Società

Dieci anni di Social street: dobbiamo uscire dal torpore digitale e ricordare di essere umani

Dieci anni fa a Bologna creammo quello che fu definita una vera e propria innovazione, Social street. In un mondo sempre più virtuale, volevamo andare controcorrente, rimettere al centro le relazioni.

L’obiettivo non era quello di andare contro la tecnologia, bensì di sfruttarla per connettere le persone nel mondo reale. Il mezzo tecnologico serviva per abbattere la barriera della diffidenza, per connettere i vicini di casa nella vita reale. Sono trascorsi dieci anni da quell’esperimento e da allora la funzione dei social network è cambiata. La mission di Facebook era “bringing people closer together” e Social street utilizzava lo strumento proprio con quella finalità. Lo slogan era “dal virtuale, al reale, al virtuoso”. Unire i vicini di casa, creare relazioni sulla base dell’informalità organizzativa, era questa l’innovazione sociale e la sfida. Può una comunità a legami deboli, autogestirsi senza alcuna formalità organizzativa? Senza costituirsi in forma associativa, senza individuare una leadership, senza utilizzare fondi? Era solamente l’esempio di buon vicinato a guidare le social street e ad ispirarne la formazione in ogni parte del mondo.

L’esperimento è in parte riuscito. Era una sfida ardua e infatti non tutte le social street sono sopravvissute basandosi su queste dinamiche.

Facebook era nato con l’obiettivo di condivisione, connettere, mantenere in contatto amici, parenti, persone con le quali si aveva un certo tipo di legame che però vivevano lontano. Dieci anni fa ci ponemmo la seguente domanda, “perché connettere solo persone che abitano lontano quando possiamo creare relazioni reali basate sul vicinato?”.

Oggi i social network hanno cambiato mission. L’obiettivo è quello d’intrattenere l’utenza online in modo passivo. È stato TikTok per primo a cambiare l’approccio e a ruota tutti gli altri social network hanno seguito la tendenza. Basta osservare la timeline di qualsiasi piattaforma, i post degli “amici” sono sempre di meno e vengono messi in evidenza contenuti di altro tipo customizzati in funzione dell’utente. Ai social network interessa tenere la persona connessa online, non portarla nel mondo reale.

Alla luce di questa osservazione mi sono chiesto: se avessi creato le social street oggi, avrebbero avuto lo stesso successo? Probabilmente no. Ci sono sempre meno occasioni e necessità di relazionarsi con gli altri e l’essere umano si abitua facilmente a nuove dinamiche.

Per lo sviluppo di Social street, Facebook è stato determinante. Oggi con il medesimo strumento sarebbe stato complicato replicare il progetto. Seppur siano cambiate le dinamiche di funzionamento delle piattaforme, c’è anche chi ipotizza la fine dei social network o forse meglio definirli, social entertainment. Un articolo del 2022 pubblicato su The Altantic ipotizzava la fine dei social media proprio perché la mission iniziale veniva snaturata. Le piattaforme sono nate sempre con buoni propositi ma poi, per un motivo o per un altro, l’anima cambia e l’obiettivo è quello di portare gli utenti con loro. Facebook per mantenere gli utenti connessi alla pittaforma ha sviluppato Messenger, che in molti paesi del mondo è il sistema di messaggistica più utilizzato. Airbnb doveva aiutare a creare extra reddito per chi faceva fatica ad arrivare a fine mese affittando una stanza in più. Ora è un colosso multimiliardario che sta cambiando il volto delle città. Instagram era nato per condividere le fotografie, ora gli algoritmi scoraggiano questo tipo di contenuti a favore di reels e short video per inseguire il rivale TikTok. Twitter è imploso su se stesso. Insomma, ogni tipo di piattaforma ha traslato la mission originale con un unico scopo, mantenere le persone connesse online più tempo possibile. Secondo Forbes, l’obiettivo sembra essere raggiunto. Attualmente sono cinque miliardi le persone che utilizzano almeno un social media, più della metà della popolazione, e questo dato si stima arriverà a 5,85 miliardi nel 2027.

Quale futuro per le relazioni umane?

Mettendo insieme gli input che riceviamo ogni giorno potremmo pensare che le relazioni non siano più fondamentali ma ad un certo punto dovremo svegliarci da questo torpore digitale e ricordarci che siamo esseri umani. La Corea del Sud ha preso atto, forse troppo tardi, che i matrimoni sono in calo, che la natalità sta precipitando, che non esiste più interesse da parte dei giovani di cercare partner, presi dalle proprie vite divise tra contenuti digitali e lavoro. Così, come riportato dal New York Times, è lo Stato che prova a facilitare gli incontri in persona, niente Tinder, veri e propri appuntamenti al buio. Probabilmente questa notizia farà sorridere molti di voi ma è un chiaro indicatore di come i colossi del digitale possano influenzare e modellare per sempre i nostri comportamenti. Dobbiamo riabituarci alle relazioni e Social street serviva proprio a questo.

È complicato misurare l’impatto che le social street hanno avuto nel corso di questi dieci anni. Possiamo dire che ne sono nate oltre quattrocento, che ne fanno parte oltre trecento mila persone nel mondo, che il New York Times l’ha ritenuta “un’innovazione sociale”, ma quanto hanno migliorato la vita nelle città? Difficile da dire perché non si può quantificare l’importanza di un’amicizia nata tra vicini di casa. Facebook potrebbe anche non esistere più in futuro, ma le relazioni create rimarranno per sempre.