Ambiente & Veleni

Crisi energetica, come siamo arrivati a questo punto? È tutto legato alle fonti fossili

di Alessio Andreoli

Da cittadino, semplice uomo della strada, mi chiedo come sia stato possibile che in così breve tempo la situazione energetica globale abbia raggiunto livelli di degenerazione tali da impoverire tutti, mettere sul lastrico molte famiglie, far fallire aziende, mettere in crisi molti governi, insomma quello che stiamo vedendo da diversi mesi a questa parte. Cerco delle risposte, delle spiegazioni, perché credo che solo attraverso la comprensione dei meccanismi che hanno portato a questo sia possibile cercare soluzioni.

Per darmi delle risposte faccio appello alla mia esperienza lavorativa, ho lavorato 43 anni per una multinazionale ricoprendo nel tempo diversi ruoli fino ad arrivare molto vicino alla dirigenza. Questo mi ha permesso di approfondire molti meccanismi, regole gestionali che governano le grandi multinazionali. Mi ha permesso anche di avvicinare e scambiare qualche battuta con i membri del Ceo e del Cfo.

L’azienda faceva e fa lattine in alluminio e ha sedi e stabilimenti in tutto il mondo, opera a livello globale. Un giorno durante una visita del presidente si parlò di concorrenza, i cosiddetti “competitor”, e il presidente disse una cosa che mi colpì molto: “ragazzi i nostri concorrenti non sono le altre aziende che fanno lattine come noi, anche se qualche volta ci ‘rubano’ i clienti, il nostro e unico concorrente è la plastica, chi la produce e la commercializza”. Devo ammettere che l’affermazione era ed è assolutamente corretta e vera. Ora mi chiedo: ma chi sono i competitor delle multinazionali che gestiscono, sopravvivono, fanno business con lo sfruttamento, la gestione e la distribuzione delle energie di provenienza fossile?

La risposta è piuttosto semplice e intuitiva: non possono che essere le energie rinnovabili, pulite, ecologiche, sostenibili da un punto di vista ambientale. Da questo si può dedurre che tutte le multinazionali legate al fossile hanno un destino comune, così come è comune la volontà di continuare a fare business. Queste grandi e ricche aziende fanno piani di sviluppo a breve, medio e lungo termine – per lungo termine intendo anche 10 o 20 anni nel futuro (cosa che dovrebbero fare anche i nostri governi).

Immagino le riunioni del Ceo di queste multinazionali del petrolio e del gas, specialmente dopo la riduzione degli introiti con il recente lockdown, che hanno visto fallire miseramente tutte le previsioni dei piani a breve, medio e lungo termine. È persino ovvio che la domanda che si sono fatti e che hanno fatto ai propri collaboratori, consulenti e specialisti dei vari settori è stata: come mantenere o migliorare il nostro status quo? Che strategie attuare per assicurare il risultato nell’immediato e nel tempo, come assicurare la realizzazione dei nostri piani di sviluppo? Che forza abbiamo? Qual è la nostra capacità di influenzare il mercato, i governi?

Rispondo io, considerando che tutto, ma proprio tutto al momento nel mondo dipende ed è strettamente legato a doppio filo alle energie fossili. Il rapporto di forza tra cittadini, governi e noi multinazionali è a senso unico: li teniamo tutti per le palle! Purtroppo dobbiamo prendere atto di questo, noi cittadini ci sentiamo impotenti ma a mio parere non ancora sconfitti.

Sicuramente una via potrebbe essere che queste multinazionali decidessero di reinvestire (invece di speculare mandando tutti sul lastrico) nell’utilizzo delle energie pulite cambiando il proprio core business, cosa che però richiede grande lungimiranza perché i capitali e le risorse sia economiche che umane queste multinazionali le hanno. Un’altra soluzione è che noi supportiamo anche economicamente oltre che moralmente chi difende l’ambiente, chi si mobilita per un mondo migliore e più pulito. Per concludere e non prendermi del “comunista mangia bambini” posso assicurare che la multinazionale per cui ho lavorato è fortemente impegnata nella difesa dell’ambiente e nella valorizzazione delle diversità.

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