Politica

Sanità lombarda, sui direttori generali la politica premia la fedeltà più che la competenza /4

Qui la prima, la seconda e la terza puntata sulla riforma della sanità lombarda

Il ruolo dei tecnici e i criteri di selezione: art 12

I direttori generali delle varie agenzie sanitarie regionali hanno tra le funzioni quella di svolgere un supporto tecnico specialistico nei confronti della giunta regionale tramite l’assessorato alla sanità; come questa giunta ha inteso il delicatissimo rapporto tra tecnici e politici? I tecnici si interfacciano con la giunta per il tramite di altri tecnici, quei scelti dalla giunta per lavorare in direzione generale dell’assessorato alla sanità. È il rapporto tra i tecnici della direzione generale e i politici ad essere contorto.

In giunta vengono premiati i tecnici “yes men” nella direzione generale; chi si pone in maniera critica costruttiva viene poco ascoltato, mandato via, o ha tali mal di testa cronici da andarsene lui stesso. Pertanto le proposte migliorative che arrivano dal basso verso i tecnici della direzione generale hanno un muro di gomma ostativo dovuto al fatto che le “idee” partono dal politico, verso il tecnico della direzione generale che in maniera poco critica le dispone ai direttori generali che le impongono ai primari ed essi al personale sanitario.

L’art 12 disciplina i rapporti tra politica e direttori generali. La legge definisce le modalità con cui la giunta li seleziona, a partire dalla lista degli idonei, come chiede il ministero. Da questa lista la giunta ne seleziona fino a 300 (non è previsto un numero minimo). E li sceglie per i loro titoli e dopo un colloquio. Quindi su nomina puramente fiduciaria. Ma come? Io sono un medico ospedaliero, dirigente medico di primo livello, quindi un soldato semplice, un operaio specializzato. Per il mio concorso pubblico ho dovuto presentare i titoli e poi sostenere priva scritta, orale e prova pratica. E il megadirettore se la cava con un colloquio, la cui valutazione è del tutto discrezionale? Si premia la fedeltà più che la competenza.

In questo la legge peggiora addirittura lo schema precedente Maroni, che prevedeva almeno un test scritto. Immagino un governo delle nomine trasparente e che preveda la partecipazione pubblica: il direttore generale di un grande ospedale o Asst proviene da chi, nella lista degli idonei, voglia partecipare al quel concorso, diciamo a Como. I 20 candidati fanno un test e ne passano 16. Regione organizza momenti pubblici di confronto tra i 16 e i cittadini, sanitari e sindaci del comasco, in modo che emergano i profili. Poi regione decida, prendendosi però la responsabilità di scegliere dopo un dibattito pubblico. Così si fa con i candidati shortlisted per la nomina a segretario generale della Organizzazione Mondiale della Sanità. La nuova legge toglie l’unico criterio non soggettivo nel processo di nomina, il test.

Espungere il test manda un messaggio corrotto ed è sintomatico di un clima, evidenziando la distanza siderale dallo sforzo di Mario Draghi, che con il ddl Concorrenza sta coraggiosamente mettendo mano ai criteri di nomina. Tale distanza è ben rappresentata da un esempio recentemente accaduto, incredibile: in Lombardia se un vice assessore di Forza Italia passa a Fratelli d’Italia, e Forza Italia si incazza, ciò che accade nell’anno 2021 è che il fratello di quel vice assessore, direttore generale di una grande Asst, viene punito e trasferito in una Asst più periferica. Questo il paradigma di 27 anni di potere ininterrotto nella gestione del potere.

Agenzia regionale di controllo del servizio sociosanitario lombardo (ACCS), art 11

Secondo legge dovrebbe essere un ente tecnico scientifico terzo e indipendente, ma il Presidente è nominato dalla giunta regionale. L’agenzia riferisce alla giunta e presenta solo una volta l’anno il suo piano di controlli in commissione Sanità. L’agenzia predispone e propone alla Giunta il piano annuale dei controlli, ma si interfaccia solo con le Ats. Sono loro ad applicare i controlli ai soggetti erogatori; gli erogatori sono controllati da Ats e il ruolo della Agenzia non è nemmeno percepito. La nuova legge non sana questo sfilacciamento/frammentazione dei meccanismi di controllo, che rimangono deboli e in dialogo solo con la giunta e Ats. Agenas rileva:

1) Disomogeneità/eterogeneità di approccio nelle azioni di controllo, sia tra équipe territoriali diverse sia tra aggregazioni territoriali all’interno della stessa Ats. Ciò rappresenta la critica principale che gli enti erogatori pongono a carico del sistema di controllo;

2) Frammentazione tra funzioni di vigilanza e controllo di appropriatezza e tra attività in capo a strutture/dipartimenti con competenze diverse;

3) alcuni requisiti di accreditamento sono obsoleti e vi è necessità di armonizzare i criteri di erogazione delle sanzioni;

4) Parziale scostamento tra adempimenti previsti dalle Regole di Sistema/DGR vigenti e l’attività di controllo programmata dalle Ats (dal confronto con le Ats è emerso che non tutti gli adempimenti previsti sono oggetto di esplicita verifica, a volte per carenze nei flussi informativi, a volte per ragioni di natura organizzativa).

Per garantire autonomia e indipendenza dell’Agenzia, è indispensabile slegarla il più possibile dal rapporto con la Giunta regionale. Un mio emendamento propone che gli organi dell’Agenzia siano nominati dalle Conferenze dei Sindaci e ad essi si riferiscano in prima battuta.

Per garantire una efficacia dei controlli, l’Agenzia va potenziata con compiti di programmazione, analisi, vigilanza e supervisione dell’attività di controllo svolta sul sistema di erogazione delle prestazioni da parte di aziende pubbliche e private accreditate. Inoltre deve avere competenza sull’emanazione di direttive, dopo l’analisi sui risultati dell’attività di controllo. Infine l’Agenzia ha sulla carta un ruolo riguardo alla soddisfazione degli utenti, ma la definizione è vuota se non viene dotata di strumenti.

Oggi il 90% delle spese della Regione Lombardia riguarda la sanità. Sono soldi dei contribuenti, ma la loro opinione oggi non conta nulla. La mia proposta: dopo ogni prestazione ricevuta, il paziente compilerà alla dimissione un questionario online inviato direttamente in Agenzia. Molti reparti adottano già questionari di soddisfazione dell’utente, soprattutto su aspetti non secondari come l’accoglienza, la pulizia, la gentilezza, presenza di una lettera di dimissioni e di un appuntamento prenotato post dimissione, etc. Ma sono strumenti ad uso interno. Se il cittadino avesse la possibilità di esprimersi e i reparti con questionari positivi ricevessero un rimborso regionale un poco più corposo per quella prestazione DRG, mentre a questionario negativo un po’ meno, avremmo dato potere ai cittadini e spinto il reparto a migliorarsi.