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Crisanti: “Ingiustificato green pass a 72 ore. Va dato solo a vaccinati e a chi ha fatto tampone da meno di 24 ore”

Sicuramente il green pass è un’anomalia, perché la protezione del vaccino dall’infezione decade dopo sei mesi, passando dal 95% al 40%. Quindi, aver protratto la validità del vaccino da 6 mesi ad un anno non ha nulla di scientifico. Anche il tampone molecolare ogni 2 o 3 giorni non è giustificabile, perché va fatto ogni 24 ore: una persona si può infettare il giorno dopo oppure essere infetta a livelli bassi quando fa il tampone per poi avere una carica virale pazzesca dopo 3 giorni “. Lo afferma ai microfoni di “24 Mattino”, su Radio24, Andrea Crisanti, direttore Dipartimento di Microbiologia Molecolare Università di Padova, commentando l’obbligo del green pass sul posto di lavoro a partire dal 15 ottobre.


Il virologo ribadisce: “Non c’è nulla che giustifichi misure di questo genere. Come ho già detto, il green pass è una misura per indurre la popolazione a vaccinarsi e in effetti abbiamo raggiunto livelli importanti di vaccinazione. Ma perché abbia un impatto sulla trasmissione del virus, il green pass dovrebbe essere limitato a quelli che hanno fatto la seconda dose entro sei mesi e a chi ha fatto il tampone dopo le 24 ore. É chiaro che questa non è una cosa praticabile. Tuttavia – continua – questo produce delle contraddizioni che sono poi un varco per tutti quelli che sono contro il green pass e che hanno manifestato due giorni fa. Quelle proteste sono la testimonianza di una certa insofferenza. Quello che impressiona è il numero delle persone che hanno manifestato, sicuramente superiore a quello registrato nelle precedenti occasioni. Ma questo è anche il risultato di messaggi e di approcci contradditori“.

Crisanti osserva: “Oggi in Italia abbiamo 30-40 decessi al giorno e un numero ridicolo di infezioni. Evidentemente c’è una discrepanza ingiustificabile, perché in tutti gli altri Paesi d’Europa e del mondo c’è un rapporto di uno a mille rispetto ai numeri dei casi e dei decessi. Non si capisce perché in Italia abbiamo questi numeri. Dovremmo avere anche noi un numero molto più grande di contagi, dell’ordine di 15mila-20mila contagiati. In Inghilterra hanno 150 decessi al giorno e 30mila casi quotidiani. E ritengono di sottostimarli perlomeno per la metà – conclude – In Italia non si spiega come mai con 30-40 decessi al giorno si abbiano 3mila casi quotidiani. È un’anomalia tutta italiana. O non stiamo testando abbastanza oppure non stiamo registrando i casi oppure le persone fanno i test da soli e non si autodenunciano. Non lo so, ma comunque c’è qualcosa che sicuramente non va. La gente pensa “abbiamo 1000 casi, è finito tutto”, invece non è finito niente“.