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La Cina prova a rimediare: “Siamo stati fraintesi sull’efficacia dei nostri vaccini”. Ma ora la somministrazione diventa volontaria

Gao Fu, a capo del Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie, si giustifica rispetto alle dichiarazioni che ieri hanno fatto il giro del mondo. "Le mie parole - ha detto - sono state estrapolate dal contesto". E sulla campagna vaccinale di massa il governo cambia marcia: somministrazioni non più obbligatorie

La Cina prova a ridimensionare la portata delle affermazioni del giorno prima, in cui Gao Fu, a capo del Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie, aveva ammesso che i vaccini sviluppati da Pechino hanno un’efficacia ridotta. Sempre lui, parlando a Guancha.com, ha spiegato che le sue dichiarazioni sono state estrapolate dal loro contesto. “Dopo aver parlato di diverse strategie di immunizzazione, ho menzionato la questione dei tassi di protezione dei vaccini e ho espresso la mia riflessione sul fatto che possiamo ottimizzare il nostro processo di somministrazione”, ha detto Gao. In suo soccorso anche i media statali cinesi, che si sono affrettati a difendere i vaccini locali contro il Covid-19.

Intanto, però, Pechino ha esortato le autorità locali a sospendere le vaccinazioni obbligatorie contro il Covid mentre il governo centrale cerca di bilanciare gli sforzi di inoculazione e il possibile contraccolpo di una popolazione scettica. Finora, infatti, la vaccinazione nel Paese non è decollata. Due i motivi: uno, l’ottimo funzionamento delle misure di contenimento, che disincentiva i cittadini all’inoculazione del siero: due, la diffidenza diffusa trasversalmente nella popolazione rispetto ai dati della sperimentazione dei farmaci, che non sono mai stati diffusi in maniera trasparente. Per capire le proporzioni, il Paese ha somministrato finora 164,5 milioni di dosi (su una popolazione di 1,4 miliardi di persone), mentre gli Stati Uniti sono a un passo da quota 200 milioni (328 milioni di abitanti).

Il cambio sulla campagna di vaccinazione di massa – “Alcune aree stanno rendendo la vaccinazione piuttosto semplificata, e persino obbligatoria per tutti. Questo approccio deve essere corretto”, ha commentato un portavoce della Commissione sanitaria nazionale in un briefing tenuto domenica. La direttiva mira a frenare le strategie di alcune autorità locali per aumentare la somministrazione dei sieri dopo che il governo ha fissato l’obiettivo di vaccinare il 40% della popolazione, pari a circa 560 milioni di persone, entro fine giugno.

La Cina aderirà alla linea guida secondo cui le persone saranno vaccinate su base volontaria, ha detto Wu Liangyou, della Commissione sanitaria nazionale mentre nelle settimane scorse l’obiettivo era quello di lanciare una campagna di vaccinazione di massa a partire dalle fasce produttive della popolazione. Per mettersi al passo con i rivali occidentali come gli Stati Uniti, la Cina ha invitato le decine di milioni di persone che lavorano in imprese di proprietà statale e i circa 90 milioni di iscritti del Partito comunista ad agire come testimonial della vasta campagna vaccinale. Il lancio del vaccino sta affrontando diverse sfide, inclusa la carenza di approvvigionamenti, dato che l’accelerazione, anche sul fronte dell’export e della cosiddetta ‘diplomazia del vaccino’, sta spingendo ai limiti la capacità dei produttori nazionali. Oltre, a questo, cresce anche l’incertezza sul tasso di protezione dei vaccini cinesi rispetto a quelli occidentali mRNA di Pfizer e Moderna.