Cronaca

Santa Maria Capua Vetere, violenze ai detenuti in carcere: riammessi 8 agenti che erano stati sospesi

Il segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria: "Tutti gli agenti reintegrati sono persone che non hanno preso parte in alcun modo alle violenze". I pestaggi risalgono al 6 aprile 2020. Alla chiusura delle indagini erano state emesse 52 misure cautelari

Sono stati riammessi in servizio otto agenti di polizia penitenziaria tra quelli sospesi per le violenze del 6 aprile 2020 avvenute per sedare delle proteste dei detenuti nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. Si tratta di poliziotti di Santa Maria Capua Vetere e Secondigliano, ai quali è stato chiesto di scegliere una nuova sede tra Carinola, Avellino e Salerno. “Tutti gli agenti reintegrati in servizio sono persone che alle violenze nel carcere di Santa Maria Capua Vetere non hanno preso parte in alcun modo – ha detto Aldo Di Giacomo, segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria -. Nessun detenuto li ha riconosciuti, nessuna telecamera li ha ripresi. Il principio della non colpevolezza deve essere valido per tutti, questi poliziotti sono stati sospesi, con lo stipendio ridotto, senza mai nemmeno una condanna. Ora, auspichiamo che anche negli altri casi si provveda al rientro in servizio, fermo restando che chi ha sbagliato deve pagare”.

Alla chiusura delle indagini erano state emesse 52 misure cautelari – 8 in carcere, 18 ai domiciliari, tre obblighi di dimora – 23 sospensioni dal lavoro per un periodo dai cinque ai nove mesi. I reati contestati sono molteplici: tortura, lesioni, abuso d’autorità, falso in atto pubblico, calunnia, frode processuale, depistaggio, favoreggiamento, e per 12, appunto, tra cui l’ex comandante della Penitenziaria del carcere di Santa Maria Capua Vetere, Gaetano Manganelli, e l’ex provveditore regionale del Dap, Antonio Fullone, (tuttora sospeso), l’omicidio colposo per la morte di Hamine. Proprio per quest’ultimo caso inizialmente la Procura aveva scelto di contestare il reato di “morte come conseguenza di altro reato“, bocciato dal Gip Sergio Enea che la classificò come suicidio. La decisione del Gip è stata però impugnata dalla Procura che ha provveduto a integrare il quadro accusatorio. Dalle indagini della Procura, e dalle immagini dei video interne del carcere inclusi nella mole di atti d’accusa raccolti, è emerso che il 6 aprile del 2020 sarebbero avvenuti veri e propri pestaggi ai danni dei detenuti del Reparto Nilo che il giorno prima avevano protestato barricandosi dopo aver saputo della positività al Covid di un detenuto. Tra le immagini più crude fecero scandalo quelle del detenuto sulla sedia a rotelle picchiato con il manganello, e dei detenuti fatti passare in un corridoio formato da agenti che li prendevano a manganellate, o a calci e pugni.