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Imperia, Schlein toglie il Pd dall’imbarazzo e punta sul commissario che aveva indagato Scajola: l’ex ministro di Berlusconi senza i simboli di FdI, Lega e FI

Un dirigente del Comune che scappa perché è “rischioso per la mia incolumità professionale occuparsi di bilancio col sindaco“; un comandante della Polizia locale che chiede e ottiene il trasferimento a Roma dopo aver denunciato “pressioni e ingerenze” da parte del primo cittadino e di alcuni assessori; mentre un’inchiesta su presunte tangenti relative ai lavori pubblici si è appena conclusa con l’iscrizione nel registro degli indagati di dieci persone. Imperia torna al voto con più di un’ombra che si allunga sulla riviera ponentina. La (non)notizia è che Claudio Scajola, sindaco uscente, cerca il quarto mandato (il primo negli anni Ottanta, il secondo nei Novanta); e non poteva che essere così, considerato che la città è una roccaforte “di famiglia”: fu amministrata anche dal padre Ferdinando (fondatore locale della Democrazia cristiana) e dal fratello Alessandro. La notizia, invece, è che rispetto a cinque anni fa c’è un candidato vero nello schieramento opposto: mentre nel 2018 fu una “questione privata” nel centrodestra, con Scajola che vinse al ballottaggio contro il candidato di Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia, questa volta il centrosinistra manda avanti un civico, Ivan Bracco. Che ha una particolarità: è commissario (in aspettativa) della Polizia postale e in passato ha indagato, in più di una circostanza, proprio l’ex ministro di Silvio Berlusconi.

CAOS CENTRODESTRA – Il centrodestra arriva solo apparentemente compatto al voto. A febbraio Fratelli d’Italia aveva annunciato in pompa magna la candidatura del colonnello dei carabinieri Luciano Zarbano, salvo fare un clamoroso dietrofront ad aprile. Del tipo: fermi tutti, stavamo scherzando, ora sosteniamo Scajola. Dietro l’addio a Zarbano c’è stato l’intervento della seconda carica dello Stato, Ignazio La Russa, contrario alla linea adottata dai dirigenti locali (e in buoni rapporti col sindaco uscente). Il colonnello è stato costretto a cambiare simbolo: da “Centrodestra per Imperia” a “Imperia senza padroni”. In città gli esponenti di FdI sono piuttosto freddi rispetto al cambio di rotta, e non è scontato che tutti i voti confluiscano su Scajola. Dal canto suo, l’ex pupillo di Berlusconi si presenta al voto senza i simboli dei tre principali partiti che lo sostengono ma con tre civiche.

CAOS CENTROSINISTRA – Se l’unità del centrodestra è soltanto sulla carta, va detto che il viaggio del centrosinistra, prima della scelta del candidato, è stato senz’altro travagliato. Bracco aveva annunciato la propria candidatura, con Imperia Rinasce, già lo scorso anno. Il Pd ha perso tempo per mesi, consumato dalle lotte intestine (mentre Bracco aveva fatto un passo di lato pur di garantire la compattezza della coalizione) finché la partita non è arrivata a Roma, sul tavolo della nuova segreteria. Elly Schlein – a sorpresa per i dirigenti locali, che puntavano su Laura Amoretti e Domenico Abbo – ha preferito far convergere il partito sul commissario di polizia. Bracco può così contare sul Pd (“col quale sto lavorando benissimo” dice, “abbiamo portato progetti nuovi per la città”), Sinistra italiana, Verdi e Imperia al Centro. Il Movimento 5 stelle, come cinque anni fa, corre da solo, proponendo Stefano Semeria.

IL VOTO E L’INCHIESTA – Stando ai sondaggi, Scajola non raggiunge il 50% dei voti ed è probabile che si andrà al ballottaggio. Ad avere un peso sulle intenzioni degli elettori ci potrebbe essere l’inchiesta su Edilcantieri: la Procura della Repubblica ha notificato gli avvisi di chiusura delle indagini, relative a presunte mazzette, a dieci persone. Sui giornali, però, sono stati pubblicati i verbali di alcuni dipendenti del Comune che stanno facendo luce sul rapporto tra la Giunta imperiese e la gestione della cosa pubblica. È il caso, come riportato da ImperiaPost, dell’ex dirigente Alessandro Natta, oggi a Savona, secondo cui “avrei dovuto certificare scelte contabili che per come venivano fatte mi avrebbero col tempo potuto creare dei problemi. Sono andato via non certamente per vigliaccheria o per incapacità, ma per la salvaguardia della mia incolumità professionale. Era rischioso occuparsi di bilancio con il sindaco Scajola“. O come il caso del comandante della Polizia locale, Aldo Bergaminelli, oggi a Roma, che ha raccontato di come “il sindaco mi ordinò di interrompere il controllo (a carico del meccanico Antonio Maiolino, ndr). Mi disse che siccome esisteva una sanatoria dovevo far rientrare i vigili, ma gli dissi che il controllo ormai era partito, lui mi sbatté il telefono in faccia. La sanatoria non esisteva”.

“Ciò che sta emergendo dalle indagini di polizia giudiziaria è gravissimo – commenta Bracco – addirittura l’assessore alla Viabilità (Antonio Gagliano, ndr) avrebbe pagato le multe ad alcuni cittadini allo scopo di tenerseli buoni in vista del voto. Durante la nostra campagna elettorale abbiamo denunciato le storture di questa amministrazione, che non è abituata a operare secondo le più basilari regole della trasparenza”. Per il candidato di Pd e sinistra “è inaccettabile che Scajola, condannato in primo grado per aver favorito la latitanza di un ‘ndranghetista, Amedeo Matacena, e ora sotto processo, possa correre per ricoprire questo incarico. Chi si macchia di questi reati non dovrebbe avvicinarsi alla pubblica amministrazione. Se passa questa linea, vuol dire che nel rappresentare lo Stato vale tutto. Per me il rispetto della legalità e della moralità sono fondamentali per la tenuta delle istituzioni”.

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