Società

Lancio un’idea: perché con i soldi europei non creiamo una azienda pubblica di farmaci specifici?

La pandemia che stiamo vivendo ci ha insegnato che la risposta degli ospedali pubblici e dei medici del territorio ci ha aiutato stando in prima linea. Quando ciò non è avvenuto si sono aperti varchi enormi che hanno portato ad alte perdite di vite.

La seconda fase nella quale ci troviamo ha portato ad un netto calo dei contagi determinato probabilmente dagli eventi climatici, come nel 2020, e associato alla campagna vaccinale. Naturalmente occorre non abbassare la guardia ma attendere almeno a settembre/ottobre quando avremo raggiunto sicuramente l’immunità di gregge, oggi siamo “solo” al 25% della copertura, per sapere se la battaglia sarà alle fasi conclusive.

Già, i vaccini, che come ho detto occorre completare, come tutti i farmaci però hanno una spesa sociale enorme che, secondo me, si poteva alleggerire se “i potenti della terra” avessero obbligato i ricercatori e le aziende farmaceutiche a farne uno solo nel mondo, prodotto da tutte le aziende e senza alcun interesse privato, ma solo come interesse pubblico per salvare l’umanità tanto colpita.

Nel 2012 scrissi un post in cui spiegavo come fosse “assurdo” produrre farmaci brand e generici. Occorreva, secondo me, averne uno solo per categoria, specifico, con sicure capacità curative utili solo al bene del paziente. Ed ora lancio una idea più volte presa in considerazione ma mai attuata seriamente. Indico tutti i lati positivi e negativi, che ritengo essere, alla luce dei fatti pandemici, inesistenti.

In Italia esiste una sola fabbrica di farmaci pubblica, addirittura dal 1853, a conduzione militare nel centro Italia, a Firenze. Ma io voglio andare oltre e per fare ciò faccio un esempio, per essere più chiaro. In Italia vengono vendute più di 300 tipi diversi di lacrime artificiali. Spesso gli oculisti consigliano di sciacquare quotidianamente gli occhi con acqua fredda, relegando l’uso di lacrime a casi specifici o in mancanza dell’elemento base per il nostro organismo: l’acqua. Bene, riorganizziamo il prontuario farmaceutico italiano. Autorizziamo solo un farmaco per ogni patologia (si potrebbero coinvolgere le società specialistiche alla stesura), specifico, senza scatole disegnate ma con contenitori generici a dose, non a quantità (sempre indicate dalle società specialistiche).

Facciamolo produrre solo da una grande azienda farmaceutica pubblica che viene creata in questo momento con i soldi che ci dovrebbero arrivare dall’Europa. Questo porterebbe anche centinaia di assunzioni di “posti fissi”. O perché no, ampliamo quella esistente (con accordo tra il ministro della Difesa ed il ministro della Salute) posizionata al centro del nostro bel Paese. Potrebbe essere un primo passo dell’auspicato centralismo della salute dei nostri cittadini. Finalmente avremmo la spesa più bassa su ogni cosa che riguarda la sanità, equamente distribuita su tutto il territorio, che garantisca salute a tutti. Questo per i farmaci in essere, mentre i nuovi prodotti sarebbero studiati a livello nazionale pubblico, non privato.

Ma come potrebbe mantenersi il sistema? Il Sistema Sanitario Nazionale non dovrebbe più pagare parte del farmaco alle aziende, ma userebbe quei soldi per gli stipendi integrandoli con il ticket di compartecipazione di spesa del cittadino. Ci sarebbe una crescita statale della ricerca, tanto carente in Italia, ma solo pubblica, ad esempio obbligando i grossi gruppi industriali che hanno sede sul territorio nazionale a devolvere una piccola parte dei loro introiti alla ricerca, perché la salute viene prima di tutto. Secondo uno studio appena pubblicato di UBS Investor Watch con la pandemia il 41% degli investitori italiani desidera aumentare il proprio contributo benefico per la comunità. Stessa cosa si potrebbe fare dal 5 per 1000 tanto di attualità in questi giorni. In fondo risparmierebbero tutti, pagando meno tasse invece di eluderle, con un fine di bene comune che anche la Chiesa apprezzerebbe ed accoglierebbe.

Le aziende farmaceutiche private continuerebbero a produrre tutti quei farmaci da banco o brand colorati ed assemblati in modo ben architettato. Si arriva al termine del percorso sia con una utilitaria che con una cabrio velocissima. Importante non lasciare indietro nessuno. Ma la salute pubblica sarebbe certa per qualità e dosaggio, senza fronzoli.

La pandemia ci ha fatto capire quanto il pubblico sarebbe stato utile, se protetto, controllato e ridisegnato rispetto ad un privato a cui è stato permesso di guadagnare troppo. Sfruttiamo positivamente questa esperienza negativa. Utilizziamola per riprenderci. Insieme.