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Fassina: “La guerra deve finire con un compromesso con Putin, altrimenti ci saranno effetti economici devastanti per tutti”

“I dati preoccupanti sul Pil e sull’inflazione? La misura fondamentale di macroeconomia da applicare è una: far finire la guerra attraverso un compromesso con Putin. In caso contrario, se continua la linea sempre più determinata della vittoria dell’Ucraina e del cambio di regime in Russia, la guerra andrà avanti per molto tempo con conseguenze pesantissime soprattutto per i lavoratori e per le piccole imprese“. È la posizione espressa ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta” (Radio Cusano Campus) dal deputato di LeU, Stefano Fassina, che aggiunge: “Bisogna fermare tutti quelli che sostengono che dobbiamo rassegnarci a una lunga guerra. Ormai questa frase si sente ogni giorno. No, non dobbiamo rassegnarci a una lunga guerra, perché questa ipotesi comporta effetti devastanti sul piano economico e sociale: ridurrebbe alla fame l’Africa perché non riceverebbe più grano e fertilizzanti dalla Russia e dall’Ucraina e determinerebbero nuove ondate migratorie. Quindi, non possiamo permetterci una lunga guerra“.

Fassina sottolinea: “Dobbiamo fermare chi da Washington e da Londra o da Varsavia insiste per la vittoria dell’Ucraina. Siccome gli ucraini vanno avanti attraverso le armi che gli diamo noi, la scelta è tutta nostra. Dobbiamo finalizzare gli aiuti militari ed economici a raggiungere un compromesso, perché se invece l’obiettivo, come hanno detto la Casa Bianca, Zelensky e Bruxelles, non è quello di tornare alla situazione antecedente al 24 febbraio 2022 ma è liberare tutto il territorio ucraino, vuol dire che la guerra andrebbe avanti a lungo”.

Il parlamentare spiega: “La seconda misura da prendere contro la crisi economica è fissare un tetto nazionale al prezzo del gas, come hanno fatto Spagna e Portogallo con l’autorizzazione della Commissione Europea. Quando l’abbiamo proposto in Parlamento, la risposta è stata: serve una misura europea. Certo che serve una misura europea, ma non c’è un consenso unanime in Europa per un tetto al prezzo del gas, perché non è che di quel tetto beneficiano tutti i Paesi della Ue. Quelli che fanno extraprofitti col tetto ci perdono e quindi si oppongono. Quindi, non dobbiamo aspettare una misura europea, ma fissare un tetto nazionale al prezzo del gas da soli coi dovuti aggiustamenti, in modo che l’energia elettrica costi meno. Bisogna insistere a tassare gli extraprofitti se è l’unico modo per abbassare il prezzo dell’energia, altrimenti pagano sempre i poveracci“.

Fassina poi osserva: “Andrebbero evitati altri errori come l’ingresso dell’Ucraina nell’Ue o anche di Paesi come Serbia e Macedonia, perché vorrebbe dire aggravare il dumping sociale e fiscale del mercato europeo che poi pagano le lavoratrici e i lavoratori. Ci indigniamo per il livello a cui è arrivato lo sfruttamento sul lavoro, ma dobbiamo essere consapevoli del fatto che, tra le ragioni principali, ci sono i meccanismi di dumping generati dal mercato unico europeo, che ha incluso Stati dove il lavoro è pagato 300 euro al mese, dove non c’è welfare, dove ci sono i paradisi fiscali con una tassazione minimale. Quindi, bisogna stare molto attenti”.