Economia

La crisi ucraina e i rischi di penuria di gas per l’Europa. Le forniture via nave possono compensare fino a due terzi dei flussi russi

I punti di approdo europei di gas liquido sono in grado di ricevere circa 230 miliardi di metri cubi di gas all'anno e sono, di solito, ampiamente sottoutilizzati. Il problema riguarda la rete su terra che non è in grado di assicurare una efficiente redistribuzione. Gli altri gasdotti hanno capacità modeste: il Tap trasporta al massimo 10 miliardi di metri cubi l'anno, un sesto dei consumi italiani

Gli Stati Uniti e i suoi alleati stanno preparando dei piani di emergenza per compensare un’ eventuale riduzione delle vendite del gas russo all’Europa, come conseguenza di una possibile escalation della crisi Ucraina. Lo ha riferito oggi una fonte dell’amministrazione di Joe Biden, mettendo in guardia Mosca a non usare come un’arma politica le forniture energetiche. Dall’ex repubblica sovietica passa circa un terzo di tutto il gas russo che giunge in Europa e che soddisfa(va) il 40% del fabbisogno del Vecchio Continente. Nei giorni scorsi si era avuta notizia di colloqui tra Washington e il Qatar per assicurare all’Europa forniture supplementari di gas in caso di necessità. Il piccolo paese mediorientale possiede le terze riserve naturali al mondo di gas ed è il primo esportatore globale di gas liquido. Sarebbe sufficiente? In teoria sì, in pratica “nì”.

I punti di approdo europei di gas liquido sono in grado di ricevere circa 230miliardi di metri cubi di gas all’anno e sono, di solito, ampiamente sottoutilizzati. Da questo punto di vista i margini per compensare lo stop del gas russo ci sarebbero. Nell’ultimo mese il calo dei flussi provenienti dalla Russia, scesi da 350 milioni a 250 milioni di metri cubi al giorno, è stato pressoché completamente compensato dall’arrivo di navi, con le consegne via mare passate da 150 a 260 milioni di metri cubi. Sostanzialmente stabili invece (con un rialzo nell’ultima settimana) i flussi proveniente dalla Norvegia, il secondo fornitore per il consumo europeo dopo Mosca.

Il problema del gas liquido riguarda più che altro la rete di trasporto sul suolo europeo che entra in gioco una volta che le navi hanno sbarcato il carico nei rigassificatore. Questa sì, insufficiente ad assicurare una piena sostituzione dei flussi russi. La Spagna è ad esempio il paesi europeo che vanta il maggior numero di punti di approdo (7) ma non dispone di una rete in grado di redistribuire agli altri paesi in modo efficiente il gas ricevuto. Altri 4 impianti si trovano in Francia, 2 in Italia e poi si contano scali in Olanda, Belgio Grecia e Polonia. Secondo gli analisti della banca statunitense Citi, l’Europa è in grado di rimpiazzare con forniture via nave circa i due terzi del gas che arriva dalla Russia. In caso di crisi le conseguenze su attività industriale sono da mettere in conto, scrive quindi la banca, così come un “razionamento” delle forniture elettriche e diffusi blackout.

Russia, Norvegia e Algeria forniscono insieme l’80% del gas utilizzato in Europa. Ogni anno il colosso statale russo del gas Gazprom pompa verso l’Europa circa 180 miliardi di metri cubi di gas (oltre il triplo di tutte le riserve naturali di gas italiano a cui qualcuno vorrebbe attingere per superare la crisi). Lo fa attraverso una manciata di gasdotti. Yamal, che passa da Polonia e Bielorussia e si biforca verso Germania ed Ucraina. Dall’ex repubblica sovietica passa anche il Tag che arriva in Austria e quindi in Italia. In Puglia approda il Tap che trasporta il gas dell’Azerbaigian ma che ha una capacità relativamente modesta, 10 miliardi di metri cubi l’anno, più o meno un sesto dei consumi italiani. Non è quindi in grado di giocare un ruolo rilevante nel processo di sostituzione del gas russo. Maggiori le capacità la vanta Transmed che arriva nel nostro paese dall’Algeria ed è in grado di trasportare 30 miliardi di metri cubi. Ma la pipeline è già pienamente utilizzata e con margini di ulteriore sfruttamento limitati. L’Italia, a differenza si Spagna, Portogallo e Belgio, può contare su buone capacità di stoccaggio.

Al momento i depositi italiani mostrano livelli di riserve superiori alla media europea. Il nostro paese importa però circa il 90% del gas che consuma, una percentuale analoga si rileva in Germania, uno dei paesi più esposti alla crisi ucraina. Non a caso Berlino si sta molto spendendo per abbassare la tensione. In Germania si gioca anche la partita cruciale del North Stream 2, gasdotto con una capacità di 55 miliardi di metri cubi l’anno, ormai pronto ma fermo. La condotta unisce direttamente le coste russe con quelle tedesche attraversando il mar Baltico. Taglia quindi fuori l’Ucraina e questo non piace agli Stati Uniti che da sempre osteggiano il progetto visto come ulteriore fattore di avvicinamento tra Berlino e Mosca. L’entrata in funzione del gasdotto ridurrebbe infatti la presa energetica di Washington sull’Europa esercitata attraverso l’Ucraina. In cima alla lista di sanzioni che scatterebbero in caso di invasione dell’Ucraina c’è il congelamento a tempo indeterminato di questa infrastruttura. In attesa che si sciolga questo nodo la salvezza dell’Europa è affidata alla flotta di circa 400 giganteschi vascelli che trasportano gas liquido in tutto il mondo. Nel breve termine può forse bastare. Per periodi più lunghi il Vecchio Continente non è al momento in grado di fare a meno del gas russo e le scelte strategiche degli ultimi anni non hanno fatto nulla per allentare questa dipendenza.