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Nuovo scontro Lega-Forza Italia, Tajani: “Le Pen a Pontida? Il governo non c’entra. Con gli slogan su migranti non si va da nessuna parte”

Per il leader della Lega “il governo è unito” anche sulla questione migranti, ma tra Matteo Salvini e Antonio Tajani continua il botta e risposta a distanza sulle strategie da adottare e, in particolare, sull’alleanza a livello europeo con Rassemblement National di Marine Le Pen auspicata dal capo del Carroccio. Dopo che sabato proprio Salvini aveva implicitamente accusato Forza Italia di voler “governare con i Socialisti”, in vista delle prossime elezioni europee, oggi a rispondere è l’altro vicepresidente del Consiglio: “Le Pen a Pontida? Il governo non c’entra. Sui migranti basta fare a gara a chi la spara più grossa“.

Il fondatore di Forza Italia, arrivato al Consolato italiano a New York alla vigilia dell’assemblea generale delle Nazioni Unite alla quale prenderà parte, è stato avvicinato dai cronisti che gli hanno chiesto un commento sull’attacco di domenica sferrato da Salvini. E le sue parole non hanno certo contribuito a gettare acqua sul fuoco, sottolineando invece la frattura interna al governo tra Forza Italia e Lega, con Meloni chiamata a gestire le frizioni tra i due partner di governo. Ed è partito dalla presenza di Le Pen a Pontida che ha creato malumori non solo all’interno dell’esecutivo, ma anche nell’ala autonomista del Carroccio: “La Lega è libera di fare ciò che vuole – ha detto Tajani – La linea politica la dà il presidente del Consiglio, mentre la linea di politica estera la attua il ministro degli Esteri, che in questo caso è anche vicepremier. Per quanto mi riguarda noi siamo europeisti convinti e anche federalisti”. E a La Stampa sottolinea che la posizione della premier Giorgia Meloni è al momento più vicina a quella di Forza Italia che a quella della Lega: “Tutti sanno come la penso. Ognuno invita chi vuole a casa propria e ognuno ha le sue idee e le sue strategie. Vedo però che Meloni a Lampedusa ha parlato di Onu e di Europa. Ha le idee chiare e con me parla perché sono ministro degli Esteri”.

L’altro episodio del contrattacco a Salvini si consuma sulle colonne di Repubblica alla quale Tajani ha rilasciato un’intervista. E il tema al centro del colloquio è quello degli sbarchi a Lampedusa: “La situazione è esplosiva, anzi è già esplosa – ha dichiarato – Parlerò del problema dell’immigrazione alle Nazioni Unite. Lo farà anche Meloni. Ma ancora prima incontrerò Metsola. Si sta muovendo qualcosa, anche in Europa”. E dopo queste parole passa a criticare la strategia della Lega: “Rischiamo un esodo biblico. Non è questione di ordine pubblico ed è inutile fare interventi tampone. Lo devono comprendere tutti, anche in Italia. Serve la via diplomatica. Il resto sono slogan che non offrono risultati. Io mi chiamo Tajani, non Salvini. E dico queste cose da dieci anni. Le Pen è in crescita, Salvini non so. Non bisogna tanto preoccuparsi delle elezioni europee, ma di risolvere i problemi. La campagna elettorale altrimenti diventa una gara a chi la spara più grossa“.

Infine, il vicepremier passa a suggerire alcuni interventi strutturali in Africa per contenere il fenomeno delle partenze: “Le risoluzioni Onu sono importanti ma servono iniziative concrete, io penso per esempio che si potrebbero allargare i campi di accoglienza Unhcr per le donne che fuggono e le famiglie che sono in difficoltà, coloro che sono fermi nel deserto e rischiano di morire”.