Politica

Migranti, la visita a Cutro è una comparsata teatrale: il nostro governo non prova compassione

Non so voi che leggete, ma personalmente io, da calabrese innanzitutto e come cittadino europeo soprattutto, durante “il pellegrinaggio” del governo italiano a Cutro ho avvertito netta l’idea di essere alla presenza di una comparsata teatrale. Probabilmente perché la Calabria per diversi secoli è stata la culla della Magna Grecia e lì, come sappiamo, è nata l’arte teatrale intorno al VI-V secolo a. C., il Consiglio dei ministri ha deciso di alzare il sipario proprio a Cutro, all’indomani dell’ennesima tragedia del mare.

L’unica differenza – a parte ovviamente l’assenza totale di slancio poetico accompagnato dai canti ditirambici – è stata la comparsata di una donna come attrice protagonista. A quel tempo gli attori erano tutti maschi e interpretavano ruoli sia maschili che femminili. Una cosa non è mancata: il sacrificio. Mentre in Grecia si faceva dinanzi al tempio delle varie divinità, a Cutro è stato fatto a scapito della democrazia europea e ai suoi valori fondamentali: la libertà, l’uguaglianza, la solidarietà, l’accoglienza, l’integrazione delle culture, i diritti umani e la dignità delle persone.

Le maschere indossate non sono riuscite nell’intento di coprire quella tragica realtà della politica italiana, tanto di centrodestra che di centrosinistra, che ha imparato a memoria da diversi decenni il solito copione che reca il titolo “populismo di ieri e di oggi”.

L’ouverture di questa tragedia tutta italiana recita così: giacché i governi precedenti sono stati un fallimento totale in tutto, specie nel campo dell’immigrazione, per incompetenza, mancanza di volontà o per corruzione, occorre ripartire dal nulla, praticamente dall’anno zero. E’ la storia delle politiche degli ultimi trent’anni e dei vari provvedimenti legislativi conseguenti a smascherare questa farsa. L’attuale premier Giorgia Meloni, ad esempio, era addirittura ministra di uno dei diversi governi a guida Silvio Berlusconi quando l’Italia rinunciava ad avere un proprio giusto ruolo nelle trattative in materia d’immigrazione.

Ancora peggio dicasi per Matteo Salvini e le sue ben 22 assenze da ministro dell’Interno del governo gialloverde mentre a Bruxelles ci si riuniva per modificare i trattati di Dublino. Ma a Cutro si è deliberato finalmente di intervenire.

Si è decisa la guerra totale agli scafisti, ovunque essi si annidino, confidando nella super potenza militare italiana e nella sua straordinaria e mai corrotta intelligence. Il problema dell’immigrazione ancora una volta viene ipocritamente mascherato. Non dipende dalla fame, dalla guerra, da devastanti calamità naturali, dallo sfruttamento incondizionato di molti paesi più industrializzati e governati – i più – dalle grandi multinazionali.

L’unica causa sono gli scafisti – d’altronde lo ha detto anche Papa Francesco in un recente Angelus… – dimenticando il governo, ovviamente, ciò che il Pontefice ha sempre detto e ripetuto sin dai primi giorni del suo ministero petrino e di aver deciso che il suo primo viaggio doveva avere come meta Lampedusa, dove da poco si era consumata un’altra tragedia del mare, per portare conforto ai familiari delle vittime.

Proprio in quel piccolo fazzoletto di terra sospeso tra Italia e Tunisia, il pontefice disse: “Immigrati morti in mare, da quelle barche che invece di essere una via di speranza sono state una via di morte”.

Il dramma dei migranti morti in mare, a Lampedusa come a Cutro e non solo, continua: poche settimane dopo la visita del Papa, il 3 ottobre di quello stesso 2013, a morire in un naufragio al largo delle coste dell’isola furono in 366. Una delegazione di superstiti venne poi ricevuta l’anno successivo dal Pontefice in Vaticano. Torna alla memoria l’appello di papa Francesco lanciato nel luogo simbolo della sofferenza nel Mediterraneo: “In questo mondo della globalizzazione siamo caduti nella globalizzazione dell’indifferenza”; “Ci siamo abituati alla sofferenza dell’altro, non ci riguarda, non ci interessa e non è affare nostro”! Ci è stata tolta “la capacità di piangere”.

La preghiera fu allora quella di chiedere al Signore “perdono per l’indifferenza verso tanti fratelli e sorelle”; “perdono per chi si è accomodato e si è chiuso nel proprio benessere che porta all’anestesia del cuore”; “perdono per coloro che con le loro decisioni a livello mondiale hanno creato situazioni che conducono a questi drammi” affinché il mondo abbia “il coraggio di accogliere quelli che cercano una vita migliore”. Un governo incapace di compassione che ha evitato persino di rendere omaggio alle salme esprimendo così concreta vicinanza alle vittime.

Insomma, ancora una volta, a prevalere è stato il politichese con il suo linguaggio ipocrita e privo di qualsivoglia briciolo di compassione.