostenitori di Netanyahu non ci sentono.

Alcuni riconoscono che Israele è stata creata con un’ingiusta deportazione etnica ma, arrivati a questo punto della violenza palestinese, la trattativa non è possibile, Israele deve innanzitutto distruggere Hamas e mettere in sicurezza il popolo israeliano, poi si potrà trattare.

Quindi la prima più ovvia risposta alla domanda: “Casa faresti tu se fossi il capo di Israele” non viene accettata perché giudicata elusiva.

Ma io non ho risposto a Porro solo sulla questione globale delle cause all’origini della violenza palestinese che vanno rimosse. Il che non vuol dire, ribadisco, sostenere la violenza palestinese ma capirne l’origine.

Ho anche risposto sul piano militare immediato. E non si tratta di una mia fantasia, ma di una strategia che in passato l’esercito israeliano ha praticato con successo. In alcune situazioni infatti l’esercito non ha colpito indiscriminatamente i palestinesi. Governanti meno estremisti di Netanyahu hanno scelto di praticare una violenza selettiva, che io non giustifico ma che è stata una reazione ben diversa dai crimini di guerra contro i civili che stanno dilaniando il popolo palestinese. Israele quindi potrebbe colpire i capi di Hamas e non la popolazione palestinese.

I governati israeliani in alcuni momenti avevano capito che ammazzare donne e bambini porta solo ad aumentare il numero di estremisti palestinesi. Ed è utile ricordare che il dominio di Hamas su Gaza è uno degli effetti della scellerata Operazione Piombo Fuso, che causò più di mille morti tra i palestinesi, in gran parte civili e bambini. Approfittando di questo massacro Hamas assassinò numerosi leader palestinesi moderati e poi vinse le elezioni a Gaza.

Più volte la scelta militare israeliana è stata quella di assassinare in modo selettivo i responsabili di atti terroristici, andando a cercarli uno per uno. Da questo punto di vista il Mossad ha una grande esperienza, ad esempio l’Operazione Ira di Dio: a seguito dell’attacco terroristico di Settembre Nero, durante le Olimpiadi si Monaco, 1972, portò all’eliminazione di quasi tutti gli ideatori e gli esecutori del sequestro e dell’assassinio degli sportivi israeliani.

Dal punto di vista della decisione di punire i responsabili della strage del 7 ottobre 2023, sbandierata dal governo di Netanyahu, bombardare in modo indiscriminato il popolo palestinese è un’azione insensata oltre che criminale.

Chi può credere che i vertici di Hamas siano ancora a Gaza ad aspettare di essere ammazzati?

Di sicuro sappiamo che Ismail Haniyeh, indicato come il capo di Hamas, è in Iran dove ha pubblicamente incontrato Il ministro degli Esteri Hossein Amirabdollahian, come riferisce l’agenzia di stampa iraniana Irna.

La verità dei fatti è che il governo israeliano ha deciso di colpire la popolazione credendo che massacrare migliaia di persone possa indurre i palestinesi a rivoltarsi contro Hamas. A oggi è impossibile fare la conta dei morti. Ma sicuramente almeno 11mila persone sono state assassinate, di queste 4600 erano bambini e i dispersi sono parecchie migliaia.

Non stanno distruggendo Hamas, stanno generando una rabbia che rafforza Hamas.