Politica

Salvini e le giravolte sul condono edilizio: ieri “fortemente contrario”, oggi a favore “con coraggio”

A confondere le idee basterebbe una ricerca su Google, che sul rapporto tra Matteo Salvini e i condoni edilizi restituisce risultati che a dir poco si contraddicono. E se oggi propone di risolvere i problemi di bilancio del Paese con la sanatoria delle “piccole irregolarità”, nel 2018 la parola d’ordine era ben altra: “Dico no, dico fortemente no, a ogni ipotesi di condono per abusi edilizi”. Anzi, sul tema cercò addirittura lo scontro con l’allora alleato di governo, il Movimento 5 stelle di Di Maio e Conte, rei di voler introdurre un condono per gli immobili terremotati di Ischia, colpiti l’anno prima dal sisma. Da vedere se il ritrovato amore per la sanatoria edilizia troverà sponde nel governo di Giorgia Meloni che, almeno a parole, si professa contraria: “Noi condoni non ne facciamo”.

Chiudendo il suo intervento alla 33ma edizione del convegno di Confedilizia a Piacenza, il leader della Lega ha rispolverato una vecchia passione, quella di risolvere i problemi di cassa con un bel condono edilizio. Ecco l’idea: “Ci sono problemi di bilancio? Ci sono alcune centinaia di migliaia di piccole irregolarità architettoniche, edilizie e urbanistiche che stanno intasando gli uffici tecnici dei comuni? Sì. Non sarebbe più saggio per quelle di piccole entità andare a sanare tutto quanto, lo Stato incassa e i cittadini tornano nella disponibilità piena del proprio bene?”. E conclude: “Penso che sia un ragionamento sul quale bisogna andare con coraggio fino in fondo”. Per il coraggio, vedremo. Quanto alla faccia tosta, ce n’è abbastanza per reggere il confronto con altre dichiarazioni e infischiarsene della palese contraddizione.

Nel febbraio del 2018, commentando la proposta di Silvio Berlusconi di un condono edilizio a beneficio della flat tax, Salvini si dichiarava fortemente contrario a ogni ipotesi di condono edilizio: “Il nostro territorio è già troppo cementificato, occorre abbattere tutte le costruzioni abusive, a partire dalle zone più a rischio”. Pochi mesi più tardi, vicepresidente del Consiglio nel governo giallo-verde, la colomba bianca prendeva le distanze dal decreto Genova, reo di voler introdurre un condono per gli abusi degli immobili terremotati di Ischia, colpita dal sisma l’anno precedente, il 2017. “Il condono Ischia non è bel segnale“, dichiarava Salvini a ottobre 2018. Una trattativa come un’altra, s’intende: “Se salta la pace fiscale – aggiungeva – saltano anche la sanatoria per Ischia e l’Rc Auto”.

E infatti, appena un paio d’anni più tardi, era già pronto a una nuova capriola. Eravamo a novembre del 2020, in piena pandemia, e proprio come oggi la Lega rincorreva Fratelli d’Italia nei sondaggi. Ospite di Bruno Vesta a Porta a Porta, Salvini passava in rassegna emergenze e priorità del Paese. Ed ecco il colpo di genio: “Condono è una brutta parola in tempi di pace, ma in tempi di guerra penso che una soluzione di tutte le controversie vada trovata: condono edilizio, fiscale, tombale. C’è bisogno di fare emergere, fatti salvi gli illeciti penali, tutto quello che è nascosto, perché l’Italia ha bisogno di recuperare questi soldi”. E ammoniva: “Altrimenti dopo il virus ci sarà la fame che rischia di essere anche peggio”.

Che sia un avvertimento a Meloni da parte del più inquieto dei suoi alleati? Salvini mette in guardia il Paese: son tornati i tempi duri. Tanto da giustificare l’estremo rimedio del condono per gli abusi edilizi? La risposta di Meloni non tarderà. Non che l’esecutivo sia vergine: l’ultima manovra conta una sfilza di condoni fiscali, dalla rottamazione quater alla salva-calcio, fino alla depenalizzazione introdotta nel decreto bollette di marzo. Fresca di ieri è poi la sanatoria su scontrini e ricevute in favore di autonomi e commercianti. Ma almeno finora la premier ha sempre negato, respingendo l’accusa di aver dissimulato condoni fiscali: “Si è fatta molta confusione, noi i condoni non li facciamo”. Ecco, adesso a fare confusione è il suo principale alleato.