Politica

L’Anm a sostegno della giudice di Catania: “Da governo e maggioranza parole preoccupanti”

“Le dichiarazioni espresse da esponenti del governo e della maggioranza parlamentare a commento della non convalida di provvedimenti di trattenimento esprimono una preoccupante visione delle prerogative di verifica di legalità esclusivamente attribuite alla magistratura e ne minano l’indipendenza e l’autonomia“. Così, dopo 24 ore di silenzio, la giunta esecutiva centrale dell’Anm (Associazione nazionale magistrati, l’organismo di rappresentanza di giudici e pm) interviene con un comunicato sull’offensiva politico-mediatica in corso nei confronti di Iolanda Apostolico, la giudice di Catania che ha disapplicato il decreto Cutro sull’immigrazione. Contro di lei si sono scagliati i massimi esponenti del governo: la premier Giorgia Meloni l’ha accusata di voler favorire l’immigrazione illegale, mentre il suo vice, il leader leghista Matteo Salvini, l’ha tacciata di malafede per alcuni vecchi post sui social in cui mostrava simpatie progressiste.

L’associazione presieduta da Giuseppe Santalucia esprime “sostegno” alla collega ricordando alcuni principi “da ritenersi basilari in ogni moderna democrazia liberale“: “Il controllo giurisdizionale sui provvedimenti che limitano la libertà personale è principio costituzionalmente garantito e patrimonio irrinunciabile di uno Stato di diritto” e “l’esercizio della giurisdizione è compito primario della magistratura ed è indifferente a qualunque logica di conflitto tra istituzioni“. La critica ai provvedimenti giudiziari “deve potersi muovere nel perimetro del rispetto reciproco delle istituzioni e delle rispettive prerogative, mentre la loro eventuale censura non può che passare attraverso i rimedi approntati dall’ordinamento”, cioè le impugnazioni. Martedì mattina 13 membri togati del Consiglio superiore della magistratura (con la sola esclusione del gruppo conservatore di Magistratura indipendente) hanno depositato al Comitato di presidenza la richiesta di apertura di una pratica a tutela della giudice.