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Guerra in Ucraina, i capi di Stato maggiore Usa e Italia: “Nessuno può vincerla”. I vertici militari sono più pragmatici dei leader politici

Il numero uno delle Forze armate italiane: "Non possiamo permetterci un conflitto congelato nel cuore dell'Europa". Parole sovrapponibili a quelle di Mark Milley, che da tre mesi predica prudenza. E Cavo Dragone si pone alcune domande: "Avremmo potuto avere una maggiore possibilità nel proporre dialogo e inclusione? Dovremo fare un esame di coscienza per capire se la comunità internazionale poteva dare delle risposte in questo senso"

Per rintracciare pragmatismo e prudenza tra le autorità, a un anno dopo l’inizio dell’invasione russa in Ucraina, bisogna ascoltare le alte sfere militari. Può sembra un paradosso, ma dal capo di Stato maggiore Usa Mark Milley al capo di Stato maggiore della Difesa italiana, Giuseppe Cavo Dragone, le voci più realiste sono quelle di chi guida le forze armate. “Nessuno può vincere la guerra”, hanno detto entrambi. E non una volta sola. L’ultimo a ribadirlo in ordine di tempo è stato Cavo Dragone: “Sono sempre dell’idea che una soluzione militare non si possa trovare. Né gli uni, i russi, riusciranno mai a disarcionare la leadership ucraina, né gli ucraini potranno riuscire a riconquistare tutti i territori che sono stati invasi dalla Russia. Questo è un dato che rimane costante nel tempo”, ha spiegato nel giorno in cui cade il primo anniversario dell’inizio del conflitto.

“Sicuramente non possiamo permetterci un altro conflitto ‘congelato’ nel cuore dell’Europa. Lo avevo detto al Copasir: è necessario fare una riflessione sul dopo, sul mondo che verrà, diverso da quello che era prima dell’invasione dell’Ucraina. Non ci sono alternative a superare le macerie e il dolore”, è stato l’alert consegnato dall’ammiraglio che guida le forze armate italiane in un’intervista a La Stampa. Così mentre ampie fette del mondo politico-istituzionale su entrambe le sponde dell’oceano sostengono che l’Ucraina “deve vincere” e il mondo occidentale farà di tutto per sostenerla, i più esperti delle dinamiche boots on the ground di un conflitto affermano l’esatto contrario, predicando prudenza. E avvertono sui rischi dell’escalation. Milley lo ha detto già tre volte in poco più di tre mesi. L’ultima volta, la scorsa settimana, ha scelto le colonne del Financial Times: “Sarà praticamente impossibile per i russi raggiungere i loro obiettivi ed è improbabile che la Russia riesca a conquistare l’Ucraina. Non succederà”. E ha poi sottolineato: “È molto difficile che le forze di Kiev riescano a cacciare quelle di Putin dai loro territori”. Insomma, il conflitto “può solo concludersi a un tavolo negoziale”.

Cavo Dragone è andato oltre, ponendosi alcune domande che investono anche l’origine del conflitto e la postura che i leader occidentali hanno assunto prima del 24 febbraio 2022. La premessa è che la risposta “non c’è ancora” ma “dovremo darla nel prossimo futuro”, quindi si chiede il capo di stato maggiore della Difesa: “Ci sono stati elementi di instabilità che non abbiamo colto? C’è stata qualche carenza nella comunicazione? Avremmo potuto avere una maggiore possibilità nel proporre dialogo e inclusione? Dovremo fare un esame di coscienza per capire se la comunità internazionale poteva dare delle risposte in questo senso”. Interrogativi che posti in un salotto tv italiano da un’analista o da un politico avrebbero scatenato il finimondo. Ma essendo Cavo Dragone di certo non tacciabile di “putinismo” non vengono criticate. L’ammiraglio ha anche aperto ai 12 punti per la pace resi pubblici dalla Cina, riservandosi di approfondire il documento, perché “al momento non dobbiamo trascurare nulla” e “qualunque elemento possa essere foriero di un cambio della situazione, va esaminato con attenzione”.