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Dosi di vaccino gettate perché scadute: la Germania studia come rafforzare il green pass, mentre i no vax arruolano anche ex militari

Il governo tedesco si trova stretto tra la necessità di convincere più persone possibili a partecipare alla campagna di immunizzazione e la pericolosa deriva estremista dei “Querdenker”, ora messi sotto osservazione dai servizi. Un'inchiesta della WDR rivela che molti Länder hanno dovuta buttare le dosi in eccesso, mentre già più di 30 milioni di dosi AstraZeneca e J&J sono state donate al programma COVAX per evitare gli sprechi

Martedì prossimo nella riunione tra il governo ed i Länder che farà il punto sull’evoluzione della pandemia si discuterà se e quali diritti riconoscere ai vaccinati rispetto a quanti rifiutano apertamente di partecipare alla campagna di immunizzazione. La Germania cerca la strada per convincere altre frange della popolazione ancora senza una dose. Un equilibrio difficile da trovare: mentre alcuni Länder sono costretti a buttare i vaccini perché scaduti, la protesta dei no-vax si fa sempre più minacciosa. Per Armin Laschet, candidato cancelliere della Cdu, si deve continuare ad aprire l’accesso a tutti i locali pubblici a quanti siano “vaccinati, guariti od abbiano comunque un test negativo”. Il capo frazione parlamentare della stessa Cdu, Ralph Brinkhaus, per contro vorrebbe un cambio di prospettiva che evidenzi che chi non si vaccina non può impedire ai vaccinati di riconquistare delle libertà maggiori: “Si parla troppo di supposto obbligo indiretto a vaccinarsi e troppo poco dei diritti dei vaccinati”. Gli fa eco anche il leader dei Verdi, Robert Habeck, che vorrebbe più diritti per i vaccinati. È già noto che il ministero della Salute vorrebbe togliere i test gratuiti da metà ottobre per obbligare i recalcitranti a vaccinarsi.

Un’inchiesta di Markus Grill per la WDR – l’emittente pubblica locale del Nord Reno-Vestfalia – rivela che i Länder si trovano a dover gettare via dosi di vaccino perché sono scadute. Dall’inizio della pandemia, la sola Baviera ha dovute scartare 53mila dosi, più della metà soltanto in luglio. La Sassonia altre 9.734. In Baden Württemberg sono state buttate via a fine luglio 4mila dosi, in Saarland 6mila e in Schleswig-Holstein 3.090. Questo solo nei centri pubblici, senza contare dosi già distribuite ai medici per le vaccinazioni nel proprio ambulatorio. In mancanza di prenotazioni, le dosi di vaccino non ancora scadute possono tuttavia essere restituite al governo federale. Amburgo pianifica di ridare 6mila dosi di AstraZeneca, la Sassonia-Anhalt 22mila e la Bassa Sassonia addirittura 120.400, secondo quanto riporta sempre Grill.

A fronte di questi dati, appare dunque del tutto razionale che la Germania abbia deciso di regalare 1,3 milioni di dosi di vaccino AstraZeneca nel quadro di COVAX, il programma internazionale che ha come obiettivo la distribuzione dei vaccini a Paesi più poveri. Il governo tedesco ha anche rinunciato alle consegne del vaccino Johnson&Johnson previste in agosto. Il 7 luglio il governo aveva già deciso di donare 30 milioni di dosi dei due vaccini a vettore virale.

Vista la crescita costante della variante Delta, Berlino non può però esimersi dal cercare di individuare delle strade per convincere più persone possibili a vaccinarsi e fermare lo sperpero di vaccini che ha acquistato, pur senza interferire nei diritti del singolo. La protesta contro i vaccini anti-Covid conta tuttavia frange sempre più radicali. Sei giorni fa i “Querdenker”, come vengono indicati in Germania i no-vax, hanno manifestato a Berlino nonostante i divieti e ci sono stati circa 600 arresti, un 49enne colpito da un malore durante un controllo è deceduto in ospedale, come ha riportato il portale Berlin Mitte.

Il movimento è stato messo sotto osservazione dai servizi del Verfassungschutz dopo che sono emerse conversazioni in chat in cui si fa riferimento al ricorso alle armi: messaggi scambiati in un gruppo che annovera anche un centinaio di ex poliziotti ed ex militari. Alcuni esponenti di questo auto nominatosi “movimento per la libertà” si sono attivati anche nella regione colpita dalle alluvioni in Germania per alimentare il malessere contro il governo, come spiega un servizio della rbb. Si fa il nome, tra gli altri, di Maximilan Eder, già comandante di un battaglione di fanteria d’appoggio ai mezzi corrazzati nel 1999 in Kosovo e tra i componenti della prima ora delle forze speciali KSK. Oggi per Eder e i suoi compagni è un crimine contro l’umanità che i bambini debbano portare una maschera FFP2.

Altro nome che spicca nell’inchiesta è quello di un altro ex militare, Frank Horn, che ha un gruppo Telegram con 7mila iscritti ed è regolarmente in contatto con Eder e altri ex commilitoni. Non fa mistero che aspirerebbe ad arrestare Angela Merkel. Tra i veterani che erano con Eder e Horn una settimana fa nella capitale tedesca per manifestare, nonostante i divieti, contro la campagna vaccinale e le altre misure per arrestare la quarta ondata di Covid, anche l’ex ispettore capo di polizia Karl Hilz: “Il governo calpesta i nostri diritti fondamentali… questo è alto tradimento”. Un connubio pericoloso tra no vax ed ex militari che si è osservato anche in Olanda, come riporta sempre la rbb nel servizio firmato da Silvio Duwe, Markus Pohl ed Olaf Sundermeyer.

Ragione per cui, oltre ad essere attenzionati dagli uomini dei servizi diretti da Thomas Haldenwang, anche il governo di Angela Merkel e i rappresentanti dei Länder martedì dovranno trovare i toni giusti per contemperare la tutela della salute pubblica e frenare l’avanzata della variante Delta, ma senza arrestare la lenta ripresa economica e fornire nuovi argomenti alle frange estremiste che vogliono dividere la società per arrivare al “giorno X”, quello in cui nelle chat fantasticano di sovvertire la democrazia con le armi.