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La Polonia cede all’Ue, il Parlamento cancella il sistema disciplinare dei giudici per il quale Bruxelles aveva bloccato i fondi del Recovery

Il sistema, secondo l'Ue, metteva a rischio l’autonomia della magistratura, uno dei pilastri dello Stato di diritto sul quale da anni ormai è in corso uno scontro, per motivi diversi, tra le istituzioni europee e i governi polacco e ungherese. Con questa decisione del Parlamento di Varsavia è possibile che l'Europa decida di sbloccare gli stanziamenti

La Polonia cede all’Unione europea e cancella il sistema disciplinare dei giudici che aveva portato Bruxelles a congelare i fondi del Next Generation Eu destinati a Varsavia fino a un suo adeguamento. Il sistema, secondo l’Ue, metteva a rischio l’autonomia della magistratura, uno dei pilastri dello Stato di diritto sul quale da anni ormai è in corso uno scontro, per motivi diversi, tra le istituzioni europee e i governi polacco e ungherese. Con questa decisione del Parlamento di Varsavia è possibile che l’Europa decida di sbloccare gli stanziamenti del piano per la ripresa dopo la pandemia di coronavirus.

Alla fine dello scorso ottobre, la Corte di Giustizia dell’Ue aveva emesso una sentenza contro la Polonia imponendo il pagamento di una multa da 1 milione di euro al giorno alla Commissione per non aver sospeso l’applicazione delle disposizioni nazionali relative in particolare alle competenze della camera disciplinare della Corte Suprema. “Il rispetto delle misure provvisorie ordinate il 14 luglio 2021 dalla Corte Ue – scrivevano in una nota i giudici europei – è necessario al fine di evitare un pregiudizio grave e irreparabile all’ordine giuridico dell’Unione europea nonché ai valori sui quali l’Unione è fondata, in particolare quello dello Stato di diritto”. In quell’occasione, il governo polacco aveva risposto a tono alla decisione dei giudici, sostenendo che “punizioni e ricatti non sono la via giusta”.

Nemmeno un mese dopo, un’altra sentenza della Corte aveva stabilito che nel Paese non vi fosse un’adeguata separazione del potere giudiziario da quello esecutivo, situazione che portava a una violazione dello Stato di diritto. Nella sentenza si legge che “il diritto dell’Unione osta al regime in vigore in Polonia che consente al ministro della Giustizia di distaccare i giudici presso organi giurisdizionali penali superiori, distacco al quale tale ministro, che è al contempo procuratore generale, può porre fine in qualsiasi momento senza motivazione. Il requisito dell’indipendenza dei giudici impone che le norme relative a un tale distacco presentino le garanzie necessarie per evitare qualsiasi rischio di controllo politico del contenuto delle decisioni giudiziarie”. Parole con le quali si tornava implicitamente a invocare un adeguamento del sistema polacco agli standard europei, rivendicando la supremazia del diritto comunitario.