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Il Senato vota per salvare Giovanardi dal processo. “Insindacabili le pressioni per aziende vicine a cosche”. No di M5s-Pd-Leu: “Non sono condotte da senatore”

Il 17 novembre 2020 il tribunale di Modena aveva chiesto il giudizio immediato per l'ex parlamentare. Hanno votato contro i senatori di Pd, Leu e Movimento 5 stelle. La replica: "Riconosciuto che il lavoro da me svolto sulla materia rientra nell'ambito della legittima, ed io aggiungo doverosa, attività di un rappresentante del popolo"

L’asse centrodestraItalia viva in Senato ha votato compatto per salvare Carlo Giovanardi dal processo. L’Aula di Palazzo Madama si è infatti espressa a favore dell’insindacabilità dell’ex parlamentare Ncd nell’ambito del procedimento aperto dal Tribunale di Modena nel 2020 sul cosiddetto caso White List: sono stati 113 i voti favorevoli, 90 i contrari e 8 gli astenuti. Hanno invece votato contro Pd, LeU e M5s. L’assemblea ha così accolto la proposta della Giunta per le immunità parlamentari che chiedeva di considerare le dichiarazioni del senatore come opinioni espresse nell’esercizio delle sue funzioni e che aveva inoltre richiesto che non fossero utilizzati i due video del 2014 in cui si sente l’allora senatore conversare con il costruttore Augusto Bianchini, poi condannato in appello per mafia. La vicenda si trascina da tempo a Palazzo Madama e, solo a maggio scorso, l’Aula aveva dato il via libera all’uso di una intercettazione e dei tabulati del processo Aemilia.

Il caso Il tribunale di Modena il 17 novembre 2020 ha chiesto il giudizio immediato per l’ex parlamentare: era accusato di presunte pressioni, esercitate nel 2016, su alcuni funzionari della prefettura e del gruppo interforze che dovevano decidere sulla white list, la lista delle imprese autorizzate a lavorare negli appalti pubblici per la ricostruzione post terremoto in Emilia. In particolare Giovanardi era accusato di svolto attività per ottenere, a favore delle imprese Bianchini Costruzioni S.r.l. e IOS di Bianchini Alessandro, la revoca dell’esclusione dalla cosiddetta white list. La Bianchini S.r.l era appunto l’impresa di Augusto Bianchini, costruttore modenese condannato in appello nel processo Aemilia a nove anni per concorso esterno in associazione mafiosa (il figlio Alessandro, invece, ha avuto un anno e otto mesi). Giovanardi era imputato per rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio, violenza o minaccia ad un Corpo politico, amministrativo o giudiziario o ai suoi singoli componenti, oltraggio a pubblico ufficiale e violenza o minaccia ad un pubblico ufficiale, per aver posto in essere una serie di attività volte ad ottenere, a favore delle imprese Bianchini Costruzioni S.r.l. e IOS di Bianchini Alessandro e altri, la revoca dell’esclusione dalla cosiddetta white list – e cioè l’elenco degli imprenditori non soggetti a tentativo di infiltrazione mafiosa, rilevante nel contesto dei pubblici appalti – operata dal Prefetto, con nuovo inserimento e ripristino delle facoltà previste per le imprese iscritte”.

La Bianchini Costruzioni a metà 2013 era stata esclusa dalla white list della prefettura di Modena per i sospetti di avere legami con uomini vicini al clan dei Grande Aracri di Cutro, in Calabria. Per questo Alessandro Bianchini, figlio del patron della ditta, Augusto, ha poi aperto così una sua azienda, la Ios che secondo la Dda di Bologna era solo un modo per aggirare l’interdittiva. Ma la Prefettura sospetta che dentro la Ios ci sia la partecipazione di Augusto Bianchini e non la ammette alle liste. A quel punto, secondo i pm, entra in gioco Giovanardi per cercare di far inserire le aziende nella lista di quelle che possono svolgere i lavori di ricostruzione. Dalle registrazioni effettuate dallo stesso Bianchini, si sente l’ex senatore spiegare di aver discusso con l’allora prefetto e con l’allora questore e di avere chiesto ragioni del perché anche l’azienda di Alessandro Bianchini stia avendo dei problemi: “Gli ho detto à la guerre comme à la guerre. Io su questa roba faccio tutta una interrogazione con tutti i passaggi, eh? Con Bianchini… io se fossi in lui… verrei qua con la rivoltella e vi ammazzo tutti… vi rendete conto che state facendo delle robe… folli!… folli!!”. Poi spiega di essere pronto a fare tutti i passaggi parlamentari necessari, ma non sa che i due sono già sotto inchiesta da parte della Dda di Bologna. “Era mio dovere intervenire – ha spiegato successivamente –, poi mi fermo davanti alle inchieste penali perché le interdittive sono solo atti amministrativi”. Secondo la Dda di Bologna, dagli incontri di Giovanardi con i Bianchini e i pubblici ufficiali emerge che l’ex senatore chiese ed ottenne un incontro in un locale pubblico con il colonnello Stefano Savo, Comandante Provinciale, e con il tenente colonnello Domenico Cristaldi, Comandante del Reparto Operativo, “nel corso del quale apertamente minacciava i due ufficiali e ne offendeva il decoro” chiedendo i motivi della loro posizione contro i Bianchini e “chiaramente pretendendo un cambio della predetta posizione”.

La difesa di Giovanardi – Ieri 15 febbraio, la Giunta delle immunità parlamentari aveva approvato la relazione del senatore leghista Simone Pillon. “Hanno riconosciuto”, aveva dichiarato Giovanardi, “che il lavoro da me svolto sulla materia con interrogazioni ed interpellanze, interventi in Aula, in Commissione Giustizia ed in Commissione Antimafia rientra nell’ambito della legittima, ed io aggiungo doverosa, attività di un rappresentante del popolo”. Secondo Giovanardi, ha “criticato decisioni sbagliate della Prefettura di Modena che hanno portato alla perdita di centinaia di posti di lavoro ed al fallimento di Aziende del territorio, di cui è stato dimostrata successivamente la totale estraneità a collusioni mafiose”. Le decisione “sbagliate” però sono state confermate dalla condanna in appello per Augusto Bianchini. “Ribadisco quello che ho più volte sostenuto in Senato e sul territorio”, ha concluso Giovanardi, “e cioè che i cittadini e gli imprenditori devono temere e combattere mafie, camorra e ndrangheta e non aver paura dello Stato che combatte questi fenomeni criminali”.

Pd, M5s e Leu contrari. Italia viva a favore – In Aula, al momento delle dichiarazioni di voto, ha parlato il senatore Pietro Grasso (Misto-Leu) e ha sostenuto che i reati contestati, tra cui violazione del segreto d’ufficio e minacce, non abbiano alcun legame funzionale con l’esercizio dell’attività parlamentare. Mentre Agnese Gallicchio (M5s) ha riferito che l’ipotesi di insindacabilità delle opinioni non possa essere estesa alle condotte. Infine Anna Rossomando (Pd) ha affermato che la garanzia costituzionale sia applicabile solo all’ipotesi di oltraggio e che non spetti alla Giunta modificare i capi di imputazione o stabilire se le condotte contestate sussistano o no. In difesa di Giovanardi è invece intervenuto il vicepresidente di Italia viva in Senato Giuseppe Luigi Cucca: “È evidente che il senatore Giovanardi non ha fatto nulla di male ma si è limitato a esprimere la sua opinione su casi specifici”, ha dichiarato. “Chi conosce Giovanardi sa che ha un modo i porsi un po’ particolare di porsi, ma sicuramente non si può accusare di aver trasceso ed essere andato oltre le sue prerogative. Ha fatto interventi pesanti, ma mai scaduti nel dileggio o nella calunnia, che avrebbero escluso l’insindacabilità, ma sempre nell’ambito di una corretta attività parlamentare. Dobbiamo mandare a processo un parlamentare – va avanti nella sua difesa – solo perché si è permesso di mettere in discussione solo perché ha espresso a più riprese la sua opinione su quei fatti e sul rilascio delle certificazioni antimafia, solo perché ha svolto la sua attività in parlamento? La relazione della Giunta per le immunità – conclude – è corretta e va accolta, perché così non tuteliamo solo Giovanardi, ma l’attività dei parlamentari e la libertà di esprimere le proprie opinioni”.