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Decreto Sostegni, sindacati contro il condono: “Vergogna, schiaffo a chi fa il suo dovere con il fisco. Non può sentirsi cittadino di serie B”

Il segretario generale della Cgil, Landini, e il segretario confederale Uil, Proietti, in audizione nelle commissioni riunite Bilancio e Finanze del Senato hanno chiesto di eliminare dal provvedimento del governo Draghi la parte che annulla le cartelle fino a 5mila euro datate 2000-2010 per tutti i contribuenti (la stragrande maggioranza) che dichiarano meno di 30mila euro. Per il blocco dei licenziamenti vogliono poi la proroga per tutti fino a fine ottobre

Sindacati contro il governo sul condono fiscale. Il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, e il segretario confederale Uil, Domenico Proietti, durante l’audizione nelle commissioni riunite Bilancio e Finanze del Senato sul decreto Sostegni hanno chiesto di eliminare dal provvedimento del governo Draghi la parte che annulla le cartelle fino a 5mila euro datate 2000-2010 per tutti i contribuenti (sono la stragrande maggioranza) che dichiarano meno di 30mila euro. “E’ una vergogna, è uno schiaffo in faccia a milioni di lavoratori dipendenti, ai lavoratori autonomi ai pensionati e alle imprese che fanno il loro dovere con il fisco”, ha detto Proietti. “Questa prevista rottamazione non è coerente alle finalità del decreto che vuole sostenere le attività economiche profondamente segnate da questa pandemia. Chiediamo quindi al Parlamento un atto preciso, di stralciare questa norma, così si ristabilisce l’idea di riaffermare una legalità fiscale propedeutica alla fase di ricostruzione economica, sociale e civile dell’Italia”.

Più cauto Landini: “Non ci convince il condono fiscale: esiste il problema del cosiddetto magazzino ma un conto è cancellare ciò che è realmente irrecuperabile, altro è arrivare a forme che assumono carattere di condono fiscale. Lotta all’evasione fiscale ed una vera e propria riforma del fisco sono l’esigenza che poniamo, il tema che deve essere aperto: non può essere che chi paga le tasse debba sentirsi un cittadino di serie B o poco furbo. C’è la necessità di un intervento strutturato di riforma, una seria riforma”. E poi c’è il tema delle “multinazionali che fanno profitti nel nostro Paese e non pagano tasse adeguate”. Proietti dal canto si è detto anche favorevole a “mantenere nella sua attuale forma il cashback“, nel giorno in cui al Senato si vota la mozione di Fdi che chiede di abolirlo e usare le risorse per nuovi ristori. “Lo si potrà migliorare, ma attenzione a non togliere quelle risorse perché, come dimostrano tutte le stime dell’Agenzia delle entrate, ogni euro investito nella lotta all’evasione fiscale produce 4 euro”.

I sindacalisti hanno poi commentato la decisione di prorogare lo stop ai licenziamenti per tutti solo fino al 30 giugno, mentre il blocco andrà avanti fino a fine ottobre solo per le piccole attività, i pubblici esercizi, il commercio, il turismo. Per Landini “è necessario avere una data unica” e quindi “portare dal 30 giugno al 31 ottobre” lo stop per tutti. “Contemporaneamente è aperto il confronto sulla riforma degli ammortizzatori sociali. Avere questo periodo che evita di aprire strada ai licenziamenti credo sia un tema importante”, ha rimarcato Landini.

Il segretario confederale della Cisl, Ignazio Ganga, ha detto che la data del 30 giugno è “troppo vicina, alla luce dell’attuale situazione e dei tempi lunghi della campagna vaccinale”, bisogna “spostarla in avanti”. “Chiediamo pertanto di superare la distinzione e spostare in avanti la data della fine del blocco generalizzato dei licenziamenti almeno fino a quando sarà conclusa la campagna vaccinale, allineando di conseguenza il numero di settimane di cassa integrazione con causale Covid”.