Mafie

‘Da Radio Aut a Radio100 passi’, alla Camera il libro di Sulis e il ricordo di Peppino Impastato. Don Ciotti: “Mafie? C’è clima di normalizzazione”

La ribellione e l’attivismo di Peppino Impastato contro le mafie, attraverso le armi dell’ironia e dell’irriverenza, per smontare il consenso di cui godevano i boss. E ancora la rievocazione di pezzi di memoria e testi del programma ‘Onda pazza‘: il programma con il quale dai microfoni della sua emittente ‘Radio Aut‘, rompendo con la sua famiglia mafiosa, il giovane militante comunista e attivista di Democrazia proletaria – fatto saltare in aria dalla mafia il 9 maggio 1978 – derideva il boss Gaetano Badalamenti. E poi un viaggio attraverso gli incontri con i ragazzi presso la radio, nelle scuole, a “Casa memoria” della madre Felicia Impastato. C’è questo, e non solo, nel libro “Da Radio Aut a Radio 100 Passi”di Danilo Sulis, storico amico di Peppino Impastato, presentato alla Camera dei deputati, con un’iniziativa promossa dal deputato M5s e questore della Camera, Francesco D’Uva: un saggio che nasce “per i giovani”, spiega l’autore, con “l’obiettivo di accompagnare il lettore in un viaggio lungo 40 anni tra lotta alla mafia, impegno civile, musica e informazione”. Perché per fare rinascere quella esperienza di Radio Aut, raccontata anche dal cinema, Sulis ha fondato Radio 100 passi.
Nel corso della presentazione è stato ricordato come la storia di Peppino Impastato sia stata anche una storia di depistaggi. E di un’inchiesta, quella per accertare la responsabilità di chi volle depistare le indagini sul suo omicidio, poi finita, quarant’anni dopo, in prescrizione. Soltanto grazie all’ostinazione dei compagni e della mamma Felicia, che portarono le prove dell’omicidio, fu possibile aprire un processo per omicidio. “La cosa straordinaria è che dopo la morte di Peppino Radio 100 Passi ha trasmesso da casa di Gaetano Badalamenti, il mandante dell’omicidio. La voce di Peppino Impastato torna a parlare dal quartier generale di chi quella voce si era illuso di spegnere”, ha ricordato Don Luigi Ciotti, che da anni attraverso Libera, si batte contro le mafie.
Oggi il Paese sta andando indietro, non in avanti. C’è un clima di normalizzazione, quello delle mafie è diventato uno dei tanti problemi come la droga, l’usura, l’agromafia, il gioco d’azzardo. Si va verso la normalizzazione perché c’è meno sangue, meno violenza. Ma questi sono i momenti in cui bisogna investire ancora di più perché i mafiosi si sono mimetizzati e sono sottotraccia, ma sono ancora più forti. Li trovate in tutta Europa e in tutto il mondo”, ha sottolineato Don Luigi Ciotti. Rischio di normalizzazione anche sul piano legislativo? “La nostra normativa è invidiata in tutto il mondo, ma c’è da dire che spesso le leggi sono strumentalmente incomplete, con alcune ambiguità. Bisogna fare di più”, ha aggiunto Ciotti.

Ma non solo. Il fondatore di Libera ha invocato “una terza via” per difendere le donne che si ribellano alla logica mafiosa: “Sono le grandi protagoniste dell’impegno contro la criminalità organizzata. Donne che dicono ‘basta’. Libera segue decine di queste donne che vivono in fuga eterna. Questo è inaccettabile. Per questo, chiediamo a gran voce un intervento del legislatore, che consenta di tutelare queste donne coraggio e di dare loro una nuova vita”, ha auspicato.

“Ciotti ha ragione. La politica dovrebbe arrivare prima della magistratura, invece spesso le nostre mosse arrivano dopo”, ha spiegato pure D’Uva, sul clima di ‘normalizzazione’ denunciato da Ciotti sulla lotta alle mafie. E ancora, sulla riforma dell’ergastolo ostativo, approvata in commissione Giustizia, ma ancora attesa in Parlamento (che ha tempo fino al 10 maggio per approvare la nuova normativa sulla libertà vigilata ai boss stragisti che non collaborano, dopo la bocciatura della Consulta e l’anno di tempo concesso al legislatore, ndr) il parlamentare pentastellato ha aggiunto: “Si tratta di un buon testo, spero non sia ulteriormente emendato e approdi presto in Aula”.
In ricordo di Impastato, infine Ciotti ha aggiunto: “Oggi Peppino continua a parlare. Quando penso alla sua storia, inevitabilmente il mio pensiero vola a Felicia, la sua mamma, che non ha mai cercato vendetta, ma solo verità e giustizia“.