Politica

Caso Durigon, lettera dell’Anpi a Draghi: “Sono passati troppi giorni. È ora di dare un segnale e di rimediare al vulnus istituzionale”

Il presidente dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia, Gianfranco Pagliarulo, chiede una "positiva e radicale assunzione di responsabilità da parte del Governo che non può che tradursi nella rimozione del sottosegretario dal suo incarico"

“DURIGON FUORI DAL GOVERNO!” – FIRMA LA NOSTRA PETIZIONE SU CHANGE.ORG

Mentre continua il silenzio del presidente del Consiglio sul caso Durigon, l’Anpi ha deciso di scrivere una lettera a Mario Draghi per chiedere che sia dato “un segnale”. Sono passate infatti quasi due settimane da quando il sottosegretario leghista al ministero dell’Economia Claudio Durigon ha chiesto l’intitolazione ad Arnaldo Mussolini del parco di Latina, attualmente dedicato a Falcone e Borsellino. E, nonostante gli appelli e le prese di posizione, niente è cambiato per il leghista.

“Sono passati troppi giorni dalla vicenda Durigon e continua una larghissima indignazione popolare, democratica e antifascista”, ha scritto il presidente nazionale dell’Anpi, Gianfranco Pagliarulo, in una lettera al presidente del consiglio. Solo la petizione del Fatto quotidiano ad esempio, ha già raccolto oltre 155mila firme e continua a crescere. “È ora di dare un segnale. Di porre un rimedio deciso a questo vulnus istituzionale che sta portando anche ombre e sfiducia. L’Anpi confida in una positiva e radicale assunzione di responsabilità da parte del Governo che non può che tradursi nella rimozione del sottosegretario dal suo incarico”.

Pagliaruolo era già intervenuto sul Fatto quotidiano il 9 agosto scorso, parlando di “frasi che minano la democrazia”. Ora la decisione di rivolgersi direttamente al premier per chiedere una presa di posizione che gli chiedono in tanti. La richiesta è sostenuta da una parte della stessa maggioranza, da Pd a Movimento 5 stelle. E nei giorni scorsi lo ha ribadito anche l’ex premier Giuseppe Conte: “Claudio Durigon deve lasciare il governo di Mario Draghi. E lo deve fare per un semplice principio: la nostra Costituzione è antifascista”. Una posizione condivisa anche dal segretario Pd Enrico Letta: “Chi parla di parco Mussolini semplicemente deve dimettersi”, ha dichiarato al Fatto quotidiano. E ha garantito: “Voteremo la mozione di sfiducia del M5s”. Intanto dal fronte del centrodestra chi continua nella difesa di Durigon è il suo leader Matteo Salvini che è arrivato fin a negare quando avvenuto sul palco del comizio (lui stesso era presente) e a minimizzare l’accaduto come semplice “strumentalizzazone”.

Ieri ha invece parlato Mario Perantoni, presidente M5s della commissione Giustizia della Camera: “In questo Paese il rischio di un revisionismo storico che attenui o neghi le responsabilità del fascismo e del nazismo è sempre presente“, ha dichiarato. “Per questo il sottosegretario leghista Durigon che inneggia ad un Mussolini non può rimanere al governo e deve dimettersi subito”. Ma non solo. “Per questo”, ha aggiunto, “Andrea De Pasquale non può essere capo dell’archivio centrale dello Stato dopo aver esaltato la figura di Pino Rauti, capo indiscusso e chiacchierato del neo fascismo italiano”. Il riferimento è al nome del direttore della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma in lizza per andare a dirigere l’Archivio Centrale dello Stato.