Ambiente & Veleni

Carrelli di plastica | Il Covid ha sospeso molte buone pratiche: è ora di ricominciare

di Manuela Foschi

I cittadini del mondo, essendo anche consumatori, hanno un grande potere nelle loro mani: quello di scegliere dei prodotti e boicottarne altri. La direttiva Ue Sup (Single Use Plastic), in vigore già dal luglio 2021 e applicata solo ora, dice che alcuni prodotti in plastica sono fuorilegge, ma sono tuttora in commercio e ampiamente usati anche per la paura del contagio da Covid-19. In questi due anni si sono perse di vista diverse buone pratiche, quindi è necessario risensibilizzare i cittadini per fare pressione sulla grande distribuzione e sostenere la nascita di negozi con prodotti “sballati”, alla spina, leggeri e sfusi. Un ritorno alle vecchie ma sostenibili botteghe.

Ci sono i “negozioleggero.it”, la “bottegasfusi.it” e tante piccole realtà in tante città, trasferitesi online con la pandemia, che pur facendo fatica a sopravvivere intendono andare incontro a quei cittadini che ci tengono al futuro del mare, del pianeta e ad un cibo plastic free. Non aiuta però il fatto che l’Italia sia leader nell’industria della plastica in Europa con 162mila occupati nel 2019 (Il Sole 24 ore): 20mila sono nella mia regione, da Rimini a Piacenza, detta la Packaging Valley.

Ma c’è anche un dato che fa ben sperare: l’Italia è tra le maggiori produttrici di bioplastiche in Europa, dal rapporto ASviS, l’Alleanza Italiana per lo sviluppo sostenibile. La mia coscienza sul consumo critico è nata nel 2000 dopo la lettura di un bellissimo libro Invito alla sobrietà felice (Emi Bologna), scritto da Gianfranco Bologna, allora segretario generale del Wwf; Francesco Gesualdi, fondatore del Centro Nuovo Modello di Sviluppo; Fausto Piazza e Andrea Saroldi, promotori di “Bilanci di Giustizia”. In sostanza, diceva che se ogni persona vuole continuare ad usufruire di certi prodotti dovrebbe scegliere quei prodotti per la cui produzione non si inquina, non si sfruttano i lavoratori e non si investono gli utili nella produzione di armi ecc.

A questa lettura è seguita quella di Guida al Consumo Critico e Guida al Vestire critico, redatti meticolosamente dal Centro Nuovo Modello di Sviluppo (Emi 1999, Emi 2006). Da quel momento ho boicottato gran parte delle multinazionali che non rispettavano i criteri suddetti e altri. Molte imprese, chi più e chi meno, condizionate dall’opinione pubblica, si sono così orientate verso una produzione più sostenibile. Il successo di Banca Etica di Padova è il frutto di quel pensiero, come il festival “Fa’ la cosa Giusta”, dal 29 aprile al 1 maggio 2022 a Milano Fiera, un crocevia internazionale di prodotti biologici e di proposte concrete per uno stile di vita sostenibile. E visto l’aumento spaventoso delle plastiche nei mari in questo ultimo decennio, l’emergenza plastica dovrebbe essere ai primi posti del calendario di tutti e non solo degli ambientalisti.

Prima della pandemia era nata, grazie anche alla direttiva Ue per la messa al bando della plastica monouso, una certa sensibilità verso l’argomento. Vivo in una cittadina sul mare Adriatico e nella scuola elementare di mia figlia nel 2019 il comitato genitori a cui appartenevo, insieme agli insegnanti, è stato promotore di un bel progetto per applicare le 4 R (Riduzione, Riutilizzo, Riciclo, Recupero). Il comitato genitori ha distribuito borracce in acciaio a tutti i bambini, sono stati fatti laboratori per educare al riciclo e diffusi volantini con i dati sui quintali di oggetti in plastica ritrovati sulle coste e i comportamenti da adottare per ridurre l’uso della plastica monouso. E’ successo in molte scuole, licei e università in tutta Italia.

Il Covid-19 e la paura del contagio hanno bloccato questo processo virtuoso, così come sono state abbandonate tante modalità consapevoli di fare la spesa. E’ il momento di ricominciare, perché meno plastica significa meno petrolio e meno inquinamento da CO2: grazie al Fatto Quotidiano e alla Campagna “Carrelli di plastica” di Greenpeace.

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