Diritti

Vaticano entra nell’Oms come osservatore permanente. Attivisti preoccupati per le posizioni anti-abortiste della Chiesa

A partire dal 1953 il rapporto tra l'Organizzazione mondiale della sanità e la Santa Sede di è consolidato, e nell’ultimo periodo si è intensificato grazie anche al magistero di Papa Francesco e all’attenzione che egli ha posto in campo sociale

Il Vaticano entra nell’Organizzazione mondiale della sanità come osservatore permanente. Ad annunciarlo è lo stesso Stato più piccolo del mondo che in un comunicato precisa che “lunedì 31 maggio 2021 l’Assemblea mondiale della sanità ha adottato, per consenso, la risoluzione intitolata Participation of the Holy See in the World Health Organization presentata dall’Italia, che formalizza la partecipazione della Santa Sede ai lavori dell’Organizzazione mondiale della sanità in qualità di Stato non-membro osservatore. Questa decisione riflette il rapporto che la Santa Sede intrattiene in modo continuo con questa Organizzazione sin dal 1953, e testimonia l’impegno della famiglia delle nazioni nell’affrontare, attraverso il dialogo e la solidarietà internazionale, le sfide globali di salute che affliggono l’umanità”. Da quell’anno, infatti, il Vaticano ha iniziato a partecipare alle sessioni dell’Assemblea mondiale della sanità come osservatore ad casum su invito del direttore generale dell’Oms. La Santa Sede veniva regolarmente invitata anche alle riunioni degli organi direttivi dell’organizzazione. Un rapporto consolidato, dunque, che si è intensificato nell’ultimo periodo grazie anche al magistero di Papa Francesco e all’attenzione che egli ha posto in campo sociale, in particolare con le sue due ultime encicliche, Laudato si’ e Fratelli tutti. In entrambi i documenti, infatti, vengono affrontate tematiche da sempre al centro dell’attività dell’Organizzazione mondiale della sanità.

Una nota della Farnesina precisa che “la risoluzione, co-sponsorizzata da 71 Paesi di tutte le aree geografiche, prevede l’allineamento dello status della Santa Sede all’Oms a quello che le è stato riconosciuto dalle Nazioni Unite nel 2004. Si tratta di un riconoscimento dell’importante ruolo svolto dalla Santa Sede in campo umanitario e sanitario, in particolare nei Paesi in via di sviluppo e da ultimo nel contrasto alla pandemia. Il ministro degli Esteri e della Cooperazione Internazionale, Luigi Di Maio, in un colloquio telefonico odierno con il segretario vaticano per i rapporti con gli Stati, monsignor Paul Richard Gallagher, ha espresso viva soddisfazione per il risultato conseguito a Ginevra dall’Italia e dalla Santa Sede, che rappresenta un indubbio successo per il multilateralismo e contribuirà a rafforzare la cooperazione in campo sanitario”.

Una decisione, però, che ha suscitato anche grande preoccupazione, in particolare negli attivisti a favore dell’aborto, viste le posizioni del Vaticano sui temi etici. “Uno dei gravi problemi del nostro tempo – ha scritto Bergoglio – è certamente il modificato rapporto con la vita. Una mentalità molto diffusa ha ormai fatto perdere la dovuta sensibilità personale e sociale verso l’accoglienza di una nuova vita. Il dramma dell’aborto è vissuto da alcuni con una consapevolezza superficiale, quasi non rendendosi conto del gravissimo male che un simile atto comporta. Molti altri, invece, pur vivendo questo momento come una sconfitta, ritengono di non avere altra strada da percorrere. Penso, in modo particolare, a tutte le donne che hanno fatto ricorso all’aborto. Conosco bene i condizionamenti che le hanno portate a questa decisione. So che è un dramma esistenziale e morale. Ho incontrato tante donne che portavano nel loro cuore la cicatrice per questa scelta sofferta e dolorosa. Ciò che è avvenuto è profondamente ingiusto; eppure, solo il comprenderlo nella sua verità può consentire di non perdere la speranza. Il perdono di Dio a chiunque è pentito non può essere negato, soprattutto quando con cuore sincero si accosta al sacramento della confessione per ottenere la riconciliazione con il Padre”.

E successivamente ha aggiunto: “Vorrei ribadire con tutte le mie forze che l’aborto è un grave peccato, perché pone fine a una vita innocente. Con altrettanta forza, tuttavia, posso e devo affermare che non esiste alcun peccato che la misericordia di Dio non possa raggiungere e distruggere quando trova un cuore pentito che chiede di riconciliarsi con il Padre. Ogni sacerdote, pertanto, si faccia guida, sostegno e conforto nell’accompagnare i penitenti in questo cammino di speciale riconciliazione”. Posizioni che inevitabilmente potranno creare delle frizioni nel dibattito all’interno dell’Oms.

Twitter: @FrancescoGrana