Economia Occulta

L’intelligenza artificiale non scende in piazza, non sciopera. E questo piace ai techno baroni

Pubblichiamo un estratto dal nuovo libro di Loretta Napoleoni “Techno-capitalism, the menace of AI and the fight to restore tomorrow”, Seven Stories Press, New York, 2024 [Copyright Seven Stories Press]

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Nel 2015 un gruppo di investitori tra cui Sam Altman, Greg Brockman, Wojciech Zaremba, Ilya Sutskever, John Schulman ed Elon Musk fonda OpenAI – Musk lascerà l’impresa nel 2018 non riuscendola a controllare. Altri investitori vintage dell’high tech come Peter Thiel, Reid Hoffman, Jessica Lingston e Oliver Grabias si uniscono al gruppo perché intuiscono il potenziale rivoluzionario e finanziario del prodotto su cui OpenAI sta lavorando, e cioè i Large Language Models (LLM), i grandi modelli linguistici. LLM sono infatti la replica tecnologica dell’attività del cervello umano perché scaturiscono da un sistema che riproduce l’architettura della ‘rete neurale’ umana.

Nel giro di pochi anni, l’intuizione dei padri fondatori dell’High Tech si rivela corretta. Alla fine del 2022 i primi LLM fanno la comparsa online e prendono letteralmente d’assalto il mondo non solo sulle piattaforme dei social media ma anche all’interno delle aziende e dei centri di istruzione.

Inizialmente OpenAI nasce come organizzazione no profit con l’obiettivo “umanitario” di sviluppare uno strumento di intelligenza artificiale sicuro e aperto per aumentare le potenzialità dell’uomo. Parole grosse e intenzioni nobili che pero’ svaniscono già nel 2019 quando l’azienda sigla una partnership con Microsoft e così facendo pone fine alla sua missione filantropica ed abbraccia la ricerca di grossi profitti.

Microsoft investe 1 miliardo di dollari nella nuova chatGPT di OpenAI, il chat box di intelligenza artificiale che viene lanciato ufficialmente alla fine del 2022. A gennaio del 2023 Microsoft investe altri 10 miliardi di dollari per garantire l’accesso esclusivo a GPT-4 il cui compito è alimentare il modello Microsoft Prometheus per Bing, il motore di ricerca di Microsoft. ChatGPT-4 non solo ha la capacità di rimpiazzare Google e aprire quel vasto campo di profitti per Microsoft, ha anche il potere di spazzare via centinaia di milioni di posti di lavoro sostituendo il personale con l’intelligenza artificiale e, in un futuro non lontano, ridefinire la struttura della società.

Per ora, ChatGPT-4 è ancora un pappagallo che produce risultati basati su dati che assorbe dall’Internet, tuttavia, è costruito come un cervello umano. ChatGPT-4 è un sistema informatico che imita la potenza del cervello umano, e cioè che vuole replicare i più di 100 trilioni di neuroni del nostro cervello con reti neurali artificiali, composte da strati di unità interconnesse in grado di elaborare le informazioni. Queste reti possono apprendere dai dati ed eseguire attività come il riconoscimento delle immagini, l’elaborazione del linguaggio naturale o le auto a guida autonoma. Tutto ciò permette a ChatGPT-4 di migliorare con l’esperienza, proprio come il cervello umano.

Da quando è stato lanciato ChatGPT-4 ha mostrato un’inclinazione alla disinformazione, al pregiudizio, al ‘gossip’, c’è da meravigliarsi? È quando avviene nella società il cui specchio l’internet la ‘massa grigia’ di AI. Per ora i programmatori di OpenAI ammettono di non essere in grado di comprendere come mai ciò avvenga, e cioè come si sviluppa il funzionamento interno delle reti artificiali neurali, e così esercitano un controllo manuale, cioè umano, per rettificare errori e pregiudizi. Questo processo è noto come Reinforcement Learning with Human Feedback ELHF, in cui il processo di apprendimento del sistema GPT viene guidato manualmente, il che solleva inevitabilmente la questione etica e morale, verso quale verità viene indirizzato?

I fondatori di OpenAI sono ben consapevoli di questo interrogativo e per continuare a perseguire il loro obiettivo senza affrontare la questione etica hanno nascosto l’obiettivo del profitto dietro una facciata di filantropismo.

A tale scopo molti di loro si sono espressi a favore del reddito di cittadinanza universale, de facto uno strumento per prevenire rivolte sociali contro un’innovazione tecnologica che in un futuro non troppo lontano potrebbe rendere obsoleto il lavoro per ampi segmenti della popolazione. E così vogliono farci credere che l’intelligenza artificiale genererà così tanta ricchezza che lo Stato sarà in grado di pagare le persone per non lavorare. In realtà questo è il primo mattone del tecno capitalismo, cioè la rimozione del lavoro umano dall’equazione della crescita, un capitalismo basato esclusivamente sul capitale e sui mezzi di produzione, saldamente controllati dalla techno élite e dalle classe politiche da queste scelte. Un nuovo medioevo tecnologico dove i techno baroni daranno da vivere a popolazioni di servi della gleba attraverso il reddito di cittadinanza universale in cambio della loro sottomissione al nuovo modello produttivo.

Per comprendere i pericoli di questo scenario basta pensare alla Francia in rivolta contro le riforme delle pensioni del governo di Macron, se gran parte di quei lavoratori verranno sostituiti dall’intelligenza artificiale il delicatissimo equilibrio tra capitale e lavoro si incrinerà, AI non sciopera, non scende in piazza, AI è una macchina.