Cultura

Teatro San Carlo: va in scena la Prima dell’Ultima. Raggiante il sovrintendente Lissner. Giustizia è stata fatta

Mais Oui, je sui Stéphane et je reste. Alla guida del Massimo napoletano, come da contratto. Come da ultima vertenza del Tribunale di Napoli. Ricorso bocciato. Lissner ha vinto anche il secondo round e al rivale Fuortes non resta che scendere dal ring. E adesso lasciamo lavorare il Sovrintendente, al quale è stato appena conferito il Premio Internazionale come miglior Manager 2023, una sorta di Oscar alla carriera: sindacati da tenere a bada, precari che scalpitano e sciopero nazionale che ha fatto saltare l’attesissima Prima di Maometto Secondo del 25 ottobre. Ma soprattutto lasciamolo lavorare al prossimo cartellone che si annuncia di straordinaria ricchezza. E lasciamo lavorare anche il New York Times che titolava a tutta pagina “An Operatic Mess”, melodramma in 3 atti”. Il più prestigioso quotidiano al mondo di certo non avrà gradito l’ultima esternazione di madame Sting, Trudie Styler: “New York è finita. Preferisco Napoli”. Visto che ci ha girato il suo documentario: “Posso entrare. An Ode to Naples”.

E si alza il sipario sulla Prima di Maometto Secondo, di Giacomo Rossini. Un capolavoro dimenticato. Un ritorno a casa, dopo 200 anni di attesa. Rossini nel 1820 era il direttore artistico del San Carlo. A rileggere il dramma in due atti il caleidoscopico regista spagnolo Calixto Bieito e le sue visioni ad alta tensione portano direttamente al centro del dramma e dei conflitti dei nostri giorni: assedio, due nazioni in guerra, conflitti di religione e l’inerme popolazione di civili a pagarne le conseguenze.

La scenografia è da effetto shock con vago rimando all’artista Anselm Kiefer bambini/bambolotti, impiccati, appesi a strutture militari cangianti al neon le mamme dondolano passeggini vuoti e imbrattano i visi dei militari con il sangue dei vinti. Fino al tragico epilogo. Il dolore muto di chi assiste, una volta calato il sipario, si trasforma in indifferenza. Le guerre in corso appartengono a un “altrove” lontano da noi. Titoli di giornali che scorrono velocemente.