Società

Napoli non deve cambiare o forse sì, perché l’addio al pino marittimo è inevitabile

“Non ti muovere altrimenti sei morto. Traditore. Perché dici che Napoli deve cambiare. Napoli non deve cambiare. Ma perché non ti piace Napoli di una volta”? È il dialogo surreale (e significativo) fra il maniaco Funiculì Funiculà e Massimo Troisi nel film No grazie, il caffè mi rende nervoso. Uno spezzone di una pellicola di 41 anni fa che torna improvvisamente di attualità e fotografa ciò che sta accadendo in città. Cambierà per sempre la rappresentazione tradizionale delle vedute di Napoli. Dopo oltre cento anni, infatti, scomparirà definitivamente il pino mediterraneo – parte iconica della celebratissima cartolina dal panorama mozzafiato – che si affaccia e sembra contemplare il Vesuvio e il Golfo di Napoli (Per la verità già da qualche anno è scomparso).

È vero, nell’era dell’intelligenza artificiale e del selfie, le cartoline non se ne mandano più, però quel recidere le radici è simbolicamente un voltare definitivamente pagina di un’epoca che non c’è più. È stato l’assessore al verde del Comune di Napoli, Vincenzo Santagada, nel corso di un’audizione nella Commissione consiliare Salute e Verde del Consiglio comunale ad illustrare e spiegare le ragioni di una trasformazione così importante che modificherà il paesaggio e non solo della terza città d’Italia. I pochi pini di Napoli, sopravvissuti negli anni, per la maggior parte sono già stati abbattuti colpa di un parassita ma anche per il serio rischio di crollo, saranno definitivamente sradicati e sostituiti con altri arbusti come platani, lecci e aceri campestri.

A contribuire alla decisione anche i tragici fatti di Terracina, dove cinque anni fa, una tromba d’aria devastò interi filari seminando morte e ingenti danni. A seguito di quel disastro molte amministrazioni pubbliche hanno deciso per l’abbattimento dei pini, ritenuti instabili e poco adatti alla piantumazione. Secondo gli esperti l’espansione e la crescita delle radici di questi arbusti non è compatibile con quelle che sono divenute oggi le strade urbane. Basta percorrere, infatti, le vie della collina di Posillipo da viale Virgilio, a via Boccaccio, passando per via Manzoni e via Tito Lucrezio Caro e constatare come il manto stradale è pericolosamente sollevato, spaccato e con avvallamenti profondi che rappresentano un pericolo per i pedoni ma anche per la circolazione di autobus, auto, moto e biciclette.

Se si considera il generalizzato aumento della forza del vento, della violenza e intensità delle precipitazioni piovose, si comprende l’enorme rischio che corrono i cittadini. Insomma, per attraversare la strada oppure uscire di casa si può rischiare di perdere la vita come tristemente è già accaduto. Senza dimenticare che a Napoli ogni temporale porta con se smottamenti e crolli. È la ‘città di cartone’ con un sistema fognario strutturalmente insufficiente, una edilizia in parte che non ha rispettato le regole e con noti e seri problemi di natura idrogeologici del territorio. Il taglio dei pini è già da tempo iniziato, il progressivo stravolgimento iconico culturale del paesaggio partenopeo è già realtà. Lo stesso Funicolì, Funicolà forse neppure se n’è accorto.

Per dirla tutta: ciò che potenzialmente si poteva fare per salvare i gloriosi pini non è stato fatto. Certo una manutenzione più puntuale, un nucleo di esperti dedicati che eseguiva controlli e nel tempo programmava interventi per contenere lo svilupparsi abnorme e invasivo delle radici quasi sicuramente avrebbe evitato il taglio totale degli storici arbusti. Chiacchiere inutili, sappiamo come i comuni d’Italia vivano anni difficili con i bilanci sempre in rosso, difficoltà contabili enormi tali da non consentire addirittura l’amministrazione corrente. La scelta di piantumare altri tipi di alberi sposa almeno due aspetti importanti: meno manutenzione e minori costi per l’amministrazione. Come ha annunciato il componente della giunta presieduta dal sindaco Gaetano Manfredi saranno investiti per ripiantumare gli alberi complessivamente 35milioni di euro. Una cifra enorme per una città che da anni è relegata in un grave stato di abbandono. Interventi destinati ad incidere e trasformare parte dell’aspetto della città.

Napoli cambia anche se Funiculì, Funiculà non sarà d’accordo. È l’alba di un nuovo paesaggio urbano che tutelerà maggiormente la biodiversità e garantirà maggiore sicurezza. Nuove cartoline, quindi, da spedire al mondo con una Napoli che celebra la sua bellezza, arte, cultura come del resto sognava con il suo grande talento Giovanbattista Cutolo, il 24enne musicista ucciso per futili motivi da un 17enne, una notte di agosto.

Foto: Giacomo Brogi (1822-1881), il pino visto dalla collina del Vomero