Politica

Ddl Zan, Cirinnà in Aula legge lettera di Porpora Marcasciano: “Persone trans mai ascoltate, non si blocchi. Dare a noi non vuol dire levare ad altri”

“Vorrei portare in quest’aula la voce delle persone trans protagoniste ignorate di questo dibattito”. Così la senatrice dem, Monica Cirinnà, intervenendo al Senato per portare nell’emiciclo di Palazzo Madama la voce dei diretti protagonisti del Ddl Zan, in discussione in Aula. “Sono mesi che discutiamo di identità di genere ma sono mesi che stiamo facendo questo lavoro senza ascoltare le persone direttamente interessate che chiedono protezione allo Stato per il modo in cui vivono”, spiega la senatrice del Pd.

Quindi legge ai colleghi un messaggio, citando le parole di Porpora Marcasciano, storica attivista trans. “Mi chiamo Porpora Marcasciano – esordisce Cirinnà, chiedendo più tempo per poter concludere l’intervento – Sono presidente del Mit, movimento italiano dell’identità trans, attivista militante dagli anni 70. La mia voce è la stessa di 4000 persone trans, la stima è dell’Istituto superiore di sanità, ferma al 2019. E ora più che mai vi chiedo di non bloccare il disegno di legge Zan, esso arginerebbe soprusi e violenze che quotidianamente siamo costretti a subire”. Prima di pronunciarvi vi chiedo di comprendere, o quanto meno approfondire, il significato che ha per noi ‘identità di genere’ – continua la lettera dell’attivista – Nessuno ci ha convocato o ascoltato, i nostri vissuti non vi sono arrivati. Lo avremmo gradito, perché state legiferando sulla nostra vita. Pensate che l’Italia, secondo statistiche recenti, è il primo posto in Europa per numero di vittime per transfobia”. Quindi la senatrice dem legge l’ultimo passaggio del messaggio: “I trans italiani chiedono ai parlamentari di adeguarsi ai tempi e di guardarsi intorno, soprattutto ai cosiddetti paesi aveanzati e civili, le democrazie di cui tanto ci sciacquiamo la bocca. Dare a noi non significa togliere ad altri, significa dare a noi e a tutte e tutti una società più bella e giusta”.

Ecco perché la cosiddetta mediazione non va bene – conclude poi la senatrice – Ecco perché il testo Scalfarotto non va bene. Se la questione oggetto della norma non è nominata, la questione non esiste”. E chiosa lasciando una riflessione ai colleghi: “Chi chiede mediazioni ora non è più credibile, chi vuole giocare al gioco della torre? Chi vogliamo buttare giù? Le persone trans o in transizione, escludendo la definizione di identità di genere? Oppure vogliamo buttare dalla torre l’articolo 4 lasciando liberi i peggior odiatori fuori e dentro i social di calpestare la dignità di persone fragili? Oppure vogliamo buttare dalla torre, l’educazione, la cultura, la possibilità che nelle scuole si possa scegliere cosa si possa insegnare ai nostri ragazzi?”