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La Finlandia nella Nato è un incubo per Mosca: perché l’esercito di Helsinki spaventa i russi

Per il World Happiness Report 2022, la Finlandia anche per quest’anno risulta essere il paese più felice del mondo. Nonostante ciò all’orizzonte c’è un nemico che mina i sonni sereni dei finlandesi che ora vogliono un ingresso nella Nato: la Russia rischia di essere circondata sul Mar Baltico in uno scenario geopolitico mutato mentre la Finlandia si scrollerà di dosso il termine di “finlandizzazione”.

La Finlandia condivide un confine di 1340 Km con la Russia. Il 13 aprile i membri del Parlamento finlandese hanno ricevuto un rapporto sulla sicurezza nazionale che ha avviato le loro deliberazioni sull’opportunità di Helsinki di richiedere l’adesione alla Nato. Molti di loro, però, avevano già deciso. Infatti, 112 dei 200 membri del Parlamento hanno risposto a un nuovo sondaggio dell’emittente nazionale finlandese, Yleisradio, nota come YLE. Di loro, 71 hanno affermato che sosterrebbero una candidatura finlandese per l’adesione alla NATO; solo sei hanno detto che non l’avrebbero fatto.

Finora, la Finlandia ha contribuito alla sicurezza in Europa sorvegliando il confine con la Russia. “Il più grande vantaggio che porteremmo alla Nato è davvero che ci occuperemo del confine con la Russia”, ha detto Kaskeala, ammiraglio in pensione e capo della difesa finlandese fino al 2009. “Non voglio vantarmi, ma le nostre capacità militari dovrebbero assolutamente essere prese sul serio”. Certamente per Putin si profila un incubo in più. L’adesione di Helsinki alla Nato è ancora peggiore dell’attuale situazione farraginosa in Ucraina.

La storia ci riporta al 1939, alla guerra d’inverno, quando la Russia cominciò l’invasione potendo contare su un numero di soldati almeno tre volte superiore ai finlandesi e su numerosi tank e velivoli. I finlandesi però conoscevano bene il loro territorio segnato da fitte foreste e numerosi laghi ghiacciati. Adottando una tattica di guerriglia riuscirono a bloccare l’avanzata delle truppe sovietiche per lunghi mesi. I russi decisero di basare la loro tattica sull’utilizzo massivo di carri armati, ispirandosi alla tecnica del Blitzkrieg. Questo approccio tuttavia non risultò particolarmente efficace in quanto i carri non riuscivano a muoversi agevolmente tra paludi, foreste e laghi ghiacciati. Praticamente la stessa tecnica del Blitzkrieg fallita con la recentissima invasione dell’Ucraina.

Oggi l’adesione della Finlandia porterebbe all’alleanza atlantica la sua esperienza di intelligence militare. Le forze di difesa finlandesi impiegano al momento personale relativamente modesto e la Finlandia spende solo il 2% circa del Pil per la difesa, al momento però Helsinki può contare su 280mila soldati, per un totale di 900mila riservisti addestrati. Le forze ufficiali sono sostenute da coscritti; circa tre quarti di tutti gli uomini finlandesi completano il servizio militare e poi – a parte quelli che si arruolano nell’esercito in servizio attivo – diventano riservisti.

La Marina Finlandese è diretta da un “Comando Navale” basato nella città marittima di Turku e retto da un Contrammiraglio, che di fatto è lo Stato Maggiore della Marina. Da questo dipendono i due comandi di area, quello del “Golfo” e quello dell’“Arcipelago”. Ogni comando d’area ha alle sue dipendenze una squadriglia di unità missilistiche, una squadriglia di unità per la guerra di mine ed i battaglioni di difesa costiera (missili, cannoni e fanti di marina). Già nelle precedenti guerre del secolo scorso i protagonisti della difesa finnica sul mare sono state soprattutto le artiglierie costiere e le mine. Infine la riforma dell’intelligence di qualche anno fa rappresenta il cambiamento più profondo mai realizzato nel settore della sicurezza finlandese.

Di sicuro tutto ciò sta dando enormemente fastidio al Cremlino ma allo stesso tempo è poco probabile che Mosca voglia annettersi un giorno la Finlandia ma piuttosto si prepara a spostare armamenti nucleari verso il confine finlandese. La Finlandia da par suo non pensa solo ad una futura invasione via terra, ma anche ad altre forme di attacco come l’avvelenamento di una fonte d’acqua, la neutralizzazione di una centrale energetica o attacchi informatici. Dopo anni di neutralità è richiesta ora una maggiore attivazione.