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Vaccini Covid, Draghi e l’idea di produrre in Italia quelli a Rna messaggero. Il Ft: “Sarebbero destinati a tutta Europa”

Il quotidiano britannico svela che il governo italiano "ha avviato colloqui con l’azienda americana Moderna, la svizzera Novartis e l'italiana ReiThera per produrre vaccini contro il Covid-19 a base di mRna nel nostro Paese"

La sterzata dell’Ue sui vaccini a Rna messaggero, come Pfizer, Moderna e il tedesco Curevac in fase 3 di sperimentazione, ha imposto più di una riflessione sull’opportunità di virare anche in Italia sulla produzione dei composti che, al momento, mostrano la maggiore efficacia e sicurezza. Il tema di una produzione di questi composti era stata già posta proprio dal Fattoquotidiano.it a fine gennaio. Con i problemi di consegna e il taglio delle dosi Astrazeneca era già ai ferri corti con Bruxelles, ma ora il contratto in scadenza il 30 giugno sembra a rischio come ha fatto sapere il commissario Therry Breton. Senza dimenticare che i rari casi di trombosi gravi segnalati hanno portato a percentuali di defezioni nei vaccinandi che rischiano di minare la campagna europea. L’obiettivo sempre riproposto è quello di raggiungere l’immunità di gregge entro metà luglio.

A una settimana di distanza dalla notizia del colloquio del premier Mario Draghi con l’ad di Moderna, il Financial Times svela che il governo italiano “ha avviato colloqui con l’azienda americana Moderna, la svizzera Novartis e l’italiana ReiThera per produrre vaccini contro il Covid-19 a base di mRna nel nostro Paese”. Come è noto sono in corso da alcune settimane colloqui tra aziende farmaceutiche, Farmindustria e ministero dello Sviluppo economico proprio per potere permettere all’Italia di produrre i vaccini di cui ha bisogno. Con un doppio obiettivo: diventare autonomi e rivitalizzare un settore che ha grande tradizione ma ha perso nel tempo competitività rispetto ai colossi stranieri,.

I vaccini made in Italy non dovrebbero restare nel confini nazionali, ma sarebbero destinati ad aumentare la disponibilità dell’Unione europea. “I recenti colloqui con Novartis e ReiThera – racconta il quotidiano – prevedono la possibilità di produrre in Italia il vaccino a mRna sviluppato dalla tedesca CureVac. A marzo Novartis ha firmato una accordo preliminare con CureVac per la produzione, il vaccino è ancora nella fase 3 della sperimentazione ma l’azienda tedesca ha dichiarato che entro maggio o giugno potrebbe essere approvato dall’Ema. Reithera sta producendo il suo vaccino, che è ancora nella fase 2 e si basa su una tecnologia a vettore virale (adenovirus)”. Novartis, ReiThera e CureVac “non hanno voluto commentare”, evidenzia il Ft che riporta come i colloqui “tra Novartis, ReiThera e il governo italiano sarebbero in una fase iniziale, e potrebbero non portare a un accordo finale“. L’azienda svizzera ha anche firmato un accordo proprio con Pfizer come del resto ha fatto la francese Sanofi che, dovendo ripetere la fase del suo vaccino, ha chiuso intese per produrre quelli degli altri. Del resto anche Bayer ha deciso di aiutare Curevac nella produzione.

I problemi per le aziende italiane sono di ordini diversi. Per produrre i vaccini a mRna servono bioreattori specifici che allo stato non ci sono, ma che naturalmente possono essere avviati. C’è poi un problema di competenze con una tecnologia che per la prima volta è stata applicata ai vaccini anche se erano anni che veniva studiata. Le aziende italiane potrebbero – a fronte di investimenti di cui il governo ha già dato ampie rassicurazioni con il ministro Giancarlo Giorgetti – cominciare la produzione, anche se la fase finale del processo ovvero inserire la molecola di Rna – che porta l’istruzione per lo sviluppo degli anticorpi – nelle nanoparticelle di lipidi potrebbe essere ancora fuori portata.

Se dovesse andare in porto quanto emerge dalla ricostruzione del Financial Times, il nostro Paese potrebbe aumentare la capacità produttiva dei vaccini con tecnologia mRna e soddisfare l’intera Europa. Al momento un’ipotesi che necessita di alleanze, “L’Ue sembra allontanarsi dai vaccini a vettore virale basati sull’adenovirus prodotti da AstraZeneca e Johnson&Johnson – ricorda l’articolo – molti Paesi hanno limitato o vietato l’uso del primo, da quando l’Ema, l’Agenzia europea del farmaco, ha riconosciuto che potrebbe provocare un effetto collaterale molto raro legato alla coagulazione del sangue; del secondo – prosegue l’analisi – è stata per ora sospesa la distribuzione”, in attesa che l’Fda e l’Ema si pronuncino sugli eventi avversi registrati su sei cittadini statunitensi che hanno avuto episodi trombotici dopo essere stati vaccinati.

Moderna “non commenta discussioni o trattative potenziali o in corso. Tuttavia, l’azienda continua a essere in contatto con diversi paesi del mondo, compresa l’Italia, per una possibile cooperazione futura”.