Società

Vaccini, basta con le iperboli retoriche: serve una strategia per convincere gli indecisi

Basta con queste iperboli retoriche in cui si addita l’avversario come il nemico pubblico numero uno. Basta col paragonare il green pass alla stella di David sui vestiti degli ebrei. C’è un abisso logico ed emotivo: sul piano logico gli ebrei non potevano certo togliersi la bolla razzista, come invece possono fare gli sprovvisti del lasciapassare verde, vaccinandosi; su quello emotivo paragonare le camere a gas a una puntura nel braccio è una sonora stupidaggine. Basta con l’additare i non vaccinati come tutti scemi che non ragionano o come “sorci che devono rimanere in casa”. Molti hanno ragioni logiche e soprattutto emotive/istintive che li trattengono (quello che sentono di pancia e di cuore).

Dopo il mio ultimo post, che verteva sulla constatazione che, per gran parte dei non vaccinati, la motivazione della non adesione è emotivo/istintiva e non razionale, alcuni amici mi hanno chiesto: tu cosa proponi? Provo a rispondere.

1) Smettere di denigrare i non vaccinati descrivendoli come stupidi o privi di logica. Se si mette in un angolo un gattino impaurito senza dargli vie di fuga può diventare molto difficile accarezzarlo o dargli da mangiare e, soprattutto, si rischia di farlo divenire aggressivo, per disperazione.

2) Smettere di cercare di convincerli solo con ragionamenti ammantati da logica. Perché è come dire loro che non sono razionali, che non capiscono e, quindi, ciò è implicitamente offensivo. Inoltre si persiste nel non riconoscere la vera motivazione di pancia e di cuore, non di cervello.

3) Cercare un approccio emotivo/istintivo, proponendo una figura autorevole non divisiva. Soprattutto togliere la parola a tutti quei medici o virologi narcisisti che farebbero qualsiasi cosa pur di sputare una sentenza a effetto. Ad esempio, secondo me il direttore dell’Istituto Superiore di Sanità dovrebbe parlare a tutti, senza demonizzare nessuno, ma consigliando in quanto medico, impersonando il ruolo istituzionale del “buon padre di famiglia”. In questo momento occorre chiarire e ribadire che non esiste una soluzione perfetta. Da un lato c’è un vaccino con qualche pecca e dall’altra la possibilità/rischio di ammalarsi. Inutile disconoscere i limiti del vaccino, enfatizzandone solo i pregi, sennò potrebbe sembrare ci sia qualcosa da nascondere quando si prospetta solo il bello di una situazione, misconoscendone i difetti.

4) Permettere a chiunque l’accesso ai centri vaccinali, senza prenotazione. Capisco che è più facile un’organizzazione che prevede la prenotazione, ma si deve tenere conto che molte persone soffrono enormemente durante l’attesa. L’ansia anticipatoria, come dice la parola stessa, viene a molte persone dopo la prenotazione, durante i giorni in cui si attende la vaccinazione. Sarebbe auspicabile permettere che una persona decida sul momento, in base a un afflato emotivo e a un istinto, senza quindi l’ansia di muoversi in anticipo. Diverse persone passano momenti in cui provano timori, alternati a fasi in cui vorrebbero subito vaccinarsi per togliersi il pensiero.

5) Permettere a tutti l’entrata di un accompagnatore, che ora è precluso, se non in casi eccezionali. Molte persone si sentirebbero rassicurate dalla presenza di un parente o un amico.

6) Proporre la possibilità di ricevere il vaccino presso il proprio medico di famiglia, che ognuno conosce personalmente e di cui, normalmente, si fida. Anche qui ci sono problemi logistici, soprattutto per la conservazione del vaccino e per il numero dei vaccinati in un giorno, ma si potrebbero superare.

7) Permettere ad alcune persone la vaccinazione a domicilio (su richiesta). Finora si è attuata in casi legati a patologie fisiche molto importanti. Occorre riconoscere che anche l’ansia è una patologia che richiede tatto e disponibilità per cui, ora che i vaccini sono abbastanza abbondanti, opterei anche per questo canale che rassicura l’interlocutore.

8) Istituire un consultorio medico in ogni provincia, aperto ai dubbiosi. Se qualcuno ha perplessità potrebbe telefonare e prendere un appuntamento per farsi spiegare (singolarmente o a piccoli gruppi) i pro e i contro delle varie opzioni. Molte persone hanno paura a consultare per un chiarimento il medico di famiglia o ospedaliero, per timore di sentirsi bollare come “stupidi” che non capiscono.

9) Chiarire che il green pass serve per proteggere al chiuso le persone già vaccinate da un contagio che, al di la della gravità della malattia, diffonde il virus nella popolazione. Non deve apparire un divieto verso qualcuno, bensì una protezione verso altri.

10) Chiarire che, indipendentemente dalle scelte personali (libere quando si tratta di salute) si verrà curati al meglio possibile. Allo stesso modo in cui si curano i diabetici che continuano a mangiare i dolci o i tabagisti che continuano a fumare.

11) Accettare l’idea che il 10/15% delle persone non si vaccineranno in tutto il mondo e anche in Italia, indipendentemente da ogni strategia o tattica. Il rischio concreto è che i non vaccinati, se si insiste in atteggiamenti di denigrazione, cercando solo di convincerli col ragionamento, divengano il 20 o addirittura 25%. Lo scopo di queste misure dovrebbe chiarire che si è convinti della bontà della vaccinazione, ma si lascia libertà di scelta e si facilità l’adesione emotiva/istintiva.