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Altre armi all’Ucraina (anche con i soldi Pnrr se serve), l’Eurocamera dà il via libera: la destra a favore, il M5s vota no, il Pd si spacca

Un plebiscito ha confermato in Europa il piano per fornire nuove armi all’Ucraina e per farlo, se necessario, anche con i soldi del Pnrr. Come da previsioni, la maggioranza del Parlamento Ue ha dato il suo via libera e il fronte italiano è andato in ordine sparso: a favore la destra, unici contrari i 5 stelle, mentre il Pd si è spaccato. Gli emendamenti dem che chiedevano di escludere l’uso del Pnrr, accolti e fatti propri dai Socialisti, sono stati bocciati. Ma nonostante questo, 8 eurodeputati della delegazione hanno votato a favore. Solo sei gli astenuti (di cui due hanno detto di aver sbagliato e che avrebbero votato a favore) e un contrario (Massimiliano Smeriglio). In totale i voti per la legge a sostegno della produzione di munizioni Ue (Asap) sono stati 446, solo 67 i contrari e 112 astenuti. Come previsto insomma, nessun dubbio per la maggioranza del Parlamento europeo: si continua a spingere per dare nuove armi al governo di Kiev. Grazie all’introduzione di misure specifiche, tra cui un finanziamento di 500 milioni di euro, l’Asap mira a potenziare la capacità produttiva dell’Ue per far fronte all’attuale carenza di munizioni, missili e loro componenti.

Il Pd spaccato: prima pone condizioni (respinte), poi vota a favore – In casa Pd, come da previsioni, è scoppiato il caos. Solo ieri la segretaria dem Elly Schlein si era esposta contro l’uso dei fondi per il Pnrr, ma poi a Bruxelles i suoi si sono schierati in maggioranza a favore. E nonostante la bocciatura degli emendamenti che loro stessi avevano presentato. Gli astenuti, al momento del voto, sono stati sei: Piero Bartolo, Camilla Laureti, Alessandra Moretti, Patrizia Toia e Achille Variati. Moretti e Toia hanno poi detto di essersi sbagliate e che avrebbero voluto votare a favore insieme agli altri otto colleghi: Brando Benifei, Mercedes Bresso, Beatrice Covassi, Paolo De Castro, Elisabetta Gualmini, Pina Picierno, Daniela Rondinelli, Irene Tinagli. Il capodelegazione Benifei, in una nota, ha deciso di attaccare la destra: “Smentendo quanto fatto trapelare da Palazzo Chigi”, si legge in un Tweet, “la destra italiana ha scelto oggi di non supportare i nostri emendamenti per escludere Pnrr e fondi coesione dalle risorse utilizzabili per la produzione di munizioni: confusione o malafede? Il governo chiarisca immediatamente”. Il responsabile Pnrr del partito, Alessandro Alfieri si è rivolto al ministro Raffaele Fitto: “E’ come sul Mes: noi chiediamo di ratificarlo, poi l’Italia non lo utilizzerà. Non è un caso che noi abbiamo votato contro l’uso dei fondi del Pnrr all’europarlamento” per le armi “Fdi e Fi invece hanno bocciato i nostri emendamenti. Chiediamo a Fitto di essere molto chiaro nel dire che i soldi del Pnrr vanno nei progetti originali e non in aiuti militari. Il governo deve prendere responsabilmente posizione, escludendo che si possano usare i fondi del Pnrr per quell’obiettivo”.

Il dem Bartolo si astiene e attacca anche i suoi: “Vergogna” – Tra i pochissimi dem a protestare, l’eurodeputato Pietro Bartolo: “In questo momento in cui anche la tenuta dei territori è a rischio, come dimostra l’alluvione in Emilia Romagna e Marche, votare a favore della proposta della Commissione che prevede di dirottare risorse del Pnrr o del Fondo di Coesione per la produzione di munizioni, è un delitto contro i nostri figli e contro i cittadini più fragili“, ha dichiarato. Bartolo ha votato in dissenso con il suo stesso gruppo. “Una scelta a cui non ho dato il mio assenso. Il Pnrr nasce come strumento di resilienza, per uno sviluppo sostenibile e duraturo dell’economia. Uno strumento di pace e non di guerra. Pnrr e Fondo di Coesione sono strumenti essenziali per la sostenibilità del nostro vivere comune e in pace. Da deputato europeo auspico dall’inizio del conflitto di essere chiamato a votare in Parlamento una proposta che parli di sforzi diplomatici, ma fino ad oggi non una parola è stata detta dall’Ue in questa direzione. Il sostegno all’Ucraina che da più di un anno subisce l’aggressione da parte della Russia di Putin in questa assurda guerra, non è in discussione ma non può passare solo dalle armi e deve essere accompagnata da uno sforzo comune per il cessate il fuoco e per la costruzione di condizioni di pace non solo in Ucraina”.

Contrario solo il M5s – Gli unici contrari tra gli italiani sono stati gli europarlamentari M5s, insieme ai Verdi Piernicola Pedicini e Rosa D’Amato. Astenuto l’ex M5s Giarrusso. “Il Movimento 5 Stelle si schiera con fermezza contro la guerra in Ucraina”, ha dichiarato in una nota l’europarlamentare 5 stelle Sabrina Pignedoli. “Respingiamo categoricamente l’idea di alimentare la macchina bellica: la priorità inderogabile dell’Unione europea, in questo momento, deve essere la promozione della diplomazia come unico mezzo per porre fine a questa follia distruttiva. Eppure, già in sede di voto sulla procedura accelerata il Parlamento europeo ha imboccato la direzione opposta, negando tra l’altro ogni possibilità di discutere estensivamente il testo e di intervenire sul regolamento stesso”. Una linea ribadita anche dalla capodelegazione M5s Tiziana Beghin: “L’approvazione al Parlamento europeo del regolamento a sostegno della produzione di armi getta una lunga ombra scura sull’Unione europea e sull’impegno per la promozione del processo di pace in Ucraina. Purtroppo, il nostro voto contrario non è servito a mettere un argine a questo provvedimento folle. Scegliere di finanziare l’economia bellica rappresenta un vero e proprio schiaffo al processo diplomatico: oggi ci allontaniamo ancor di più dal cessate il fuoco”.

I Verdi in Italia si associano al No – Solidali con chi si oppone anche i Verdi italiani. “L’Italia ha bisogno di cura per riparare le ferite sociali e ambientali che ha subito in questi ultimi anni”, ha detto il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Angelo Bonelli. “Per questo motivo considero inaccettabile destinare i fondi del Pnrr alla produzione di armi proprio in un momento in cui l’Italia deve affrontare ferite sociali ed ambientali gravissime. Dobbiamo concentrarci su questi problemi, non sulla produzione di armi. Il tutto in contrasto con l’art. 41 del Trattato, che vieta di usare fondi europei per il settore militare o della difesa. Storicamente, gli ‘investimenti strategici’ sono stati usati per finanziare gli armamenti, e attualmente assistiamo a un aumento vertiginoso della spesa per gli armamenti, anziché lavorare a una politica di difesa comune europea che riduca e ottimizzi tali spese. Trovo tutto ciò inaccettabile”.