Diritti

I tanti Facci col tesserino da giornalista dovrebbero esibirsi al bar e non in Rai

È stupito Filippo Facci dall’onda di indignazione suscitata dall’articolo che ha firmato l’8 luglio su Libero “Dalla droga al risveglio, due versioni opposte” nel quale offende, con un gioco volgare di parole, la giovane donna che ha denunciato Leonardo La Russa per stupro. Come un pugile suonato che non si aspettava reazioni così forti da parte delle sue stesse colleghe, di politici, di associazioni, ha dichiarato “non scriverei più quella frase, non ha portato nulla di buono” e grida al complotto: “Sono un pretesto per attacare il governo. Le accuse della mia ex? Anch’io ho denunciato lei”, riferendosi all’ammonimento che ha ricevuto dal Questore di Milano dopo la denuncia di stalking da parte dell’ex compagna.

Non è la prima volta che il giornalista di Libero banalizza lo stupro, nega il femminicidio e denigra vittime di violenze sessuali oppure si dedica al body shaming nei confronti di attiviste o giornaliste. Il Fatto quotidiano ha ricordato alcune delle sue “perle”: nel 2018 commentando il risarcimento milionario ottenuto dall’americana Hope Cheston per aver subito violenza a 14 anni, scrisse “per quella cifra, a vent’anni, è lecito chiedersi quanti si farebbero derubare dell’infanzia non una, ma anche due, tre volte”; scoppia il caso Alberto Genovese, poi condannato a 8 anni per violenza sessuale e giù altre offese, “lo status di stuprata e di puttanella possono anche convivere”. E ancora, Greta Beccaglia in diretta viene molestata e lui la apostrofa questa volta su Twitter “se lei è una vittima di molestie io sono Topo Gigio”, eppoi naturalmente le offese a Michela Murgia. Bersaglio preferito degli odiatori.

Ora teme di perdere la striscia quotidiana che gli era stato promessa da settembre in Rai, prima del Tg2, “I Facci vostri” in qualità di commentatore politico. Un evento infausto per un uomo che si sente “ebbro di se stesso” ma auspicabile per la qualità del giornalismo italiano e non solo. Oggi la Rai deciderà. La televisione di Stato può premiare un giornalista che si dichiara orgogliosamente sessista? Può correre il rischio che continui a far propaganda di pregiudizi e di stereotipi sessisti? Può gratificare con un riconoscimento professionale chi non si è mai fatto scrupolo di scrivere parole umilianti contro vittime di violenza, esponendole alla vittimizzazione secondaria? La Rai ha un contratto di servizio che la impegna ad una comunicazione corretta che contrasti stereotipi. Il governo ha l’obbligo di rispettare convenzioni e carte che garantiscono un’informazione scevra da pregiudizi sessisti e discriminazioni perché il sessismo non è un’opinione ma una forma di violenza. I numerosi Facci italiani col tesserino da giornalista dovrebbero essere mandati ad esibire l’orgoglio machista tuttalpiù al bar sotto casa mentre sono ebbri di se stessi.

All’ordine dei giornalisti ora si chiede di far rispettare la Carta dei Doveri e l’articolo 5 bis “Rispetto delle differenze di genere: il giornalista presta attenzione ad evitare stereotipi di genere, espressioni e immagini lesive della dignità della persona; si attiene ad un linguaggio rispettoso, corretto e consapevole. Si attiene all’essenzialità della notizia e della continenza“.

Sono numerose le segnalazioni depositate al Consiglio di disciplina dell’ordine dei giornalisti della Lombardia. L’associazione GiUliA Giornaliste, le Commissioni pari opportunità della Finsi e dell’Ordine dei giornalisti hanno stigmatizzato l’articolo, il post e i tweet divulgati da Facci. “Non sono i toni ‘dissacranti e ironici’ – dichiarano – a turbare, ma la totale insensibilità su un problema che sconvolge le donne, tutte le donne, con un approccio disposto a violare ogni codice civile di rispetto”. Anche Differenza Donna, il network DonneXDiritti e l’associazione nazionale D.i.Re donne in rete, si sono espresse contro le parole di quell’articolo o hanno fatto segnalazioni per la violazione del codice deontologico.

Intanto Giorgia Meloni tace. Tace la prima donna arrivata alla presidenza del Consiglio. Tace sull’intervento inopportuno di Ignazio La Russa, tace sul sessismo e le volgarità di Vittorio Sgarbi e Morgan al Maxxi. Scrive Selvaggia Lucarelli che “l’avvento del governo Meloni è un po’ La notte del giudizio della destra, quel film in cui per una notte all’anno ogni crimine è reso legale, quello spazio temporale in cui tutto finalmente diventa lecito, in cui si possono dire o fare porcherie variopinte e intanto sapere che la si passerà liscia”. La femminista Alessandra Bocchetti lo aveva previsto: “Giorgia Meloni ha sfondato il tetto di cristallo ma i cocci ricadranno su tutte le donne”.

E già piovono cocci fatti di parole che tagliano e fanno male alle donne preannunciando un clima pessimo negli anni che verranno. Lo sdoganamento della rabbiosa reazione contro i diritti delle donne, degli immigrati e degli omosessuali, qualcosa che era già avvenuto nel ventennio berlusconiano ma questa volta con maggiore arroganza e violenza.

Nel frattempo, Giorgia Meloni, prima donna premier, tace.

@nadiesdaa