Società

Vaccini obbligatori: nella diatriba c’entra la logica? Secondo me no

Per chi legge le diatribe sui vaccini obbligatori o no, emerge forte lo sconcerto perché entrambi gli schieramenti affermano come premessa per le loro argomentazioni: “la logica ci dice che…”. Possibile che la logica porti gli uni a un risultato e gli altri all’opposto? Sarebbe come affermare che due più due porta a risultati diversi. Non è possibile, proprio in base alla logica.

Se si prova ad andare a vedere le argomentazioni appare evidente che compaiono dei “buchi logici” in alcune affermazioni ripetute all’infinito. Ad esempio l’argomentazione che l’obbligo vaccinale sia equiparabile alla patente di guida è palesemente un modo di accostare mele a pere. La patente è, infatti, una abilità certificata che è fuori dall’individuo, non incide sul suo corpo, qualcuno può bellamente riporla nel cassetto. Diverso è il caso di un vaccino che, una volta somministrato, non si può più togliere e che in modo definitivo cambia la persona e il suo sistema immunitario. Evidentemente, chi esprime questa argomentazione non usa la logica, ma una sua strumentalizzazione, paragonando elementi troppo diversi che non sono assimilabili.

Sull’altro versante l’argomentazione che va per la maggiore è legata al fatto che anche i vaccinati possono infettarsi e trasmettere la malattia. Quindi si argomenta che, per logica, non c’è differenza. Qui si individua un particolare per nascondere le differenze complessive. Statisticamente il vaccinato si infetta di meno, ha solitamente una forma lieve che dura pochi giorni. Rispetto ai non vaccinati non va quasi mai in ospedale e non muore, per cui paragonare le due situazioni è illogico.

Voglio fare un’affermazione importante: non c’è una logica che ci possa guidare. Le opposte fazioni dovrebbero cercare di capire come funziona la mente umana. Secondo le più accreditate teorie il nostro cervello è la conseguenza della sovrapposizione di tre componenti. La parte del “ponte” viscerale, simile a quella dei rettili, in cui albergano soprattutto gli aspetti istintivi, atti a preservare la vita e definiti genericamente di sopravvivenza. Una seconda zona intermedia che si trova a livello “ipotalamo e amigdala” ed è simile a quello degli altri mammiferi; qui trovano espressione le emozioni. Infine la “corteccia” cerebrale, per estensione tipica dell’uomo, dove risiedono i ragionamenti logici.

Nel funzionamento del nostro cervello questi tre sistemi devono coordinarsi e, alternativamente, prendere il sopravvento. I ragionamenti sui vaccini (che, ricordiamo, riguardano la nostra salute e per la loro modalità di somministrazione bucano la nostra integrità corporea) non sono frutto di logica, anche quando vengono portati alla nostra attenzione da esimi pensatori, ma derivano da un livello istintivo che impatta con la parte emotiva. La logica viene tirata in ballo per ammantare di ragionevolezza quello che il nostro cervello ha già deciso. Insomma, prevale l’istinto di conservazione, condizionato dalle nostre esperienze infantili e filtrato dall’aspetto emotivo.

Personalmente mi sono vaccinato il prima possibile. Da piccolo, quando avevo circa otto anni, mi capitò di essere affetto da un dolore tremendo alla gola, con febbre e mal di testa. Fui accompagnato dal medico di famiglia che mi prescrisse un antibiotico e, nel giro di pochi giorni, stetti meglio. Credo che da allora la mia “fede” nelle medicine sia rimasta immutata. Ho raccontato questo episodio giovanile per sottolineare che, quando si tratta della nostra salute, non ci accostiamo a un terreno razionale, ma a un vissuto emotivo/istintivo per lo più inconscio, in cui si agitano fantasmi della nostra infanzia e del vissuto relativo alle storie dei nostri cari.

In questo periodo una mia paziente infermiera no vax mi ha spesso parlato della sua avversione al vaccino. La vicenda del padre, morto quando lei aveva 17 anni, che i medici non hanno salvato, influisce in modo determinante sulla sua percezione del vaccino e su come lei si sente ostile a certi medicinali, pur svolgendo un ruolo sanitario. Di fronte alla paura della malattia e al timore di una sostanza che, inoculata nel nostro corpo, potrebbe provocarci della sofferenza, ognuno di noi mette in atto i meccanismi di difesa che ha acquisito nell’infanzia. Alcuni divengono diffidenti al limite della paranoia. Tutta la categoria dei cosiddetti no vax, in grande misura, è formata da persone impaurite e stressate che reagiscono, cercando un colpevole per le loro limitazioni.

Concludendo: siamo irrimediabilmente divisi in tre fazioni. Chi istintivamente per sentirsi protetto segue le indicazioni dei medici (anche se divisi su altri aspetti i sanitari sono al 99% sono schierati per i vaccini), chi non farà mai, per partito preso, quello che dicono i medici perché di loro non ci si può istintivamente ed emotivamente fidare e, infine, il gruppo più numeroso che, impaurito e stressato, oscilla fra il terrore di ammalarsi e il timore della puntura. Cosa fare? Questo quesito esula dalla mia disamina che invece vuole portare la questione alla sua essenza di problema istintivo ed emotivo. Posso solo affermare che un leader autorevole e non autoritario in questi casi è quello che occorre.