Società

Insetti come alimenti: il pensiero unico arriva in tavola

Si sta già da qualche tempo delineando una nuova inquietante tendenza a sdoganare gli insetti come nuovo pasto per i popoli europei. Addirittura, vi sono master e corsi universitari dedicati al tema, come se fosse la cosa più ovvia e magari anche positiva al mondo. E i rotocalchi di ortodossa fede neoliberale fanno a gara nel dare entusiasticamente la notizia che, presto, sulle nostre tavole arriveranno gioiosi larve e insetti.

Il problema mi pare possa affrontarsi da una duplice e sinergica prospettiva, culturale e socio-economica. Sul versante culturale, stiamo assistendo ai processi di disidentificazione, vale a dire di distruzione delle identità culturali e financo gastronomiche dei popoli. Come ho cercato di sottolineare nel mio libro Difendere chi siamo, il nichilismo della globalizzazione mercatista mira a produrre il vuoto identitario e culturale, vale a dire il piano liscio ideale per lo scorrimento accelerato e onnidirezionale delle merci.

Il piatto unico degli insetti è la variante gastronomica del pensiero unico. È, per così dire, il pensiero unico a tavola. Sul versante culturale, lo sdoganamento degli insetti come cibo astrattamente nutriente e concretamente a basso costo segnala nemmeno troppo obliquamente la preoccupante tendenza all’immiserimento delle classi medie e dei ceti lavoratori, condannati ai processi di ilotizzazione e di riplebeizzazione connessi alla globalizzazione infelice dei mercati. La globalizzazione coincide con la “glebalizzazione” dei ceti medi e delle classi lavoratrici, alla loro perdita di diritti e di potere d’acquisto. Il tutto naturalmente è nobilitato dalla solita insopportabile retorica neoliberale che va ripetendo come un mantra “avete finora vissuto al di sopra delle vostre possibilità”. Si tratta forse della fine della società signorile di massa, come la ha definita Luca Ricolfi, e del prevedibile avvento della società orizzontale, omologata e riplebeizzata.

Il sempre celebrato libero mercato globale coincide in verità con un perverso libero cannibalismo planetario, con la licenza, cioè, per il più forte di massacrare senza pietà e senza limitazioni, appunto in forma deregolamentata, il più debole. Non occorre una fantasia esagerata per immaginare un non remoto futuro in cui le nuove plebi senza diritti dovranno, per sopravvivere, mangiare insetti “nutrienti” e propagandati pure come sfiziosi e deliziosi, mentre gli happy few, figli di un dio superiore, potranno serenamente seguitare a nutrirsi con vivande appetitose e gustose.

Mica qualcuno vorrà davvero credere che larve e insetti saranno per tutti? Sarà il trionfo della solita concezione neoliberale della libertà: mangiare insetti è un tuo diritto, nessuno ti obbliga a farlo, salvo poi il fatto che sarà la tua stessa condizione economica a non permetterti di mangiare altro… Insomma, lo abbiamo inteso da tempo: nemmeno la globalizzazione sarà un pranzo di gala.