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Bersani: “Mi sarebbe piaciuto che Draghi avesse citato Conte almeno per continuità istituzionale. Recovery? Ci vogliono riforme del lavoro”

La vittoria dell’Italia con la Commissione Europea? È chiaro, la soddisfazione c’è ma non da oggi. Mi sarebbe piaciuto che il presidente del Consiglio Draghi, nel suo intervento assolutamente condivisibile alla Camera, avesse pronunciato anche la parola ‘Conte’. E non si dica per vedovanza, ma per un fatto di continuità istituzionale”. Sono le parole del deputato di LeU, Pier Luigi Bersani, intervistato da Lanfranco Palazzolo per Radio Radicale, a proposito del via libera della Commissione europea al Recovery Fund del governo italiano e dell’intervento odierno di Mario Draghi alla Camera dei Deputati in vista del Consiglio Europeo.
E aggiunge: “Ricordo che al governo Conte Due va attribuito il merito di aver ottenuto in Europa da protagonista una chiave di intervento di questo genere e di aver trovato i soldi. C’è stato poi sicuramente un miglioramento del piano, ma dico che siamo già un Paese abbastanza diviso: cerchiamo almeno la continuità istituzionale. Io ho fatto il ministro e tutte le volte ringraziavo Gianni Letta o Scajola”.

Bersani ribadisce la sua soddisfazione per il risultato raggiunto in Ue dal governo italiano ed evidenzia alcuni nodi decisivi del Recovery: “Ora il punto è la fase attuativa, cioè l’attuazione del piano e dei processi di riforme che comporta. Lì credo che avremo delle difficoltà. Ad esempio, nel Recovery c’è scritto che entro ottobre vanno riviste le concessioni portuali. Ma è dal ‘94 che dobbiamo rivederle. Non è così semplice farlo, a meno che non ci sia il piglio necessario. E non solo: con questo piano vogliamo dare più lavoro. Ma noi pensiamo di riprodurre le forme di lavoro che abbiamo? Un lavoro disgregato? – continua – Se lasciamo andare le cose in quella direzione, non andiamo verso la Germania, ma verso l’Africa. Quindi, ci vogliono riforme sul piano del lavoro. Purtroppo di questo c’è solo un accenno nel Recovery. Ma siamo davvero pronti a fare una legge sulla rappresentanza sindacale, in base alla quale i contratti collettivi di lavoro sono uguali per tutti con gli stessi diritti? In caso contrario, sono solo chiacchiere. Ci sono noci da rompere in questa vicenda riformatrice. E lì si parrà la nobilitate di questo governo dei migliori”.

Il deputato, infine, spiega gli scenari post-pandemia: “Allo stato attuale si evidenziano diverse novità. Oggi abbiamo imprese della manifattura e della tecnologia dotati di un portafoglio d’ordini che non hanno mai avuto negli anni precedenti alla pandemia. Sono, cioè, le imprese che si sono messe nella traiettoria tecnologica. In più, abbiamo un maggior peso delle politiche pubbliche, tema di cui discutiamo tantissimo. Altra novità, di cui non si dibatte mai, riguarda il mercato che uscirà cambiato, per esempio, con degli effetti che ora sono di speculazione e che domani potranno diventare di concentrazione nelle mani di leader industriali mondiali, in grado di dettare il bello e il cattivo tempo. Anche in Italia – conclude – ci rendiamo conto che nel mondo delle costruzioni, in quello delle banche, in quello della moneta elettronica stanno avvenendo dei processi di riduzione del pluralismo? Questo fino a un certo punto può andare bene, perché ci vogliono degli attori che abbiano il fisico. Tuttavia, si tratta di processi che vanno sorvegliati. Qui in Italia si parla di liberalizzazioni, intendendo ‘deregolazioni’. No, eh. Liberalizzazione vuol dire difendere il cittadino e le imprese dalle prepotenze monopolistiche e dalle rendite di posizione che sono nel mercato. Se invece mi fai i subappalti à gogo, parliamo allora di deregolazione”.