Politica

Draghi e la ‘confessione’ di Gentiloni: ciò di cui l’Italia non aveva bisogno

Sul piano politico si registra che il governo Draghi si è posto in buona parte su una linea di continuità con l’azione del governo Conte 2, facendo sorgere negli analisti la ricerca del motivo di questo avvicendamento. La spiegazione arriva da un’intervista rilasciata da Paolo Gentiloni, commissario europeo, il quale spiega con grande semplicità la causa che ha portato Draghi alla Presidenza del Consiglio dei ministri.

Secondo Gentiloni è da tener presente che Draghi è molto stimato in Europa e negli Stati Uniti per il suo atteggiamento poco incline a tutelare gli interessi italiani e molto propenso a tutelare gli interessi degli Stati forti dell’Unione europea, nel quadro di un fermo atlantismo. Dunque c’è poco da sperare per la tutela dei nostri interessi, mentre appare sicuro che le poche forze economiche rimaste all’Italia saranno utilizzate non per rafforzare Enti pubblici italiani che assicurino occupazione e ricchezza a lungo termine, ma per tener buone le grandi potenze finanziarie nel quadro del più smaccato neoliberismo.

In poche parole, come ha espressamente detto Gentiloni, quel poco che potrà sperare l’Italia di ricevere dall’Europa consiste in un prolungamento della sospensione del patto di stabilità, mentre all’interno della nostra economia si comincia ad assistere a una capitolazione degli interessi del popolo italiano di fronte allo strapotere delle imprese straniere, che si sono impadronite delle nostre industrie strategiche e dei nostri servizi pubblici essenziali, senza che i nostri governi facessero valere le norme costituzionali previste dal titolo terzo, parte prima, della Costituzione e, in particolare, per quanto ci riguarda, dall’articolo 43 Cost., secondo il quale: “le industrie strategiche, i servizi pubblici essenziali, le fonti di energia e le situazioni di monopolio devono essere nella mano pubblica o di comunità di lavoratori o di utenti”.

Per Autostrade, anziché dell’immediata revoca della concessione ai Benetton, si prevede per loro un indennizzo, non più di 8, ma di 9 miliardi di euro. Per quanto riguarda l’Ilva è previsto un intervento della società pubblica Invitalia per l’importo di circa un miliardo, mentre è di 70 milioni l’investimento previsto per i prossimi anni di Arcelor Mittal, di modo che, si arriva all’assurdo incredibile che l’Italia mantiene il 60% delle azioni Ilva e ArcelorMittal, assumendo la veste di affittuario, godrà per intero dei suoi profitti.

Senza pensare agli effetti dannosi degli inquinamenti che hanno assunto carattere letale per gli abitanti di Taranto, al punto che il Tar della Puglia ha rigettato la richiesta di ArcelorMittal per la riapertura dell’Altoforno 2, mentre il Tribunale di Taranto ha chiesto una condanna per i Riva (precedenti proprietari) per disastro ambientale.

Infine è da ricordare il problema della fibra ottica. A questo riguardo i profitti saranno altissimi, e si prevede che le spese per la costruzione della rete saranno a carico della Cassa Depositi e Prestiti, mentre la maggioranza delle azioni andrà a Tim, che è in mano straniera, con la francese Vivendi in posizione prioritaria, mentre l’Italia è presente solo con un misero 10%.

Anche in questo caso il costo sarà sostenuto dagli italiani e i profitti andranno agli stranieri. Ed è da sottolineare che, mentre il neoliberista Monti aveva il compito di abbassare i tassi d’interesse spregiudicatamente inflittici dal mercato generale, Mario Draghi, autore della famosa lettera della Troika, in virtù della quale Monti e il suo governo provocarono agli italiani soltanto suicidi, lacrime e sangue, ha come suo compito quello di realizzare un forte sviluppo dell’economia italiana, in modo da poter pagare un enorme e, a mio avviso, insostenibile debito pubblico.

Ma la sua azione non appare certo diretta allo sviluppo, il quale potrebbe esserci soltanto con forti investimenti pubblici in imprese di Stato e non in S.p.A., che sono oggetto di speculazione da parte dei potentati stranieri.

Questa idea però è assolutamente assente nel disegno di Draghi, e il suo fine appare quello di assicurare soltanto non l’indipendenza economica italiana, ma la perdita totale del suo territorio e delle sue fonti di ricchezza nazionale, restando in una situazione di totale subordinazione ai potentati economici stranieri.

E oltre il danno c’è anche la beffa. La stragrande maggioranza dei parlamentari plaude alle iniziative di Draghi, il quale si dimostra poco attento alle necessità della nostra Patria e assume le vesti di un servitore degli Stati forti d’Europa e d’America. Proprio quello di cui non avevamo bisogno.