Società

Il potere di noi medici è regalare tempo, non immortalità. Ma in Terra dei Fuochi è sempre più difficile

“Giuro per Apollo medico e per Asclepio e per Igea e per Panacea e per tutti gli Dei e le Dee, chiamandoli a testimoni, che adempirò secondo le mie forze e il mio giudizio questo giuramento e questo patto scritto.”

Da millenni e molto prima del Cristianesimo i medici si sono dati un codice etico di comportamento e di regola di vita che si basa sugli insegnamenti del mito di Esculapio. Giurare per Esculapio, Igea e Panacea significa che Prevenzione Primaria e cura dell’Ambiente di vita e di lavoro (Igea) hanno lo stesso peso che curare al meglio delle proprie possibilità il malato seguendo le indicazioni di Panacea.

Secondo il mito, Esculapio, grazie ad Apollo, inventò una tecnica che gli permetteva di guarire ogni tipo di ferita e di malattia facendo addirittura risorgere i morti. Proprio per questi poteri, ovvero guarire tutti i mali, riportare in vita i morti e garantire una vita straordinariamente lunga, Zeus decise di fulminarlo perché temeva che il particolare potere che Esculapio condivideva con gli uomini avrebbe potuto minacciare la fede negli dèi, annullando di fatto la sostanziale differenza fra divinità e uomini, ovvero l’immortalità. Preferire i poteri di Panacea e cercare di fare resuscitare i morti fa arrabbiare Zeus, che per questo fulmina Esculapio e le sue figlie tramutandoli in costellazioni per non fare dispiacere troppo Apollo.

Non è concesso agli uomini essere immortali. Quindi scopo e dovere di ogni medico non è rendere gli uomini immortali, ma accompagnarli in vita nel modo migliore possibile insegnando loro le corrette regole di vita per mantenere lo stato di salute e non di malattia, e il raggiungimento del limite oggi, stimato da pressoché tutti gli studi scientifici, di circa 115 anni di vita possibili.

Con l’introduzione del concetto di “cura medica” (taking care of), dovuta alla rivoluzione antropologica cristiana nata dalla “Parabola del Buon Samaritano” sulle vie dei pellegrinaggi e degli “hospitalia”, embrioni degli ospedali moderni e d’istituzioni come la Croce Rossa e Mezzaluna Rossa Internazionale, il concetto di terapia medica, di origine greca, si completa ma cambia. L’obiettivo primario diventa la cura che si serve di strumenti terapeutici e non la Prevenzione Primaria.

Ma il nostro primo dovere era e resta quello di aiutare le persone ad evitare di ammalarsi (Prevenzione – Igea) e mantenersi in salute: soltanto dopo , in un secondo eventuale necessario momento, cercare di curarli al meglio, cercando di guarirli o accompagnarli nel modo meno doloroso possibile alla inevitabile morte.

Se ci rendessimo conto che le cellule replicano in ore e che, quasi come fatto con l’Euro, per “aiutare” a fare i conti, contiamo invece il tempo vissuto in anni e non in ore, come biologia insegna, ci renderemmo conto che il massimo possibile di vita per ognuno di noi sono esattamente circa 1 milione di ore (circa 115 anni). Siamo una meravigliosa candela di vita che si accende esattamente al momento del concepimento e si deve spegnere, nel modo più dolce possibile, non oltre il proprio massimo di un milione di ore possibili. Poiché un giorno è di 24 ore, un anno di 365 giorni consiste quindi in 8760 ore. Il milione di ore che quindi ci è possibile vivere al massimo corrisponde quindi esattamente a 1.000.000/8760 = 114,15 anni!

“Carpe diem, quam minimum credula postero” di Orazio diventa quindi non una esaltazione epicurea ma un richiamo preciso ad ognuno di noi a dare valore massimo al dono più grande, bello, potente e da usare al meglio che ci è stato donato dal Caso o da Dio: il Tempo!

Mai come in questi terribili ultimi anni prima di pandemia mondiale e ora di una guerra folle e potenzialmente in grado di sterminare l’umanità intera su questo pianeta, dobbiamo riflettere sul valore del tempo, imparando ad usarlo, con amore, al meglio delle nostre possibilità. Papa Francesco, pur molto sofferente, ci ha invitato con forza a pensare, pregare ed agire a tutela delle madri sofferenti, per tutte le mamme che hanno perso prematuramente i propri figli, e oggi in particolare per quelle ucraine e russe. Oggi, Venerdì Santo, nostra Madre Maria perderà il suo unico figlio Gesù. Non esiste per nessuno dolore più grande.

Noi medici abbiamo ricevuto un potere meraviglioso ed estremamente potente, da gestire nel modo più responsabile possibile: aiutare a rimanere in vita, guarire e regalare tempo, ma non certo rendere immortale nessuno. Non ci è concesso. Vi basti quindi riflettere su questi numeri banali. L’aspettativa di vita media per un cittadino napoletano oggi è certificata in 79 anni (= 692.040 ore). Io ho oggi 65 anni (= 569.400 ore ) ma sono già stato colpito da varie malattie compreso il cancro. Non sono certo un caso isolato. Oggi l’aspettativa di vita media in buona salute non supera i 63 anni in Italia e in Campania (= 551.880 ore).

Sempre più cittadini e sempre più giovani si stanno ammalando di malattie cronico degenerative, cancro compreso, che rendono la loro vita obbligatoriamente più breve se non si aggiungono anche cattivi stili di vita individuali. Ogni sigaretta fumata sono esattamente tre minuti di vita in meno sia per chi la fuma che per chi la subisce per vicinanza al fumatore. Raggiungere e in buona salute ad esempio 86 anni (= 753.340 ore) a Napoli è una possibilità oggi riservata ad un numero sempre minore di cittadini con costi sanitari sempre maggiori e insostenibili per un Ssn che si basa anche sul finanziamento zero di troppi lavoratori in nero.

Noi medici dell’Ambiente di Napoli e Campania da decenni abbiamo scelto di schierarci con le madri che hanno perso il proprio figlio per il più grande disastro ambientale negato di Italia (Terra dei Fuochi). Oggi, ascoltando Papa Francesco, ci impegniamo e preghiamo anche per tutte le madri russe e ucraine di questa folle guerra. Ma oggi che sono consapevole di avere ancora circa un centinaio di migliaia di ore da potere usare per combattere la nostra giusta battaglia a tutela dell’Ambiente e della Salute pubblica, avverto come molti giovani urgente bruciare nella mia mente e nel mio cuore il loro grido di dolore, ripreso sempre e solo da Papa Francesco: “Fate presto! Fate presto! Non abbiamo più tempo!”.

Ma non per salvare il pianeta – che resterà mutato e magari radioattivo ma resterà – bensì per salvare la sopravvivenza stessa della nostra specie umana su questo pianeta! Con tutto il mio cuore, Buona Pasqua di riflessione, morte (della nostra Superbia innanzitutto) e resurrezione (pace e corretti stili di vita collettivi e individuali) a tutti!