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La riunificazione dell’Irlanda darebbe un contributo fondamentale a un’Europa più autonoma

Il Sinn Féin è la forza politica irlandese di sinistra attualmente maggioritaria sia nel Sud indipendente (Eire) che nel Nord assoggettato al dominio britannico (Ulster) e favorita anche alle prossime elezioni del 18 maggio. Le vittorie elettorali e politiche del Sinn Féin aprono la strada alla riunificazione dell’Irlanda, obiettivo di
portata storica e in ultima analisi ineluttabile.

La portata storica della riunificazione dell’Irlanda risulta evidente se solo si pone mente al fatto che essa costituirebbe una delle ultime tappe della liquidazione dell’Impero coloniale britannico, che è stata la principale Potenza mondiale per circa 130 anni (1815-1945), ma che già in precedenza si era espanso su tutto il globo terracqueo grazie all’indiscussa supremazia delle sue flotte civili e militari.

Il dominio britannico sul mondo non è stato per nulla contrassegnato dall’esportazione di democrazia e diritti umani. Al pari delle altre potenze coloniali europee, i britannici si sono al contrario resi responsabili di massacri restati impuniti e oppressione intollerabile. Basti pensare ai bombardamenti coi quali Winston Churchill, grande ammiratore di Mussolini e precursore dei Bush padre e figlio, tentò di piegare la resistenza degli iracheni e di impedirne senza successo l’indipendenza. Anche in Irlanda la storia della dominazione britannica è stata una storia di oppressione e di massacri. Basti pensare alla domenica di sangue del 30 gennaio 1972, quando militari britannici del Primo Reggimento dei paracadutisti aprirono il fuoco su di una manifestazione pacifica, causando almeno 14 vittime.

È anche per queste ragioni che appare del tutto sprovvista di credibilità l’arrogante pretesa delle potenze occidentali di portare i diritti umani nel resto del mondo e che la comunità internazionale appare sempre più riluttante a farsi coinvolgere in guerre insensate, che hanno come unico scopo di perpetuare il dominio di tali potenze sul pianeta. È questa la reale posta in gioco anche dell’attuale conflitto, nel quale il popolo ucraino viene usato come carne da macello. Capire tale elementare circostanza costituisce la precondizione per poter avanzare proposte che mirino ad affermare al tempo stesso l’indipendenza e sovranità dell’Ucraina e le ragioni della Russia sia rispetto alla propria sicurezza che ai diritti delle non trascurabili parti della popolazione ucraina che ad essa fanno riferimento, in un nuovo contesto internazionale caratterizzato da un governo multipolare e non più arroccato sulle asfittiche e antistoriche pretese dell’Occidente.

Al tempo stesso l’invasione russa ha suscitato i timori dei piccoli Stati e dei movimenti autonomisti che per comprensibili motivi sono ostili alla logica imperiale di potenza.
Il Sinn Féin denuncia senza mezzi termini le responsabilità della Russia, chiedendone il ritiro dall’Ucraina, ma la sua richiesta di pervenire alla riunificazione dell’Irlanda e quindi al compimento del diritto all’auto determinazione del popolo irlandese si pone in netta contraddizione coll’attuale governo britannico del conservatore Sunar, che costituisce il principale caposaldo della Nato in Europa. Non è un caso che il governo ferocemente antipopolare di Sunar, rampollo di una famiglia ricchissima e padrona di mezza India, sia oggi, insieme alla Polonia ultrareazionaria, il principale riferimento europeo di Giorgia Meloni, anche se ciò è ovviamente paradossale, dato che il Regno Unito non fa più parte da tempo dell’Unione europea. La particolare affinità tra Meloni e Sunar rappresenta un’ulteriore testimonianza del carattere esasperatamente atlantista del governo italiano attuale, disposto a qualsiasi cosa pur di assecondare le richieste di Washington, come dimostrato da ultimo dall’invio di una portaerei fin nei pressi della Cina, come elemento di pressione militare, sia pure in ultima analisi ridicola, nei confronti del governo di Pechino che più di ogni altro si sta oggi spendendo per la pace, in una situazione sempre più pericolosa e incontrollabile.

La riunificazione dell’Irlanda e l’auspicabile conquista dell’indipendenza da parte di Scozia e Galles costituiscono altrettanti passi avanti nella lotta contro l’imperialismo occidentale e per la ricostruzione di un’Europa che sia finalmente all’altezza delle aspirazioni dei suoi popoli in termini di pace, democrazia, diritti e salvaguardia del ruolo preminente del pubblico in economia. L’afasica e inconsistente Europa attualmente esistente, ridotta al ruolo di burattino di Stati Uniti, Nato e capitale finanziario internazionale deve lasciare il passo a un’Unione Europea di stampo pienamente diverso, consona alla nuova fase multipolare delle relazioni internazionali che si sta aprendo nonostante le resistenze delle Potenze Occidentali in declino, tra le quali la Gran Bretagna continua ad occupare un posto fondamentale.

Da molti punti di vista il progetto politico del Sinn Féin, contraddistinto sul piano internazionale da neutralità, pacifismo e sostegno dei popoli oppressi, tra i quali la Palestina, e su quello nazionale dalla promozione dei diritti sociali, costituisce quindi un contributo importante e significativo alla nuova Europa che dobbiamo costruire.