Diritti

Suicidio assistito, morta in una clinica in Svizzera 89enne con Parkinson: “Non sono autonoma in nulla, tranne che nel pensiero”

Ad accompagnare Paola R., 86 anni, con un’azione di disobbedienza civile, sono state le due attiviste di Eutanasia Legale Felicetta Maltese e Virginia Fiume. La donna non era tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale pertanto era esclusa dalla possibilità di accedere al suicidio assistito in Italia. Le due attiviste giovedì si autodenunceranno

Un’altra persona malata ha dovuto lasciare l’Italia per poter porre fine alla sua vita. È morta oggi in una clinica in Svizzera, accedendo al suicidio assistito, Paola R., 89 anni di Bologna malata di Parkinson in forma ormai gravissima, che aveva contattato l’Associazione Luca Coscioni per chiedere aiuto. Ad accompagnarla ieri, con un’azione di disobbedienza civile, sono state le due attiviste di Eutanasia Legale Felicetta Maltese e Virginia Fiume. Paola non era tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale pertanto era esclusa dalla possibilità di accedere al suicidio assistito in Italia. L edue attiviste, come giovedì si autodenunceranno, potrebbero rischiare da 5 a 12 anni di carcere. Il Parkinson impediva alla signora Paola quasi completamente di muoversi e anche di parlare. “Tale decisione è maturata nel tempo. Dal 2012 un inizio di malessere chiaramente diagnosticato nel 2015. Un graduale e lento decorso verso la totale immobilità. Ora sono vigile in un corpo diventato gabbia senza spazio né speranza. Anzi stringe, ora dopo ora, inesorabile la morsa. La diagnosi è un parkinsonismo irreversibile e feroce — TAUPATIA — arrivata oggi ad uno stadio che non mi consente più di vivere. Non sono autonoma in nulla, tranne che nel pensiero” il messaggio della 89enne.

Dopo aver contattato Marco Cappato tramite il Numero Bianco dell’Associazione Luca Coscioni, Paola R. è stata accompagnata, lunedì in Svizzera da Felicetta Maltese, 71 anni, attivista della campagna Eutanasia Legale, e Virginia Fiume, 39 anni, co-presidente del movimento paneuropeo di cittadini EUmans, entrambe iscritte all’organizzazione Soccorso Civile, fondata da Marco Cappato, Mina Welby e Gustavo Fraticelli, che fornisce alle persone che hanno bisogno di accedere informazioni, e in alcuni casi assistenza logistica e finanziaria, per ottenere aiuto medico alla morte volontaria fino a quando in Italia non vi sarà una legge che rispetti per i malati che ne facciano richiesta tutte le scelte di fine vita. Dopo le visite di verifica delle sue condizioni, in occasione delle quali ha confermato la sua volontà, Paola si è autosomministrata la dose di farmaco eutanasico.

L’89enne ha dovuto andare all’estero perché non poteva accedere “all’aiuto al suicidio” in Italia perché, come già accaduto a Massimiliano, Romano (parkinsonismo) e Elena Altamira (paziente oncologica), non era in possesso di uno dei requisiti previsti dalla sentenza della Consulta 242/2019 relativa al caso Cappato-Antoniani, ovvero non era “tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale”. “Nel nostro Paese, proprio grazie alla disobbedienza civile di Cappato per l’aiuto fornito a Fabiano Antoniani e quindi grazie alla sentenza 242/19 della Corte costituzionale l’aiuto al suicidio’ – ricorda l’Associazione Coscioni – è possibile legalmente quando la persona malata che ne fa richiesta è affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che ella reputa intollerabili, pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli e – appunto – è tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale. Tali condizioni e le modalità devono essere state verificate dal Ssn, come accaduto nel caso di Federico Carboni, il quale lo scorso giugno ha potuto accedere al “suicidio assistito” senza che l’aiuto fornito configurasse reato.

“Ogni minuto passato con la signora Paola è stato un inno alla vita e alla libertà, del corpo e della mente. Accompagnarla in questo viaggio e scegliere di autodenunciarci significa mettere a disposizione la nostra energia e il nostro corpo e la nostra libertà per aiutare persone che non possono farlo da sole e – dicono Fiume e Maltese – proteggere un diritto umano fondamentale ma soprattutto per essere strumento e parte di una lotta più grande frutto del coraggio di persone come Piergiorgio Welby e DJ Fabo che hanno messo la loro sofferenza, il loro amore per la vita e la loro determinazione a disposizione dell’Italia, non per se stessi ma per ottenere leggi e diritti per chiunque. Ci auguriamo che i nostri Parlamentari abbiano compassione anche loro. Basterebbe anche solo un viaggio in Svizzera con una di queste persone per capire quanto sia ingiusto privare gli individui della loro libertà e condannarli a essere prigionieri involontari di un corpo che offre una superficie ancora piú stretta di una prigione”.

“Paola è stata costretta a ricorrere al suicidio assistito all’estero perché, non essendo ancora nella condizione di dipendere da sostegni vitali da poter rifiutare o sospendere, non poteva accedere a questa pratica in Italia. Una discriminazione tra malati scaturita dalla decisione con cui la Corte costituzionale nel 2019 ha depenalizzato l’aiuto al suicidio solo per malati in determinate condizioni”, ha dichiarato Filomena Gallo, avvocato e segretaria dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, difensore di Marco Cappato e coordinatrice del collegio legale di studio e difesa. “La stessa Corte ha più volte sollecitato il Parlamento ad emanare una legge che, senza discriminazioni, rispetti le scelte di fine vita delle persone malate. Siamo nel 2023 e a parte un tentativo nella scorsa legislatura, peraltro con un testo di legge inadeguato, il Parlamento non solo non legifera, ma non discute nemmeno per un minuto il tema, continuando di fatto ad ignorare le tante richieste di cittadini che vogliono essere libere di scegliere il proprio fine vita. A seguito delle nuove disobbedienze civili, saranno ancora una volta i tribunali ad intervenire sui singoli casi e ancora una volta dinanzi alla mancanza di volontà politica nell’emanare una legge adeguata, sarà la giurisprudenza a tutelare i diritti delle persone”

Tra le 10 persone che in Italia hanno dato la loro disponibilità all’organizzazione di azioni di disobbedienza civile sul fine vita c’è anche il medico campobassano Mino Dentizzi. “Saluto il coraggio di chi è pronto a pagare in prima persona per difendere le proprie convinzioni e la libertà di tutti – ha detto Marco Cappato -. Ci siamo impegnati ad aiutare subito altre due persone ad andare in Svizzera”. L’allargamento – ha spiegato – è indispensabile per far fronte a una sempre maggiore richiesta. Sono aumentate del 111% le persone alle quali l’Associazione Luca Coscioni, negli ultimi 12 mesi, ha fornito prima le informazioni e poi, in alcuni casi, un aiuto pratico per accedere al suicidio assistito.