Politica

Caro Beppe, se era tutto un lungo spettacolo comico potevi dirlo prima

Caro Beppe, mi hai fatto tanto ridere al tempo dei tuoi programmi comici in Rai; mi hai fatto tanto indignare al tempo dei tuoi spettacoli anti Telecom (e non solo) in teatro; mi hai fatto tanto pensare al futuro quando dimostravi che uno sviluppo sostenibile è possibile; mi hai fatto sperare in un paese diverso quando hai inaugurato i VaffaDay e hai dato vita al Movimento 5 Stelle.

Ti ho sentito parlare di politica per la prima volta in prima persona dentro un umido capannone di Fiumicino, tu collegato via Skype, quando mezza Italia non sapeva neanche cosa fosse. Ascoltavi con pazienza quel primo meet up di volenterosi molto naif che parlavano di scuole inesistenti e di fogne da riparare e dicevi cose condivisibili, sagge, strategiche. Parlavi di politici come nostri dipendenti da rimandare a casa a calci in culo se non ottenevano quello che i cittadini volevano, dicevi che era nostro diritto difenderci da quei poteri incarnati dai banchieri, dai liberisti, dalle insidie delle ideologie del secolo scorso.

L’ingresso in Parlamento doveva essere un tripudio di apriscatole e di rivelazione delle infinite magagne del potere, finché il cittadino, tutti i cittadini italiani non avessero capito che a governare dovevano essere loro se davvero volevano che qualcuno si occupasse dei loro problemi reali. Bastava qualche legislatura e il 51% non ce lo poteva togliere nessuno. Per il Mondo Nuovo era solo questione di tempo.

Proprio il tempo, invece, ha cominciato a erodere la certezza di arrivare a quel risultato e il 33 percento dei consensi è una enorme responsabilità, soprattutto se si è diventati il partito di maggioranza relativa. Che, non vuoi provare a governare? Quanti governi ha portato avanti la Dc con quella percentuale? Ma, appunto, era la Dc, il partito dei compromessi, a volte storici, a volte infimi, spesso inconfessabili.

E così il Movimento delle 5 stelle ha cominciato a diventare una rana bollita. Prima nel brodo della Lega, poi in quello del Pd. Entrambi nemici di sempre, inconciliabili ma stavolta no. La scusa, sempre la stessa: ‘Però governiamo e imponiamo la nostra agenda, i nostri inviolabili punti del programma approvato da tutti gli iscritti via Rousseau!’.

La cottura però è continuata e, come la rana bollita, il Movimento si è prima data un ‘Capo’ (uno vale uno? Che ci avete creduto?), poi ha calato nelle liste elettorali una serie di personaggi quasi tutti evaporati via dal Movimento in un batter d’occhio, con tante grazie per i 16mila euro al mese pagati dai cittadini, infine ha ingoiato rospi che in realtà erano Godzilla.

Elezioni europee a puttane (voti dimezzati), elezioni amministrative anche peggio (praticamente scomparsi dai territori), ma il ‘Capo’ diceva che tutto andava bene, che tutto procedeva come previsto, che le nostre battaglie le stavamo vincendo. In realtà, caro Beppe, io ancora aspetto che alla Atlantia responsabile del Ponte Morandi siano tolte le Autostrade per l’Italia, una cosa strombazzata mille volte e mai realizzata; aspetto ancora che l’acqua sia dichiarata pubblica per Costituzione; aspetto che si rispetti uno Statuto che definisce irrevocabilmente i due mandati non solo elettivi ma in qualsiasi istituzione, senza deroghe da ‘mandato zero’ per chi è più amico degli amici.

Ancora aspetto anche che il famoso ‘governo dei cittadini’ non sia composto da figurine calate dall’alto, scaturite dai salotti del ‘nuovo’ potere o da telefonate importanti, ma dai gruppi territoriali, dagli iscritti al Movimento in quanto portatori di ideali scritti nero su bianco, cioè da quei cittadini che conoscono davvero quanto costa un litro di latte, che devono andare al pronto soccorso aspettando sette ore per una visita urgente, che sanno cosa manca ai propri figli nelle aule della scuola pubblica.

Ancora aspetto di vedere qualche sussulto di coerenza, dopo avere detto no a Renzi, no alla Lega, no al Pd e scoprire dai fatti che voleva dire allegramente sì a tutti loro. Una bella compagnia di giro.

Adesso siamo arrivati perfino a Mario Draghi. Il Beppe Grillo che ho conosciuto io avrebbe già fatto una enorme pernacchia ad un banchiere, il rappresentante del potere finanziario che ha disintegrato la classe media, uno dei banchettanti alla mensa delle vergognose privatizzazioni italiane del Britannia, stigmatizzate anche da te, una volta.

Invece la povera rana è quasi del tutto bollita se siamo qui oggi a chiederci come tante vispeterese se sia o no il caso di essere ‘responsabili’ e dare il nostro 33% al rappresentante di tutto ciò che il Movimento 5 Stelle non è mai stato. Conte lo raccomanda, lui che al Movimento non si è neanche mai iscritto.

Caro Beppe, mi dispiace, ma se questo ‘sì’ al taumaturgo Mario Draghi dovesse arrivare, personalmente non mi feliciterò per il brillante risultato. Il Movimento sarà defunto non solo per me, ma per tutti i cittadini che speravano addirittura di prendere nelle proprie mani la responsabilità delle proprie vite e che hanno creduto in te. Se era tutto un unico, lungo spettacolo comico potevi dircelo prima.