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Macron voleva un 14 luglio di “pacificazione”, invece blinderà la Francia: 45mila poliziotti per sedare le rivolte nelle banlieue

Non è la festa del 14 luglio che Emmanuel Macron si aspettava quando, circa tre mesi fa, mentre si spegnevano le proteste contro la riforma delle pensioni, diceva che avrebbe fatto il “bilancio dei 100 giorni di pacificazione” della Francia, affidando alla sua premier, Elisabeth Borne, la missione di pianificare una road map per rispondere al malessere della popolazione e riportare la serenità nel Paese, dopo mesi di cortei e scioperi, punteggiati da disordini e violenze. Ma con le recenti rivolte nelle banlieue non si può certo parlare della Francia come di un Paese “pacificato”.

Nel giorno che celebra la presa della Bastiglia, per definizione una rivoluzione, Macron, messo di fronte a una crisi sociale dopo l’altra (c’era stata anche quella dei Gilet Gialli), per ora si barrica nel silenzio. Il discorso “della pacificazione” è rinviato “ai prossimi giorni” e per evitare nuove rivolte nelle periferie il ministro dell’Interno, Gérard Darmanin, blinda le strade dispiegando 45mila poliziotti, le forze speciali del Raid e del GIGN, i droni, i blindati e gli elicotteri.

Una recente nota dei servizi segreti, resa pubblica da BFM Tv, ha rivelato che le autorità temono seriamente una nuova fiammata nelle periferie, esplose a fine giugno dopo la morte di Nahel, il ragazzo di 17 anni ucciso da un poliziotto durante un controllo stradale. Un video incastrava l’agente, mostrandolo puntare l’arma contro il giovane conducente al volante di un’auto sportiva. Il poliziotto è stato rapidamente indagato per omicidio ed è in detenzione. Ma non è bastato. Le periferie si sono infiammate al grido “Giustizia per Nahel”. Il bilancio delle sei notti di rivolte urbane è impressionante: secondo i dati del ministero dell’Interno, i fermati sono stati in tutto 3.651, per una media d’età di 17 anni. 380 persone, la maggior parte tra i 18 e i 22 anni, sono in prigione. Il 60% non aveva precedenti penali. Sono stati contati 5.662 veicoli bruciati, 1.313 edifici danneggiati, tra cui municipi, commissariati, scuole, e più di 11mila incendi nello spazio pubblico. Più di 700 agenti delle forze dell’ordine sono stati feriti. I danni sono stati stimati da France Assureurs ad almeno 650 milioni di euro.

Diversi specialisti ritengono che le rivolte dei giorni scorsi siano state più violente e più organizzate (in particolare via i social), dei “moti” del 2005, scoppiati dopo la morte, a Clichy-sous-Bois, di due ragazzini, Zyed e Bouna, che per sfuggire alla polizia si erano rifugiati in una cabina dell’alta tensione ed erano rimasti fulminati.

Parigi ha mantenuto i tradizionali fuochi d’artificio della Tour Eiffel. Ma per paura di nuovi disordini, diversi comuni, in particolare nelle banlieue, e anche a Nanterre, nel nord-ovest di Parigi, dove Nahel viveva con la mamma, hanno annullato gli spettacoli pirotecnici e i balli di piazza. Per Marine Le Pen, leader del Rassemblement National, il partito dell’estrema destra che galoppa sulla scia delle rivolte, rinunciare ai fuochi equivale per i comuni ad “ammettere di aver perso totalmente fiducia nello Stato”. Nella regione di Parigi, tram e bus si fermano alle 22. Il governo ha vietato per decreto la vendita e il trasporto dei fuochi d’artificio che sono stati ampiamente utilizzati nelle periferie per creare il caos nei quartieri. Finora la polizia ha sequestrato 15.000 mortai pirotecnici.

Da Vilnius, in Lituania, dove si è tenuto il summit della Nato, Macron ha promesso “il rispetto dell’ordine repubblicano” e che sarebbero stati tratti i dovuti insegnamenti da quanto è successo. Come ha fatto notare Le Figaro, di fronte alla rabbia delle banlieue Macron ha scelto la via dell’ordine, non dell’empatia. Ha richiamato alla responsabilità dei genitori e delle piattaforme social. Ieri, il guardasigilli Éric Dupond-Moretti, ha a sua volta assicurato una risposta “rapida, sistematica e ferma” a chi “si è messo in testa di rovinare la festa”.

È dunque a un clima sociale incerto che è appesa la festa e che si svolge con la tradizionale parata militare sugli Champs-Elysées, con ospite d’onore Narendra Modi, il premier indiano a Parigi per una visita ufficiale di due giorni che coincide con il 25esimo anniversario del partenariato strategico franco-indiano. Sono 240 i militari indiani che sfileranno sugli Champs-Elysées. In programma, una cena al Louvre con Macron, 200 invitati e una visita privata alla Gioconda. Secondo alcuni media francesi, questo viaggio – il quarto di Modi a Parigi dal 2015 – è l’occasione per annunciare l’accordo per la vendita di 26 aerei da guerra Rafale per portaerei e di tre sottomarini da parte di Parigi a New Delhi. Le Ong protestano perché ancora una volta gli interessi militari ed economici passano avanti ai diritti umani. Una nota dell’Eliseo indica che i due dirigenti discuteranno di cooperazione franco-indiana nella regione dell’Indo-Pacifico e di relazioni bilaterali nel settore strategico, culturale, scientifico, industriale. Nessun riferimento viene fatto all’autoritarismo del regime indiano e alla repressione dei musulmani indiani.