Politica

La lista dei ministri non entusiasma ma cosa vi aspettavate da un governo d’emergenza?

di Riccardo Mastrorillo

Finalmente abbiamo un governo.

Dalle dimissioni di Giuseppe Conte al giuramento del governo Draghi sono passati ben 20 giorni, pochi se confrontati con la media delle crisi nella storia d’Italia, tanti in considerazione della gravità del momento. Otto giorni sono stati dedicati ad esperire il tentativo di costituire un Conte ter, poi mercoledì 3 febbraio, Mattarella ha conferito l’incarico a Mario Draghi, il quale, ha voluto svolgere due serie di consultazioni prima di sciogliere la riserva, impiegando una decina di giorni per formare il suo governo. Certo si doveva fare presto come, giustamente, aveva indicato Mattarella all’inizio della crisi, e visto il largo consenso che quasi subito è stato annunciato per il governo Draghi, forse si poteva fare prima, ma meglio bene che presto, sperando che sia un bene.

Sarebbe facile disquisire sui nomi dei politici, sugli incarichi, sul numero deludente di ministre, ma tutto questo sarebbe poco utile e soprattutto prema tuto, tutti i ministri saranno valutati per il loro operato. Troviamo esilaranti le valutazioni da stadio di alcuni commentatori, o peggio le stupidaggini che girano sui social, in un misto di deprecabili apprezzamenti sugli aspetti fisici, o sulla stupidità dei prescelti. È un governo di emergenza: un “gabinetto di guerra”, e non stona trovare al suo interno esponenti dell’estrema sinistra con esponenti dell’estrema destra, l’unico partito assente è Fratelli d’Italia, e forse è meglio avere comunque un opposizione, perché l’unanimismo non è mai foriero di bene.

Quei ministri politici sono il meglio che si poteva mettere in campo: sono anni che i partiti non riescono a promuovere figure di minimo livello, cosa potevamo aspettarci? Comunque, chi si attendeva miracoli è stato subito smentito: già nelle prime ore Salvini sta dando dimostrazione di come intende partecipare al governo: vibrate proteste demagogiche, come se fosse all’opposizione, sulle questioni impopolari e utilizzo dei ministeri per rivendicare le cose positive, sulle questioni popolari: niente di nuovo.

L’impalcatura del governo ci sembra comunque ben fatta. Eravamo preoccupati del paventato accorpamento tra Ministro dello Sviluppo economico e Ministro dell’Ambiente in un unico dicastero della Transizione Ecologica. La suggestione, molto europea, è indubbiamente forte, ma in Italia sarebbe stato molto pericoloso.

Quando, nel 1986 venne finalmente istituito in Italia un Ministero dell’Ambiente, autonomo e dotato di “portafoglio”, il compito di questo dicastero era quello di stabilire un limite al continuo consumo e distruzione dell’ambiente, quel limite è stato sempre costituito da un, più o meno, forte potere di interdizione nei confronti degli altri ministeri. Il limite di questo approccio è evidente, qualsiasi tentativo di innovazione e di riforma da parte dei Ministri dell’Ambiente, si è scontrato contro la “controinterdizione” dei ministeri economici. Ma questo non dipende solo dalla politica, ma è insito in una cultura arretrata e gretta del nostro paese, dove si predilige l’irresponsabilità pur di conseguire un guadagno economico nell’immediato.

L’idea di un Ministero della Transizione Ecologica potrebbe servire a cambiare questo approccio minimalista, per progettare un percorso a lungo termine che non riduca la questione ambientale ad una trattativa tra il guadagno e l’impoverimento della natura, ma rilanci un’economia vincente, basata sull’ecologia, sull’innovazione e sul riequilibrio naturale.

Non siamo sicuri che il nostro paese, i funzionari dei ministeri e la politica siano pronti per questa visione, si poteva rischiare di annientare il potere d’interdizione del vecchio Ministero dell’Ambiente, senza modificare la visione politica di prospettiva. Un ministero dell’ambiente con alcune competenze strategiche, quali l’energia, trasferite dal Mise e soprattutto con la scelta di insediare un ambientalista al Ministero delle Infrastrutture, dimostra come Draghi abbia una visione dell’ecologia forse più avanzata del Movimento 5 stelle.

Certo dobbiamo essere consapevoli che i tempi per l’operatività del nuovo Ministero della Transizione non saranno brevi. Sarà necessario trasferire interi dipartimenti da un ministero all’altro e, forse, ridisegnare l’impalcatura interna dello stesso ministero. L’accorpamento, come proposto da Grillo, oltre ad essere pericoloso, avrebbe avuto bisogno di tempi molto più lunghi. Vedremo quindi all’opera il ministro della Transizione Ecologica, uno scienziato, non politico, che assumerà un incarico molto delicato soprattutto in funzione delle direttive Europee del “Next Generation Eu” che indicano nella transizione ecologica uno dei temi centrali dei programmi degli Stati.

Insomma Draghi qualche sorpresa ce l’ha riservata, e se i nomi dei ministri magari non ci entusiasmano a pieno, sapere che, almeno in teoria, Mario Draghi è più avanti di molti politici anche sull’ecologia ci rassicura non poco.

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