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Usa attaccano il rapporto Oms sul virus: “La Cina ha aiutato a scrivere il dossier. Preoccupati sul metodo”

Il segretario di Stato americano Antony Blinken critica le conclusioni della missione dell'Organizzazione mondiale della Sanità, il cui rapporto uscirà domani. L'invio degli scienziati per rintracciare le origini del virus non ha infatti portato a risultati inequivocabili. Ghebreyesus: "Tutte le ipotesi meritano ulteriori studi"

La missione si è svolta a febbraio in Cina, tra i sospetti di mancato accesso ai dati e la riluttanza di Pechino a concedere agli scienziati i visti necessari per entrare nel Paese. Ma la missione non ha chiarito una volta per tutte i dubbi cruciali che riguardano l’origine della diffusione della pandemia mondiale di coronavirus. E ora arriva la sintesi di quell’esperienza di – tentata – indagine, ovvero il rapporto degli esperti dell’Organizzazione mondiale della Sanità, di cui l’Afp ha preso visione, e che domani sarà pubblicato. Dossier in cui viene ribadito che la fuoriuscita del virus del Covid-19 in un incidente di laboratorio è “estremamente improbabile” e che la sua trasmissione all’uomo da un animale intermediario è un’ipotesi da “probabile a molto probabile”.

Ma gli Stati Uniti restano scettici sul lavoro finale elaborato dall’Oms e sottolineano ancora una volta, per voce del segretario di Stato Antony Blinken, di essere “seriamente preoccupati sulla metodologia e sul processo“. Una delle preoccupazioni è infatti che il governo cinese “apparentemente ha aiutato a scriverlo”. Toni duri ma non certo nuovi, visto che erano stati già espressi a febbraio, in concomitanza con la missione. Anche in quel caso Blinken criticò la mancanza di trasparenza di Pechino, elemento fondamentale di cui “la comunità internazionale ha bisogno in modo che possiamo evitare che succedano future pandemie di questo tipo”. Una diffidenza che non è nuova nell’amministrazione americana, visto che anche Trump, durante i mesi della pandemia, aveva più volte attaccato Pechino e l’Oms, accusato di essere filo-cinese. Un fronte di scontro, quello sanitario, che si aggiunge a quello economico dei dazi e delle sanzioni per la violazione dei diritti della minoranza uigura nello Xinjang, inaugurato dall’amministrazione precedente e che prosegue sulla stessa linea nonostante il cambio con Joe Biden alla Casa Bianca.

Il rapporto dell’Oms – “Tutte le ipotesi sull’origine del virus sono sul tavolo e meritano ulteriori e approfonditi studi”, ha detto il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus a Ginevra durante una conferenza stampa congiunta con il ministro tedesco per la Cooperazione economica e lo Sviluppo, Gerd Mueller. Il direttore dell’Oms ha aggiunto che i risultati della ricerca, che ritiene “molto improbabile” la fuga del coronavirus dal laboratorio di Wuhan, saranno pubblicati domani. Il rapporto dell’Oms sulle origini del Covid, redatto al termine di una visita in Cina avvenuta in un contesto fortemente ‘controllato’, avvalora, insomma, l’ipotesi di trasmissione del virus all’uomo tramite un animale infettato a sua volta da un pipistrello rispetto alla tesi di una fuoriuscita da un laboratorio cinese, pur senza escluderla del tutto.

Conclusioni che coincidono con le ipotesi più accreditate fin dall’inizio della pandemia, a quindici mesi dalla comparsa dei primi casi di nuovo coronavirus diagnosticati alla fine di dicembre 2019 a Wuhan. Se non risolve il mistero delle origini del Sars-Cov-2 (il virus che causa il Covid-19), il rapporto sottolinea la necessità di realizzare altri studi, in Cina e altrove, per individuare l’animale che ha trasferito il virus all’uomo, ancora ignoto. Un’informazione ritenuta particolarmente importante per combattere questa ed eventuali nuove epidemie. Tuttavia, la trasmissione diretta del virus attraverso l’animale serbatoio è considerata “da possibile a probabile” dagli esperti e non si esclude del tutto l’ipotesi di una trasmissione del virus attraverso la carne congelata, tesi prediletta da Pechino, che resta altrettanto “possibile”. Riguardo alla terza ipotesi, quella di una fuoriuscita da un laboratorio cinese, gli esperti dicono di non aver considerato affatto una fuga volontaria e di ritenere un incidente “estremamente improbabile”. Raccomanda infine di proseguire gli studi sulla base di queste tre ipotesi.

Per quanto riguarda la diffusione del virus, il rapporto afferma che gli studi sulla catena di approvvigionamento del mercato di Huanan (e di altri mercati a Wuhan) non hanno fatto rilevare “prove della presenza di animali infetti, ma l’analisi della catena di approvvigionamento ha fornito informazioni utili per studi di monitoraggio mirati, soprattutto nelle regioni limitrofe”. Gli esperti invitano inoltre a “non trascurare i prodotti di origine animale provenienti dalle regioni al di fuori del sud-est asiatico”.