Politica

Ucraina, Crosetto in Senato: “Gli aiuti militari finiranno con la pace”. Approvate le risoluzioni di centrodestra, Pd e Azione-Italia viva

Replica a Palazzo Madama del ministro della Difesa. Mentre a Montecitorio ci sono state le comunicazioni della presidente del Consiglio. Respinte invece le risoluzioni di M5s e Avs che chiedevano lo stop all'invio di armi

Gli aiuti militari “prima o poi dovranno finire”. E “finiranno quando ci sarà un tavolo di pace”. Il ministro della Difesa Guido Crosetto, parlando davanti a Palazzo Madama, ha ribadito la necessità di sostenere l’Ucraina con mezzi, materiali ed equipaggiamenti. Stessa linea tenuta dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni che, parlando quasi in contemporanea alla Camera in vista del Consiglio europeo, ha sostenuto la necessità dell’impegno italiano (e di una maggiore incisività dell’Ue). Palazzo Madama ha quindi approvato la risoluzione di maggioranza presentata dopo le comunicazioni del ministro della difesa sull’invio delle armi con 143 si, 29 no e 1 voto contrario. Approvate anche le due risoluzioni sulle quali il governo aveva dato parere favorevole con alcune riformulazioni: quella che ha come prima firmataria la senatrice di Azione-Italia viva Raffaella Paita, che passa con 28 no e 144 si e quella del Pd, che ottiene il via libera sempre con 28 no, 144 sì e un astenuto. Precluse, quindi respinte, le risoluzioni presentate da M5s e Avs che impegnavano il governo a interrompere l’invio di armi a Kiev. Il dibattito e il voto si sono poi spostati a Montecitorio.

Crosetto: “L’intransigenza dimostrata dalla leadership russa non lascia spazi al negoziato” – Per Crosetto a bloccare ogni cessate il fuoco è Mosca: “L’intransigenza dimostrata dalla leadership russa non lascia spazi per intraprendere un negoziato”, ha detto in Senato. Il ministro ha quindi sostenuto che in un eventuale sesto pacchetto di aiuti militari, sulla base di esigenze manifestate, verrà seguita la stessa procedura attuata dall’esecutivo Draghi “contenuto del decreto secretato e passaggio con il Copasir”. “Tutti all’interno e al di fuori di quest’aula siamo per la pace e ripudiamo la guerra come strumento di offesa, tutti nessuno escluso”, ha detto ancora Crosetto al Senato. “Non voglio nascondere al Parlamento che quello che abbiamo fatto e stiamo facendo, pur non comportando oneri diretti e immediati nel lungo periodo, potrebbe incidere sulle nostre capacità”. Per il ministro “non esiste altra possibilità che supportare l’Ucraina affinché possa difendersi e costruire le condizioni per un tavolo di pace nel quale non sia l’invasore a dettare le condizioni”. E se “per Putin questa guerra doveva durare cinque giorni”, occupando quel Paese, mettendo un governo fantoccio e annettendo territori, bisogna “cercare di far capire alla Russia che quel progetto è fallito e per farlo dobbiamo arrivare al tavolo di pace. Non ci sono molte le alternative, rispetto a quello che adesso stiamo facendo, per arrivare al tavolo di pace”. Su questo per Crosetto “è necessaria una figura solida e autorevole per avviare un processo di pace solido e definitivo, mi auguro che tale ruolo possa essere assunto dall’Ue perché, nonostante le iniziative sanzionatorie e il finanziamento degli aiuti militari a Kiev, detiene un peso internazionale e una conoscenza degli attori in campo tale da potersi comporre per ricoprire questo fondamentale ruolo di mediazione”. Ma, ha detto il ministro, “anche se arriverà un tavolo di pace, sicuramente i rapporti con la Russia non ritorneranno a breve“.

La risoluzione M5s per “lo stop immediato” alla fornitura di armi – La risoluzione del M5s, preclusa e quindi bocciata, impegnava il governo a “non procedere all’emanazione del sesto decreto interministeriale al fine di interrompere immediatamente la fornitura di materiali d’armamento alle autorità governative ucraine, ferme restando le misure destinate agli aiuti umanitari”; “a voler comunicare preventivamente al Parlamento l’indirizzo politico da assumere in occasione di consessi internazionali con riferimento all’evoluzione del conflitto Russia Ucraina”. Il Movimento cinque stelle impegnava inoltre l’esecutivo a comunicare “preventivamente alle Aule parlamentari in merito a ciascuna autorizzazione relativa all’invio di armi, al fine di garantire un ampio coinvolgimento delle camere in merito” e a “relazionare nelle opportune sedi i dettagli in merito alle spese sostenute per le cessioni di forniture miitari, nonché illustrare alle Camere la specifica della natura delle somme in entrata derivanti dai decreti interministeriali che definiscono l’eòenco dei mezzi, dei materiali e degli equipaggiamenti oggetto di cessione all’Ucraina”. Infine il Movimento impegnava il governo a “promuovere incisive azioni diplomatiche volte all’immediato cessate il fuoco per il raggiungimento di una soluzione politica giusta, equilibrata, duratura…”; e “ad adottare le opportune iniziative, anche di carattere normativo, volte a una graduale diminuzione delle spese per i sistemi di armamento, che insistono sul bilancio dello Stato, considerata la grave crisi economica e sociale in atto, conseguenza diretta della recente crisi energetica, al fine di non distrarre le risorse finanziarie necessarie a sostenere il tessuto sociale ed economico del Paese e a garantire la ripresa”.

La risoluzione Pd: “Il governo si impegni per il cessate i fuoco” – Il testo del Partito democratico, approvato con i voti anche del centrodestra, impegna il governo ad “adoperarsi in ogni sede internazionale per l’immediato cessate il fuoco e il ritiro di tutte le forze militari russe che illegittimamente occupano il suolo ucraino….”; e a “continuare a operare coinvolgendo le Camere sugli sviluppi della guerra”. Si chiedeva poi all’esecutivo di “proseguire l’azione fattiva e costante già svolta dall’Italia per il sostegno della popolazione ucraina in patria, nonché implementare le misure di accoglienza adottate per le persone in fuga dalla crisi bellica, con particolare attenzione alle esigenze dei minori….anziani e disabili, anche in previsione del previsto aumento di arrivi dovuti al danneggiamento sistematico delle fonti energetiche in Ucraina da parte russa…”.

Meloni: “Continueremo a impegnarci in Ucraina” – Proprio mentre a Palazzo Madama si discutevano le risoluzioni, a Montecitorio Giorgia Meloni faceva le sue comunicazioni in vista del Consiglio europeo. Il governo italiano, ha assicurato la premier “ribadisce il pieno appoggio a Kiev in coerenza con lo sforzo dell’Ue, della Nato e delle nazioni a noi vicine. Piaccia o no a chi, per certi versi comprensibilmente, vorrebbe voltarsi dall’altra parte, il conflitto in Ucraina ci riguarda tutti, per questo con convinzione e a viso aperto continueremo a impegnarci per ogni sforzo diplomatico utile per la cessazione dell’aggressione russa”, ha promesso. Ma – chiarisce – per “perseguire l’obiettivo di assistere il popolo ucraino” è necessario “anche l’aiuto militare”, perché “le condizioni possibili per far cessare le ostilità sono due: che uno si arrenda, ma se fosse l’Ucraina non sarebbe pace, ma invasione, oppure che tra le forze in campo ci sia un sostanziale equilibrio, uno stallo”, che costringa “chi ha mosso l’invasione a desistere e venire a più miti consigli”.

L’Unione europea, ha detto Meloni, deve “assumere un ruolo più incisivo appropriandosi della sua vocazione geografica e geopolitica a beneficio della sicurezza dell’intero continente”. La crisi ucraina “ha mostrato come dinanzi alle minacce la compattezza e il ruolo politico dell’Unione sia essenziale”. L’Italia, dal canto suo, “sostiene una più stretta collaborazione tra Ue e Alleanza atlantica, e una rinnovata unità di intenti nei settori di interesse comune”. Il Consiglio europeo di giovedì e venerdì, ha ricordato, “avrà in agenda temi importanti sui quali l’Italia ha tutte le carte in regole per offrire il suo contributo autorevole”: in particolare “riaffermerà l’importanza del tema della sicurezza alimentare globale”, che “riguarda in questo caso sia l’Ucraina, sia Stati e regioni del mondo colpiti duramente dall’aumento dei prezzi di prodotti alimentari di prima necessità. Contrastare la carenza di cibo è sicuramente un dovere morale dell’Unione, ma riguarda strettamente anche la sicurezza europea, perché saremmo direttamente investiti dalle conseguenze dell’instabilità dei Paesi africani in difficoltà alimentare”. E “non dobbiamo consentire che Putin utilizzi la carenza di cibo come arma contro l’Europa, come già sta facendo con il gas e il petrolio”.