Diritti

Usa, il caso della web designer che non vuole lavorare per le coppie gay. Nel mirino (dopo l’aborto) i diritti omosessuali

Lorie Smith, titolare di un’agenzia che crea siti web in Colorado nonché cristiana tradizionalista, non vuole fornire i suoi servizi ai gay che decidono di sposarsi. Sulla questione è chiamata a pronunciarsi per l'estate 2023 la Corte Suprema, ma i giudici (vista la maggioranza conservatrice) hanno già fatto emergere le loro inclinazioni. Ed è possibile che questo caso apra la strada a una vera e propria esplosione di casi di discriminazione

Si chiama Lorie Smith. È una artista e designer, proprietaria di una società di servizi web, la “303 Creative”, con sede a Littleton, Colorado. Lorie Smith è anche una convinta evangelica. La causa che i suoi avvocati hanno discusso in queste ore alla Corte Suprema potrebbe cambiare il corso dei diritti omosessuali negli Stati Uniti. Di più: potrebbe avere effetti storici sui modi in cui l’America combatte pregiudizio e discriminazione.

Il tema che Smith porta davanti ai nove giudici della Corte riguarda il suo lavoro e la sua fede. Lorie vuole allargare la sua attività. Le piacerebbe creare siti web per le coppie che decidono di sposarsi. Finora però non l’ha fatto, per timore di finire nei guai. La designer infatti vuole lavorare solo per le coppie eterosessuali. È una cristiana tradizionalista, conservatrice, e ritiene che i matrimoni omosessuali siano il male. La legge del Colorado, che vieta ogni discriminazione sulla base di “sesso, appartenenza etnica, religione”, la obbligherebbe però a offrire i suoi servizi a tutti, coppie omosessuali comprese.

È quello che Smith non vuole fare, e che la fa arrivare sino alla Corte Suprema. La designer chiede che il suo lavoro di artista sia protetto dal Primo Emendamento, che sia difeso il suo diritto alla libera espressione, e che quindi non sia costretta ad abbracciare un atto contrario alla sua fede. In altre parole, Lorie Smith vuole creare siti web per i matrimoni. Non vuole crearli per gli omosessuali.

Il dilemma che Lorie Smith porta all’attenzione della Corte non è peraltro nuovo. Già nel 2018 un pasticcere – anche lui del Colorado, anche lui cristiano – si era rivolto ai nove giudici per non essere costretto a preparare torte nuziali per i matrimoni omosessuali. Allora la Corte aveva difeso la sua legittima professione di fede, senza però arrivare a un parere definitivo. Per questo oggi Lorie Smith torna alla carica. Dietro di lei, ovviamente, ci sono i gruppi della destra religiosa, galvanizzati dalle nuove opportunità che una Corte saldamente nelle mani dei conservatori può offrire. Ad agosto c’è stata la sentenza che ha cancellato l’aborto a livello federale. Il prossimo obiettivo, com’era prevedibile, sono proprio i diritti omosessuali.

La discussione nell’aula della Corte Suprema – da un lato i legali della signora Smith, capitanati da Kristen Waggoner (a capo della c, una potentissima organizzazione religiosa conservatrice), dall’altro il Solicitor General del Colorado Eric Olson – ha già mostrato una netta contrapposizione ideologica, con i sei giudici conservatori molto disponibili ad accogliere la richiesta della designer e i tre liberal preoccupati per le possibili ricadute generali. La liberal Sonia Sotomayor ha per esempio chiesto a Waggoner: “Che limite vi date? Cosa succederebbe con i matrimoni interrazziali? O con quelli tra persone con disabilità?” È infatti chiaro che – nel caso si desse a una persona il diritto di negare i propri servizi alle coppie omosessuali – la cosa potrebbe riguardare altri gruppi. Alcuni possono non essere d’accordo con le unioni tra una persona nera e una bianca. Altri magari non gradiscono che le persone con handicap possano sposarsi e procreare. “Il Babbo Natale di un grande magazzino può rifiutare una foto accanto a un bambino nero?”, ha chiesto un’altra giudice liberal, Ketanji Brown Jackson.

La strategia dei conservatori durante il dibattito in aula è stata sostanzialmente quella di smussare, attutire, rassicurare. Kirsten Waggoner, la legale di Smith, ha tenuto a distinguere tra beni che sono il prodotto della creatività personale e beni che sono invece semplicemente in vendita, per esempio sugli scaffali. La designer del Colorado non rifiuta infatti i propri servizi agli omosessuali. “Non avrebbe nessun problema a vendere un software a una persona gay”, ha detto Waggoner. Quello che non vuole è offrire un lavoro così intimo e creativo per incoraggiare valori contrari alla sua fede. I giudici conservatori, con le loro domande e commenti, hanno seguito questa linea. “Il lavoro della designer è qualcosa di estremamente personale”, ha fatto notare la giudice Amy Coney Barrett. “Non può essere messo sullo stesso piano di un ristorante, un traghetto o un treno”, ha spiegato il più conservatore tra i giudici, Clarence Thomas (che tra l’altro è afroamericano e sposato con una bianca).

Insomma, il tenore del dibattito ha chiaramente mostrato una cosa. I giudici conservatori sono inclini a sostenere le ragioni della signora Smith – ed essendo i conservatori in netta maggioranza, la sentenza (attesa per gli inizi dell’estate 2023) appare già scritta. A Lorie Smith verrà riconosciuta la protezione del Primo Emendamento e del libero esercizio della religione. Lorie Smith potrà decidere per chi lavorare. D’ora in avanti chiunque, azienda o singolo, potrà quindi negare i propri servizi se in disaccordo con la sessualità – magari anche con l’appartenenza etnica o la religione – dell’ipotetico cliente. Ed essendo molto difficile distinguere tra lavoro creativo e semplice offerta commerciale, è possibile che questa sentenza apra la strada a una vera e propria esplosione di casi di discriminazione.

A parte gli effetti sul lungo periodo, è però chiaro che al momento l’offensiva di religiosi e conservatori si sta focalizzando proprio sui diritti omosessuali. Dopo la sentenza che ha cancellato l’aborto, Clarence Thomas aveva spiegato che questa Corte Suprema è pronta a riconsiderare anche la questione dei matrimoni omosessuali. E durante la discussione del caso di Lorie Smith, un altro giudice conservatore, Samuel Alito, ha spiegato che ci sono molte persone “onorevoli” che obiettano alla “Obergefell v. Hodges”, la sentenza della Corte Suprema che nel 2015 riconobbe i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Le due prese di posizione sono più che sufficienti per sollevare l’allarme nei gruppi omosessuali americani. È vero che, proprio la settimana scorsa, il Congresso degli Stati Uniti ha votato una legge che protegge a livello federale i matrimoni omosessuali (e quelli interraziali). Ma ci sono diversi modi per depotenziare una legge, per allungare l’ombra della discriminazione su ciò che ha l’apparenza dell’eguaglianza. Uno di questi modi è, secondo alcuni e in questo caso, impedire l’accesso a determinati servizi per le coppie omosessuali.

Va infine ricordata un’ultima cosa, che non appare forse una semplice coincidenza. Sia Lorie Smith che Jack Phillips, il pasticcere che rifiutò la torta nuziale alla coppia omosessuale, vengono dal Colorado. E il Colorado ha un’antica storia di discriminazione e di violenze contro gli omosessuali, culminata nell’attacco al Club Q, il locale di Colorado Springs dove lo scorso 19 novembre sono stati uccisi 5 omosessuali. Il messaggio che la probabile sentenza della Corte Suprema manda, pare allora destinato ad alimentare paure, polemiche, ferite sempre più profonde e dolorose. In Colorado e altrove.