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Whistleblowing, l’iter per il recepimento della direttiva Ue non è ancora concluso: Bruxelles deferisce l’Italia alla Corte di Giustizia

Sono in totale otto i Paesi che la Commissione europea ha deferito l’Italia per l'inosservanza della direttiva sui lavoratori che segnalano violazioni della legge all’interno della propria azienda o ente pubblico. Nel dicembre scorso il governo Meloni aveva cercato di correre ai ripari, varando un decreto legislativo di attuazione della direttiva

Il mancato recepimento in tempo utile della direttiva sulla protezione dei “whistleblowers” costa all’Italia un deferimento alla Corte di giustizia dell’Ue. Sono in totale otto i Paesi che la Commissione europea ha deferito l’Italia per l’inosservanza della direttiva sui lavoratori che segnalano violazioni della legge all’interno della propria azienda o ente pubblico. La direttiva Ue prevede che gli Stati forniscano a questi informatori protezione da eventuali ritorsioni e canali riservati per denunciare gli illeciti, sia all’interno della stessa ‘organizzazione che alle autorità pubbliche competenti. Gli Stati membri dovevano recepire le misure necessarie per conformarsi alle disposizioni della direttiva entro il 17 dicembre 2021. Nel gennaio 2022 la Commissione aveva aperto procedura di infrazione nei confronti di 24 Stati membri. Di questi, otto, tra cui Germania e Italia, vengono oggi deferiti in Corte.

Il governo di Giorgia Meloni aveva cercato di correre ai ripari nel dicembre scorso, quando in Consiglio dei ministri aveva varato un decreto legislativo di attuazione della direttiva 2019/1937 del Parlamento europeo e del Consiglio. L’iter di approvazione, però, non si è ancora concluso: ecco perchè oggi Bruxelles deferisce anche l’Italia alla corte di Giustizia Ue. La direttiva era stata emenata dagli organismi comunitari più di due anni fa, il 23 ottobre 2019: da allora vari appelli erano stati lanciati nei confronti dei governi – soprattuto quello guidato da Mario Draghi con Marta Cartabia ministra – per recepire la direttiva che potenzia la protezione delle persone che segnalano violazioni del diritto dell’Unione.

Appelli caduti nel vuoto fino al dicembre scorso, quando l’esecutivo aveva dato avvia all’iter di recepimento della direttiva. All’interno del decreto approvato dal Cdm a gennaio erano state incluse le disposizioni riguardanti la protezione delle persone che segnalano violazioni delle disposizioni normative nazionali. In pratica viene allargata la platea dei beneficiari delle protezioni previste dalle normative varate a partire dal 2012 e poi dalla legge che nel 2017 ha introdotto in Italia la figura del whistleblower prendendola in prestito dai Paesi anglosassoni. Whistleblower vuol dire letteralmente colui che soffia nel fischietto come un arbitro che segnala una scorrettezza e blocca il gioco. Con questo termine si indica, quindi, il lavoratore che scoprendo un illecito decida di denunciarlo assumendosi il rischio di vessazioni, ritorsioni o molestie. Nella bozza dello schema di decreto legislativo entrata in Cdm a dicembre, oltre ai dipendenti pubblici, vengono tutelati come whistleblower anche collaboratori, consulenti, volontari o tirocinanti ma anche colleghi di lavoro della persona segnalante che hanno con essa un rapporto abituale.